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28 April 2013
La fuga dal Ruanda fino a Crema, poi la tragica fine di David
28 April 2013
La vittima
La storia di David Nyarwaya, il giovane di 25 anni annegato tragicamente nelle acque del Trebbia, insieme a quella della sua famiglia, fu oggetto di attenzione della stampa poco meno di vent’anni fa, quando la vittima era un bambino.

Il padre, Jean Nyarwaya, funzionario del ministero degli Esteri del Ruanda quando un colpo di stato rovescio’ il governo per cui lavorava, fu costretto a fuggire con la moglie Veronique e i quattro figli, oltre a David di 8 anni, Basile di 13 anni, Maxime di 11 e Francois di 19.

Così nel parlava il Corriere della Sera nel 1996: "Una lunga odissea attraverso il Ruanda, verso la salvezza nella terra dello Zaire. Una fuga da incubo, fra pericoli e massacri che hanno cosi’ profondamente scioccato Basile (fratello della vittima) da farlo cadere in un coma profondo che sembrava irreversibile. Nel settembre ’ 94, fu una volontaria di origine cremasca, impegnata nell’ospedale di Bukawu a prendere a cuore la sua sorte. Ottenne il permesso di trasportare il malato all’ ospedale di Crema assieme alla madre all’ inizio del ’ 95. Dopo mesi passati in diversi istituti uniersitari specializzati, senza sostanziali miglioramenti, Basile venne accolto presso la casa famiglia Nazareth di Ripalta Cremasca. Poi, l’ ipotesi, abbracciata dalla Caritas, di un trauma psicogeno, del beneficio che sarebbe potuto derivare da una "cura d’ amore", attraverso il ricongiungimento dell’ intera famiglia spezzata dalla guerra. Con l’ arrivo dai campi profughi dello Zaire di papa’ Jean e dei fratelli, quattro mesi fa, la famiglia si e’ trasferita a Trescore Cremasco, in un appartamento messo a disposizione dalla Comunita’ Papa Giovanni XXIII. Nel piccolo paese cremasco, Basile sta tornando alla vita. Per lui e la sua famiglia la guerra e’ ormai lontana".
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