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Economix: (Dis)economia dello spreco/2

Un amico, tempo fa, mi chiedeva come fanno i tedeschi, o meglio le industrie tedesche, a corrispondere stipendi e salari superiori di ben due o tre volte, a quelli corrisposti dalle imprese italiane.

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(DIS)ECONOMIA DELLO SPRECO
 
SECONDA PARTE (Leggi la prima parte)
 
Un amico, tempo fa, mi chiedeva come fanno i tedeschi, o meglio le industrie tedesche, a corrispondere stipendi e salari superiori di ben due o tre volte, a quelli corrisposti dalle imprese italiane. Ovviamente con prodotti/servizi proposti alle medesime condizioni di mercato. Lo stesso amico mi chiedeva anche, come fa la federazione degli Stati tedeschi ad erogare servizi sociali interamente gratuiti ad ogni singolo cittadino residente sul territorio tedesco, immigrati inclusi.
 
La risposta non è difficile. Riprende esattamente il concetto esposto nella prima parte dell’inchiesta: in Italia, ogni qualvolta movimentiamo un euro, pubblico o privato che sia, un altro euro, se non di più, prende una strada diretta verso il fantomatico Paese di “sprecopoli”.
Pertanto il reale costo di ogni prodotto o servizio che utilizziamo nel nostro Paese, è ben superiore al reale, di almeno il doppio. Ovviamente anche il PIL risente di tale fenomeno.
 
Il problema è che tale fenomeno, cioè quello dello spreco, si manifesta secondo principi matematici complessi, e quindi sconvolgenti.
Nel senso che esiste una proporzionalità più che diretta tra lo spreco e le conseguenze devastanti che esso determina.
Ogni qualvolta destiniamo risorse verso “sprecopoli”, il danno che subiamo, è doppio, se non triplo. Mi spiego meglio.
 
Ogni anno lo Stato italiano butta via dai 5 ai 10 miliardi di euro perché spreca energia (casi di ospedali di recente costruzione senza doppi vetri, senza isolamento ai caloriferi, senza termostati ambiente, senza cioè i più semplici accorgimenti di risparmio energetico).
In Germania da diversi anni sono operative le Esco (Energy Service Company). , mentre in Italia siamo solo all’inizio. Cosa sono le Esco? In parole povere: aziende che comprano lo spreco. Il ragionamento è semplice; il cittadino spende ogni anno 100 euro di riscaldamento; se la sua casa fosse isolata ne spenderebbe soltanto 40. La Esco prende in gestione l’impianto di riscaldamento del cittadino, realizza le migliorie necessarie e si ripaga l’investimento con il risparmio energetico ottenuto. Il meccanismo dura circa dieci anni, dopo i quali il cittadino beneficia del 60% del risparmio senza avere investito un soldo (www.escoitalia.it).
 
Quei miliardi di euro dissipati in sprechi ambientali, significa che non possono essere utilizzati, ad esempio, per incentivi alla produzione, allo sviluppo delle imprese, o nella realizzazione di opere infrastrutturali importanti per il Paese. Di conseguenza le imprese, se non possono beneficiare di misure particolari per il proprio sviluppo, devono prendere tali risorse dal proprio interno, in parte non retribuendo “adeguatamente” i propri lavoratori, o dal mercato, aumentando il prezzo dei prodotti/servizi venduti.

Di conseguenza, il lavoratore/consumatore, percepirà un reddito sempre meno adeguato ad un costo della vita, sempre più in aumento. E’ un gioco matematico di sottrazioni ed addizioni, dove però la sottrazione si applica costantemente al potere d’acquisto del lavoratore medio (cioè la maggiorparte della popolazione italiana), mentre l’addizione viene applicata solo ed esclusivamente a coloro che gestiscono “sprecopoli”: un subPaese, che vive e prospera accanto al Paese, senza dover rendere conto a niente e nessuno in merito ai risultati conseguiti nella gestione delle risorse.
E’ una delle più grandi assurdità e contraddizioni, del meraviglioso sistema, che è stato messo in piedi ormai da troppo tempo.
 
Continua a leggere il seguito nell’articolo la prossima settimana
 
 
 

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