15 novembre 2014
Tra il bel canto e la canzone napoletana, applausi per Leo Nucci FT e VD
15 novembre 2014
Nucci sul palco
Leo Nucci
Leo Nucci
Nucci, primo piano
Nucci, primo piano
Considerato il successo dello scorso anno anche la Stagione Concertistica 2014-2015 della Fondazione Teatri di Piacenza non poteva che essere nuovamente inaugurata dal recital dell’amato baritono Leo Nucci che ieri, venerdì 14 novembre alle ore 21, è salito sul palco del Municipale per regalare momenti di pura magia.



Accompagnato dall’Italian Opera Chamber, (Paolo Marcarini, pianoforte – arrangiamenti; Pierantonio Cazzulani, violino; Cesare Carretta, violino; Christian Serazzi, viola; Massimo Repellini, violoncello; Marta Pettoni, arpa), l’artista di fama mondiale, Leo Nucci, ha celebrato la tradizione italiana riproponendo le arie e i brani più significativi del nostro patrimonio musicale.

Non è un caso, infatti, che il concerto sia intitolato Cantata italiana. Un concerto che di fatto può considerarsi una prosecuzione di quanto iniziato lo scorso anno con la Parola scenica e che sarà aperto con il Barbiere di Siviglia, per poi passare alle canzoni napoletane, poi Verdi, Bellini, Puccini con Gianni Schicchi, Giordano e infine ancora Verdi. Un excursus sulla nostra grande musica che Nucci ha scelto di interpretare poiché, come ha lui stesso spiegato, “mi sento orgogliosamente italiano, lavoro in bottega ed interpreto la nostra musica”. Ed è stato lo stesso baritono ad illustrare il programma di venerdì sera che vedrà in apertura l’aria dal Barbiere di Siviglia “Largo al factotum” che Nucci ha portato in scena per la prima volta il 10 ottobre del 1967.

“Ero a Spoleto con Ruggero Raimondi (Basilio), Rosetta Pizzo (Rosina) e in camerino avevo un signore che si chiamava Gino Bechi il quale, sino all’ultimo momento, litigava con il regista Carlo Piccinato (regista del Barbiere scaligero con Maria Callas) perchè sosteneva che dovessi fare gli acuti mentre il regista diceva di non farli. Dieci anni dopo - ha proseguito il baritono - nel 1977 fu sempre Il Barbiere di Siviglia l’opera con cui debuttai alla Scala. Nel 1979 con Barbiere debuttai a Vienna. Quindi tanti ricordi perchè questo capolavoro rossiniano fu la mia opera per tanti anni e di fatto è un titolo che non ho mai abbandonato”.

La Canzone napoletana invece per Nucci rappresenta “l’immagine italiana nel mondo. Quando attacchi una canzone napoletana come bis in un qualsiasi teatro del mondo, cantano tutti. Vorrei avere scritto io O sole mio, canzone cantata, oltre che dai più grandi cantanti d’opera, anche dalle più celebri star della musica leggera quali ad esempio Elvis Presley e Frank Sinatra. La canzone napoletana è grande musica e per questa occasione ho scelto tre pezzi che hanno molto a che fare con la parola scenica: il testo di Voce ’e notte lo scrisse il giornalista Edoardo Nicolardi pensando ad un fatto realmente accadutogli; Maria mari’ e Dicitincello vuje credo che non abbiano bisogno di spiegazioni”. Come omaggio al belcanto invece l’artista bolognese ha pensato all’aria dei Puritani “Ah per sempre io ti perdei” poiché “con Bellini, non solo nasce il belcanto ma germoglia quel recitar cantando che verrà in seguito sviluppato da Donizetti e su cui Verdi si focalizzerà tanto da definirlo parola scenica. Quindi, come ho detto in precedenza, c’è un collegamento molto stretto tra quelli che sono i contenuti di questo concerto e quelli dedicati a Giuseppe Verdi lo scorso anno”.

Per quanto invece riguarda il filo conduttore che lega così saldamente Gianni Schicchi a Leo Nucci il baritono ha ricordato il suo debutto nel ruolo di Spinelloccio nel 1968, mentre era contemporaneamente doppio di Gianni Schicchi e la regia era di Carlo Piccinato con Gioachino Forzano seduto in sala. Nucci ha confidato che a casa custodisce gelosamente copia dell’originale manoscritto che gli fece fotocopiare lo stesso Forzano, su cui ovviamente sono riportate tutte le sue precise indicazioni. Ed alcuni dettagli interpretativi che gli sono giunti direttamente dal librettista.

A chiudere il Recital di venerdì è stato invece la morte di Rodrigo dal Don Carlo e questa scelta è motivata dal fatto che Verdi per Nucci rappresenta molto. “Di lui ho sempre adorato la statura artistica ma ho anche ammirato moltissimo la serietà morale - ha sottolineato il baritono che ha proseguito - Mi sento dire che con Verdi condivido gli stessi valori della vita... e con questo ho detto tutto. Per quel che concerne la morte di Rodrigo rispondo con un aneddoto che credo faccia capire quanto io ami questa grande pagina verdiana; quando fui congedato da militare e ci fu una cena, il generale Mancini mi chiese di cantare qualcosa ed io attaccai «Per me giunto è il dì supremo».
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