Carini (Pd): "Sanita’ emiliana d’eccellenza, ma serve riforma welfare"

Non posso che esprimere apprezzamento per il lavoro compiuto dall'assessorato alla Sanità dell’Emilia Romagna in questi primi mesi di legislatura. Dietro lo sforzo della Regione vi è infatti una logica politica importante, ovvero il perseguimento della coesione sociale.

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Intervento del consigliere regionale Pd Marco Carini

Non posso che esprimere apprezzamento per il lavoro compiuto dall’assessorato alla Sanità dell’Emilia Romagna in questi primi mesi di legislatura. Dietro lo sforzo compiuto dalla Regione vi è infatti una logica politica importante, ovvero il perseguimento della coesione sociale. Tale sforzo, tuttavia, mette anche in evidenza le difficoltà con le quali si dovrà affrontare questo tema nei prossimi anni. Per questo i tempi sono maturi per ridisegnare in modo integrato il sistema del welfare senza perdere terreno rispetto ai risultati conquistati nel tempo: restare una Regione all’avanguardia nell’offerta sanitaria con una particolare attenzione alla tutela dei più fragili.

Non dobbiamo dimenticare inoltre che la sanità regionale ha chiuso il 2010 in equilibrio, così come successo negli ultimi tre anni e questo risultato è stato raggiunto mantenendo un’eccellenza sanitaria riconosciuta anche dal Governo centrale, cercando ottimizzazioni che non penalizzassero la qualità dell’offerta. A fronte della diminuzione delle risorse che dovremo affrontare nel prossimo futuro, sarà fondamentale potenziare esperienze già in essere, come quelle dei nuclei di cura primaria, e la valorizzazione dei medici di medicina generale.  Su temi spinosi quali liste d’attesa e mobilità passiva occorrerà introdurre meccanismi di controllo e di premialità dell’appropriatezza, da condividere anche con le altre Regioni.
In questo senso è esemplare il caso di Piacenza: sono infatti molti i cittadini che sono soliti rivolgersi, per gli aspetti di diagnostica strumentale, alle strutture sanitarie lombarde territorialmente contigue. Tale situazione non si giustifica solo in base alla qualità dei servizi specialistici offerti oltre il fiume Po, ma anche e soprattutto in quanto non è mai stato firmato con la Lombardia l’accordo interregionale che viceversa il Veneto e le Marche hanno sottoscritto con la regione Emilia Romagna per il controllo a budget delle immobilità attive. E’ quindi giunto il momento di affrontare il tema della condivisione dei percorsi di appropriatezza e far sì che in base ad essa si decida che atteggiamento tenere verso quest’offerta. In questo senso sarà opportuno anche agire sulle politiche di accreditamento  con l’obiettivo di arricchire l’offerta in special modo nelle aree di confine,  e predisporre il rimborso delle prestazioni effettuate da parte della Regione di provenienza del paziente.
Altro tema chiave riguarda l’innovazione non solo tecnologica, ma anche metodologica nell’implementazione dell’offerta sanitaria. E’ fondamentale proseguire la politica degli hub, ossia della valorizzazione delle eccellenze specialistiche territoriali, puntando sull’ulteriore potenziamento di quanto storicamente conseguito e realizzato. Una volta stabiliti gli standard alla base dell’universalismo regionale, sarà importante inaugurare una stagione di investimenti mirati per puntare sui servizi di qualità di ciascun territorio.
Di fronte allo scenario delle nuove povertà, dell’immigrazione, della crisi economica, non ci si può più permettere di concentrarsi sul solo fenomeno dei servizi evidenti, trascurando il numero sempre crescente di persone che accedono a forme vicarie e non sempre ufficiali di assistenza. Si tratta di un problema che non può essere risolto esclusivamente nell’ambito della non autosufficienza, ma occorre ridisegnare il sistema del welfare, includendo la riforma degli ammortizzatori sociali, la definizione della tipologia e quantità degli interventi di sussidiarietà e l’apertura di nuovi orizzonti. Una riforma che non sarà agevolata dall’attuale Governo e probabilmente nemmeno dal sistema economico allargato costituito dall’Europa, ma che questa Regione avrà la forza di perseguire anche sulla scorta di una tradizione di governo che ha saputo sempre coniugare la coesione sociale all’innovazione e sperimentazione di strade nuove.
 
 
 

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