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La nota pastorale del vescovo al consiglio diocesano

Si è riunito al centro pastorale della Bellotta di Pontenure, il Consiglio pastorale diocesano con un ordine del giorno di particolare importanza

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Riunione del Consiglio pastorale diocesano: la nota pastorale del vescovo Gianni (in allegato integrale a fondo pagina)

Si è riunito questa mattina, 19 febbraio, al centro pastorale della Bellotta di Pontenure, il Consiglio pastorale diocesano con un ordine del giorno di particolare importanza: la presentazione della Nota pastorale del vescovo mons. Gianni Ambrosio "Coraggio sono io, non abbiate paura", che continua la Lettera pastorale dello scorso anno,  e dei sussidi per il secondo anno della Missione popolare diocesana su tre ambiti: relazioni, fragilità e cittadinanza. Si tratta di documenti di grande importanza in quanto il primo, la Nota pastorale del Vescovo, fa da premessa teorica e metodologica ai tre sussidi, di impostazione più operativa.
E’ stato pure presentato e distribuito il libro delle benedizioni, “Benedictus Benedicat – Preghiere per benedire e invocare benedizione”, versione graficamente popolare del libro del "Pater" che il 9 gennaio scorso, in cattedrale, al termine della cerimonia di apertura del secondo anno della missione, è stato consegnato in forma ufficiale alle Unità pastorali.
Da rilevare, infine, che la riunione di questa mattina ha visto  anche la partecipazione degli animatori della Missione diocesana popolare.

LA CRONACA DELL’ASSEMBLEA

Introdotto dal vicario episcopale per la pastorale mons. Giuseppe Busani, in apertura il vescovo mons. Gianni Ambrosio ha sintetizzato la propria Nota pastorale,  “Coraggio sono io. Non abbiate paura”, documento che si collega alla lettera pastorale dello scorso anno e che introduce il secondo anno della Missione popolare diocesana.

LA NOTA PASTORALE DEL VESCOVO. Occorre procedere – ha commentato il Vescovo – con lo sguardo rivolto a Cristo, ma nello stesso tempo anche all’uomo nella luce dello Spirito. “Abbiamo accolto l’invito del Signore Gesù e confidato in Lui: così abbiamo preso il largo. I primi passi, in verità, – scrive mons. Ambrosio facendo riferimento all’inizio della Missione popolare -  – sono stati piuttosto incerti, quasi timorosi. Tuttavia, nonostante le difficoltà, sono diventati più sicuri. Possiamo riconoscere che abbiamo fatto insieme un bel tratto di strada. (…) Molta strada resta ancora da percorrere, ma il più ampio e profondo respiro missionario delle nostre comunità consente di allargare gli spazi per sperimentare insieme la gioia della fede, per sostenerci nella speranza, per vivere la carità.
“La coscienza missionaria aiuta la nostra Chiesa ad essere più fraterna: possiamo sostenerci reciprocamente, accettarci nella diversità, coltivare la comunione nella preghiera condivisa e nell’amicizia”.
La parte centrale della Nota è dedicata ad un’ampia citazione del Vangelo, testo ovviamente che fa da riferimento per l’intero documento,  per soffermarsi poi sui tre ambiti oggetto di specifici documenti: vivere le relazioni, la fragilità e la cittadinanza.
Quindi la conclusione: “Mi preme richiamare, a conclusione di queste riflessioni, due gesti che accompagnano il cammino della nostra Chiesa in questo secondo anno di Missione Popolare Diocesana: il primo, che abbiamo vissuto nella festa del Battesimo di Gesù con la consegna del Pater ai delegati delle Unità Pastorali; il secondo, che sarà compiuto dai parroci e dagli animatori della Missione, con la consegna del Libro delle benedizioni a tutte le famiglie e ai diversi componenti della comunità cristiana.
“La preghiera del Pater, con le invocazioni “Padre nostro”, “Venga il Tuo Regno”e “Liberaci dal male”, ci permette di comprendere e di vivere i desideri e i bisogni che emergono dalla vita, con particolare riferimento agli ambiti delle relazioni, della fragilità e della cittadinanza. L’atto d’invocazione ci ricorda che solo il dono di Dio può colmare la distanza tra il nostro desiderio e la nostra realtà. L’invocazione, accompagnata dall’ascolto dell’umano e illuminata dal Vangelo, ci spronerà a intraprendere uno stile di condivisione della vita con i fratelli nella fede e con tutti gli uomini di buona volontà, in un percorso che ci aiuterà a individuare anche nuove forme di servizio.
“Se l’esercizio di cristianesimo del primo anno ci ha introdotti ad uno stile di familiarità orante con il Vangelo, il cammino del secondo anno ci farà sperimentare la prossimità benedicente del Padre alle esperienze quotidiane di ogni persona. Il Libro delle benedizioni – mi auguro che possa giungere in tutte le famiglie – favorirà la pratica di una lettura riconoscente della vita e ci condurrà a condividere con i fratelli l’inno di ringraziamento al Padre per quello che continuamente ci dona.
“In sintonia con la preghiera del “Padre nostro” che ci è stata consegnata, desidero richiamare ancora un passo del Vangelo secondo Matteo che può aiutarci a vivere la Missione Popolare. Ecco il testo:
«Gesù entrò nel tempio e scacciò tutti quelli che nel tempio vendevano e compravano; rovesciò i tavoli dei cambiamonete e le sedie dei venditori di colombe e disse loro: “Sta scritto: La mia casa sarà chiamata casa di preghiera. Voi invece ne fate un covo di ladri”. Gli si avvicinarono nel tempio ciechi e storpi, ed egli li guarì. Ma i capi dei sacerdoti e gli scribi, vedendo le meraviglie che aveva fatto e i fanciulli che acclamavano nel tempio: “Osanna al figlio di Davide!”, si sdegnarono, e gli dissero: “Non senti quello che dicono costoro?”. Gesù rispose loro: “Sì! Non avete mai letto: Dalla bocca di bambini e di lattanti hai tratto per te una lode?”. Li lasciò, uscì fuori dalla città, verso Betania, e là trascorse la notte» (Mt 21,12-17).
“Il brano fa riferimento a due luoghi: all’inizio il luogo solenne del tempio e, alla fine, l’umile casa di Betania. L’azione di Gesù nel tempio e la visita alla casa di Betania sono uniti da un medesimo intento: creare in ogni luogo, tempio e casa, l’esperienza della fraternità ospitale. La nostra Chiesa in missione è chiamata a trasformare ogni condizione in un luogo di fraternità.
“Il tempio ha bisogno innanzi tutto di essere liberato dai commerci e da tutto ciò che intralcia la buona relazione con il Padre. Così diventa la casa del Padre, la casa della preghiera. E dunque diventa anche la casa dei figli, una casa aperta in particolare per coloro che sono nel bisogno e che vivono nella sofferenza: “gli si avvicinarono nel tempio ciechi e zoppi”. Il tempio è la casa di Dio che ospita l’umanità segnata dalla sofferenza, dal limite, dal male e bisognosa di luce, di speranza, di guarigione, di salvezza. È il segno dell’accoglienza che il Padre fa ad ognuno dei figli che arrivano a Lui, stanchi e affaticati dal pellegrinaggio della vita. È il segno dell’accoglienza della Chiesa, comunità dei figli di Dio che cantano nella speranza gioiosa la vittoria di Gesù Cristo sul peccato e sulla morte e sanno ascoltare e condividere il pianto dei sofferenti e di tutto coloro che hanno bisogno di ritrovare la luce della speranza.
“Accanto al tempio, purificato ed ospitale per essere casa di preghiera, vi è la necessità di un’altra casa. Ma bisogna uscire fuori dalla città: Gesù “uscì fuori dalla città, verso Betania, e là trascorse la notte”. Possiamo dire che Betania è la casa dell’amicizia, delle relazioni immediate che scaldano il cuore e favoriscono il riposo dalle fatiche del cammino. Questa casa ci permette di vivere l’accoglienza reciproca e di abitare le fragilità, ed impedisce di venire travolti dalle paure sperimentate nella traversata della vita, quando le onde scuotono la barca.
“Non dimentichiamo che il messaggio cristiano dei primi secoli si diffuse grazie a case simili a quella di Betania, attraverso l’incontro di persone in ambiti comunitari fortemente motivati dall’amicizia, dall’aiuto fraterno, dalla condivisione della Parola e della preghiera. Si tratta delle cosiddette domus ecclesiae, casa dell’assemblea o chiesa domestica. Gli Atti degli apostoli e le Lettere di san Paolo offrono una preziosa testimonianza di questi spazi familiari ed ecclesiali in cui si condividevano sia l’esperienza della fede in Cristo sia le esperienze della vita nella relazione fraterna, nel dialogo, nella riflessione, nella preghiera. La domus ecclesiae dei primi cristiani teneva unite tre mense, quella del pane della Parola, quella del pane dell’Eucaristia, quella del pane dell’amicizia e della carità. Ma i tre pani non sono che un pane solo: Cristo che si dona a noi per essere “la via, la verità e la vita” (Gv 14, 6). Proprio in queste chiese domestiche si inaugurò un modo nuovo di essere uomini e di essere società umana, sentendosi cioè tutti fratelli liberi perché figli dello stesso Padre e membri a pieno diritto della stessa famiglia di Dio chiamata Chiesa. Venne inaugurato, in tal modo, un nuovo stile di vita familiare, sociale e morale, una vita nuova basata nella “fede nel Dio dal volto umano”, che, una volta accolto ed accettato, portò “la gioia nel mondo” (Benedetto XVI, Discorso al Convegno di Verona, in Una speranza per l’Italia)
“Ma al di là dell’esperienza della domus ecclesiae del passato, in parte connessa alla difficoltà di espressione pubblica della fede cristiana, la situazione odierna – con l’anonimato di massa, e con la frammentazione della vita, con l’esasperato individualismo – invoca il ritorno di piccoli spazi comunitari nelle case, nelle famiglie, nei quartieri, nei condomini ove la gente vive: proprio lì è possibile condividere la Parola del Signore e le esperienze della vita. Queste piccole comunità, come chiese domestiche, possono essere come il lievito che fa fermentare tutta la pasta (cf 1 Cor 5,6) e imprimere una svolta missionaria alla pastorale della nostra Chiesa di Piacenza-Bobbio (…)”.

I TRE SUSSIDI. Abbiamo già ricordato che nel secondo anno della Missione popolare diocesana sono stati individuati tre ambiti per verificare e sperimentare la vita cristiana sulle indicazioni date dal Vescovo. Questi tre documenti sono stati illustrati nell’ordine da don Paolo Camminati (relazioni e affettività), da don Gigi Bavagnoli (fragilità) e da Enrico Corti (la cittadinanza).
Su questi tre testi l’assemblea, divisa in gruppi di lavoro, ha formulato indicazioni pratiche: occorre partire dalle relazioni domestiche, la prima fase dell’analisi deve prendere l’avvio dai Consigli pastorali parrocchiali e di unità pastorale, prestare attenzione all’ambiente in cui si trova l’altro,  partire dalla benedizione delle famiglie, impegno continua per riscoprire la realtà delle cose, organizzare un grande evento solo se è la conclusione di un percorso, riprendere la dottrina  sociale della Chiesa con rinnovata attenzione al mondo del lavoro, promuovere il confronto tra i cristiani impegnati in politica… Queste alcune indicazioni emerse dai lavori di gruppo la cui sintesi è stata coordinata da Pierpaolo Triani, segretario del Consiglio pastorale.

LE CONCLUSIONI DEL VESCOVO. In chiusura mons. Ambrosio ha ricordato che gli strumenti, presentati all’assemblea, anche se non sono esaustivi dei molti problemi di oggi, sono utili per costruire l’impegno della comunità piacentina; accanto agli strumenti è però necessario avere  una visione che dev’essere profetica e attenta alla quotidianità e alla storia entro cui ci muoviamo. Infine le persone: a questo proposito il Vescovo ha avuto parole di ringraziamento per tutti gli operatori partendo dagli addetti dell’Ufficio per la pastorale.
Mons. Ambrosio in precedenza aveva espresso la sua gratitudine, di fronte all’assemblea, anche a mons. Lino Ferrari e a mons. Giuseppe Illica per i nuovi incarichi a cui sono chiamati.
Il Vescovo ha pure sottolineato il ruolo dei laici, ma sul tema ha preannunciato di tornare domenica 20 febbraio, giornata in cui l’Azione cattolica diocesana tiene la propria assemblea elettiva ( mons. Ambrosio presiederà la Messa in cattedrale alle 12,15).

ALTRE INFORMAZIONI.

Durante l’assemblea sono state date alcune importanti informazioni. Don Francesco Cattadori, direttore dell’Ufficio diocesano per la famiglia, ha annunciato che il 10 aprile prossimo si terrà alla Bellotta la festa della famiglia con l’intervento del vescovo ausiliare di Milano mons. Brambilla.
Mons. Carlo Tarli ha richiamato l’appuntamento del Congresso eucaristico nazionale in programma ad Ancona dal 3 all’11 settembre prossimo. Prevista anche la partecipazione della diocesi di Piacenza-Bobbio; le parrocchie sono invitate a ritirare presso l’ufficio per la pastorale della Curia lo stendardo (è gratuito). Tutte le informazioni sul sito www.congressoeucaristico.it.
 

La nota pastorale del vescovo Ambrosio (versione integrale in Word)

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