Suono e urbanistica, il convegno del Politecnico - Relatori internazionali e interdisciplinari all’Urban Center discutono del suono negli spazi pubblici
Si è svolto questo pomeriggio, presso l’ex macello Urban Center di Via Scalabrini, il convegno internazionale del Politecnico di Milano “Progettazione urbana e spazi sonori”, curato da Ricciarda Belgiojoso dell’Osservatorio Public Art del Politecnico di Milano e Valeria Merlini dello studio “Urban Resonance” di Berlino. Davanti a una platea di studenti i cinque relatori hanno illustrato le maggiori teorie, strumenti e strategie in ambito scientifico per sviluppare una progettazione degli spazi pubblici urbani cosciente del fattore sonoro. Sullo sfondo: la necessità di migliorare la qualità della vita nelle città.
Il convegno, tutto in inglese, si proponeva di suggerire nuove prospettive di sintesi e presentare, attraverso un approccio multidisciplinare, uno studio sul suono come esperienza sensoriale.
Fra gli interventi, spiccavano le esposizioni della Professoressa Belgiojoso e del Professore della “National Academy of the Arts”, di Bergen in Norvegia, Brandon LaBelle, nonché artista di soundart. La relazione della Professoressa Belgiojoso si è concentrata sulla manipolazione dei suoni e dei rumori: unica discriminante fra di essi è la diversa ricezione a livello cerebrale degli impulsi che provocano. Un’analisi sulla “psico-acustica”, come l’ha definita la Professoressa del Politecnico, che attraverso l’adulterazione di “rumori” registrati nel caos delle nostre città diventano “suoni”, modificando così la nostra percezione. L’intervento del Professore LaBelle, particolarmente suggestivo considerata la sua formazione artistica, è stato invece un excursus sui vari modelli di “ascolto”: dal “global listening” al “interior listening”, fino al “deep listening” e al “sociological listening”. Tutte differenti tipologie per interpretare il suono inteso come evento sensoriale.
Un’originale disamina sul rapporto fra acustica e urbanistica che riflette sulle percezioni auditive più che su soluzioni concrete al problema dell’inquinamento acustico; un conciliabolo di studiosi molto competenti, rivolto prevalentemente agli addetti ai lavori del Politecnico ma in cui sono emerse teorie e interpretazioni di indubbio fascino che talvolta sfioravano la filosofia, la sociologia e alcune nuove forme d’arte contemporanea.
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