Le Rubriche di PiacenzaSera - Cinema

"Sorelle mai", anteprima nazionale a Bobbio per il film di Bellocchio

Il 16 marzo anteprima nazionale

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BOBBIO (PC) – 16 MARZO 2011 – Cinema-Teatro "Le Grazie"

" SORELLE MAI " – di Marco Bellocchio – ANTEPRIMA NAZIONALE
http://www.cinemalegrazie.it/ – Il Film è stato girato a Bobbio.
– Mercoledì 16 MARZO: h. 21,15 – Attualmente è l’unico cinema della Val Trebbia fra Piacenza e Genova.

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Il cinema-teatro «Le Grazie» è situato nel centro storico di Bobbio e l’edificio che lo ospita fa parte del complesso abbaziale di San Colombano. Attualmente è l’unico cinema della Val Trebbia fra Piacenza e Genova.

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(sabato – domenica e festivi doppia programmazione: ore 17,30 – ore 21,15 – giorni feriali: ore 21,15)

PREZZO: Intero € 6,00 – ridotto € 4,00 (ragazzi fino a 14 anni)

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PROGRAMMAZIONE:

– MERCOLEDI’ 16 – in ANTEPRIMA NAZIONALE !!!
SORELLE MAI – di Marco Bellocchio – ore 21,15

– GIOVEDI’ 17 – 150° Unità d’Italia
Recita scolastica per i 150 anni dell’Unità italiana

– VENERDI’ 18
SORELLE MAI – di Marco Bellocchio – ore 21,15

– SABATO 19 e DOMENICA 20
SORELLE MAI – di Marco Bellocchio – ore 17,30 -21,15

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TRAMA – SORELLE MAI:

Un film di Marco Bellocchio. Con Pier Giorgio Bellocchio, Elena Bellocchio, Donatella Finocchiaro, Letizia Bellocchio, Maria Luisa Bellocchio, Gianni Schicchi, Alba Rohrwacher, Valentina Bardi, Silvia Ferretti, Irene Baratta, Alberto Bellocchio, Anna Bianchi
Drammatico, durata 110 min. – Italia 2010. – Teodora Film uscita mercoledì 16 marzo 2011.

Giorgio legge Čhecov, si rifugia dalle zie a Bobbio e si prende amorevolmente cura di sua nipote Elena. Sara recita Shakespeare, rifugge la provincia emiliana e lascia che siano le sue vecchie zie a crescere la sua bambina. Giorgio e Sara si rinfacciano i loro destini sfumati e lontani da Bobbio, ma è davanti al Trebbia che finiscono sempre per tornare, tuffarsi e volersi ancora bene, cavandosi a turno dagli impacci. Attrice senza successo lei, attore con un futuro incerto lui, Sara e Giorgio aspettano l’occasione della vita, eternamente attesi dalle zie e “amministrati” da Gianni Schicchi, doppio pucciniano e amico di famiglia che li ama e li consiglia. Sulle sponde del Trebbia scorre intanto la loro giovinezza e fiorisce quella di Elena, ormai adolescente e desiderosa di sperimentarsi.
Ogni film di Marco Bellocchio è una tappa, qualcosa di nuovo rispetto a quello precedente. Così il suo film successivo non lo trovi mai dove te lo aspetteresti. Dopo la parabola di un regista che si interroga sull’identità di chi fa cinema e quella di una donna sacrificata dal potere che riflette sui “cattivi” padri della nazione, il regista piacentino torna a bagnarsi coi suoi protagonisti “familiari” nelle acque fresche del Trebbia. Sorelle mai è un “film per caso” composto da sei episodi girati in sei anni, compresi tra il 1999 e il 2008, e puntuale proseguimento di Sorelle, medio metraggio realizzato quattro anni prima in collaborazione con gli studenti del laboratorio “Fare Cinema”. Interpolando le immagini digitali con la pellicola in bianco e nero del suo debutto, Bellocchio torna ad abitare la casa dei Pugni in tasca affollandola di parenti, amici, comparse e attori. Il “richiamo di questo paese è immutabile”, dichiara Piergiorgio Bellocchio nel film, confessando alla sorella della Finocchiaro l’impossibile “addio al passato” che ha contagiato le nuove generazioni, incapaci di chiudere con l’ossessione familistica, la provincia e la ribellione. Eppure questa volta Bellocchio lascia che sorelle, figli e nipoti, sue ideali proiezioni, trovino una riconciliazione con un ingombrante passato. Cercare di realizzare una forma di disubbidienza non implica più l’assassinio della madre.
Come già inteso e messo in scena nell’Ora di religione, al delitto si sostituisce la separazione, la fuga. Incessante come quella di Giorgio e Sara, sempre in arrivo, sempre in partenza contro la stanzialità confortante delle zie. Un’altra vacanza in Val Trebbia per i Bellocchio, un altro battesimo nelle sue acque gelide anche d’estate, da non intendere come sfogo narcisistico ma piuttosto diario intimo, che rivela un’idea di cinema con cui riprendere un contatto più intimo e profondo.
C’è il racconto familiare e c’è ancora e sempre il melodramma verdiano, che muove le deflagrazioni interiori dei personaggi, di cui Bellocchio rivela fin l’ultima piega emotiva. Ovunque, e soprattutto nel cuore, c’è Bobbio, la provincia da fuggire e insieme il luogo da abitare. Nell’epilogo, che si lascia trascinare in acqua dall’iperbole della fantasia, c’è Gianni Schicchi, complice affettuoso cucito nel frac di Modugno. Coi pugni in tasca e un cilindro per cappello interpreta l’ “addio al mondo e ai ricordi del passato”.

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Sorelle Mai nasce dall’esperienza di Marco Bellocchio alla direzione dei corsi di Fare Cinema a Bobbio, città in provincia di Piacenza dove il regista è nato e dove nel 1965 girò la sua folgorante opera d’esordio, I pugni in tasca.
Articolato in sei episodi, il film narra le vicende della famiglia Mai, concentrandosi sul rapporto tra Sara, giovane attrice in cerca di successo, sua figlia Elena, bambina prima e poi adolescente, il fratello Giorgio e le due zie. Sullo sfondo la casa di famiglia di Bobbio, uno spazio evocativo in cui finiscono per intrecciarsi i destini di tutti.
Accolto con entusiasmo all’ultima Mostra di Venezia, l’ultimo film di Marco Bellocchio è unico nel suo genere: girato nell’arco di dieci anni in completa libertà creativa, fortemente autobiografico, Sorelle Mai è il ritratto appassionante e ironico di una famiglia, delle sue gioie semplici e dei suoi drammi nascosti, supportato da un cast di rara sensibilità.

SINOSSI
Sara Mai (Donatella Finocchiaro) è un’attrice e vive a Milano, cercando di affermarsi, mentre sua figlia, la piccola Elena (Elena Bellocchio), passa gran parte del tempo nella casa di famiglia a Bobbio, dove è accudita dalle due anziane zie (le sorelle Letizia e Maria Luisa Bellocchio). A Bobbio torna spesso anche il fratello di Sara, Giorgio (Pier Giorgio Bellocchio), sempre più inquieto e incerto sul proprio futuro.
Giorgio e le due zie sono ormai la famiglia di Elena, finché un giorno, dopo aver ottenuto una parte importante, Sara decide di portare la figlia con sé a Milano, e trasferrirsi in una casa più grande. A questo scopo, torna a Bobbio per formalizzare la vendita della sua parte della casa, trovando in Giorgio un alleato prezioso, malgrado i rapporti difficili intercorsi in passato tra i due. Gli anni passano, Elena cresce e si ritrova di nuovo a vivere con le zie, che ospitano anche una giovane professoressa di liceo (Alba Rohrwacher) che, travolta dalla sua angoscia d’amore, durante gli scrutini finali, per “assenza” rischia di far bocciare un suo studente. Anche Giorgio fa ritorno a Bobbio, in fuga dai debiti e inseguito da due personaggi loschi: stavolta sarà la sorella ad aiutarlo.
La famiglia al completo si riunisce infine sulla riva del Trebbia per assistere a una rappresentazione ideata dall’amico Gianni (Gianni Schicchi Gabrieli), che, vestito in frac, si immerge nelle acque dell’antico fiume del paese dove tutti i personaggi sono nati e dove hanno trascorso la loro prima giovinezza…

FARE CINEMA
Sorelle Mai è stato realizzato insieme agli studenti di sei edizioni del Laboratorio Fare Cinema, progetto di formazione cinematografica che ogni estate si tiene a Bobbio per quindici giorni sotto la direzione di Marco Bellocchio. Fin dalla sua nascita, nel 1997, il laboratorio è stato anche affiancato da una rassegna di film aperta al pubblico che, a partire dal 2005, ha preso il nome di Bobbio Film Festival, durante il quale viene assegnato “Il Gobbo d’Oro”, con riferimento al medievale Ponte Gobbo, simbolo della città.

DICHIARAZIONI DI MARCO BELLOCCHIO

Ho accettato l’idea di tenere il laboratorio di regia Fare Cinema, a Bobbio, mettendo dentro all’esperienza qualcosa di personale che mi consentisse un atteggiamento non teorico ma di partecipazione e personale divertimento. Si vede infatti nel film una bambina, mia figlia, crescere dai quattro ai quattordici anni. E l’altro figlio, di vent’anni più grande, in continui travestimenti, come se fosse inseguito da vari fantasmi… Nella mia storia giovanile c’è stata la ribellione e anche il coraggio del distacco, che non ha lasciato in me rimpianti o sensi di colpa, se non l’inevitabile confronto tra il mio destino e quello delle mie sorelle che invece sono rimaste in paese.

Mai (“Sorelle Mai”) è un cognome di fantasia, ma anche allude a quella trappola che per le due sorelle è stata la famiglia. Senza aver avuto la possibilità di una vita autonoma (nel senso che sono sempre state scoraggiate ad averla), sono rimaste sempre in casa come certe signorine dell’Ottocento, in un mondo gozzaniano o pascoliano, o cecoviano. Io che sono più giovane non ho responsabilità oggettive di questa loro “prigionia”, ma sento ugualmente una certa tristezza per la loro vita di confortevoli rinunce. E tanto affetto. Sorelle Mai è dedicato a loro.

Il film racconta la crescita di una ragazza e le trasformazioni dell’ambiente intorno a lei. Avendo girato nel corso di dieci anni e senza alcuna idea di raccogliere gli episodi in un film, abbiamo lavorato in maniera libera, spontanea. Gli episodi nascevano uno dall’altro, da un anno all’altro. È il tempo il vero protagonista del film, ciò che ne regge l’intero senso, al di là di ogni valutazione estetica che gli si può dare. Che si conclude definitivamente nel tempo presente.

Ho inserito dei piccoli frammenti de I pugni in tasca non per una citazione intellettualistica, ma perché essendo gli stessi luoghi, gli stessi ambienti, mi piaceva inabissare improvvisamente e rapidamente la storia di Sorelle Mai in un’altra storia lontanissima nel tempo. Vissuta e rappresentata cinquant’anni prima. La casa del mio primo film da allora non è molto cambiata. Ma, almeno per me, non è più popolata di fantasmi.

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