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"Sorelle mai", l’omaggio di Bellocchio a Bobbio

Presentazione piacentina alla Multisala Iris per l’ultimo lungometraggio del regista "Sorelle Mai", attualmente in programmazione nelle sale cinematografiche italiane. un omaggio al paese della val Trebbia .

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“Voi fuggite da una favola, a volte dolce a volte amare”. E questa favola si chiama Bobbio; è infatti un omaggio al paese della val Trebbia l’ultimo lavoro di Marco Bellocchio “Sorelle Mai”, attualmente in programmazione nelle sale cinematografiche italiane. Lo stesso regista era presente ieri sera alla Multisala Iris per la presentazione piacentina del lungometraggio.

“Sorelle mai” è un film unico, costruito in dieci anni di lavoro nel laboratorio “Fare Cinema” di Bobbio. “Io non credo nei miracoli, ma questo quasi lo e’ -  ha sottolineato Marco Bellocchio – E’ un film fatto di volta in volta improvvisando ma con alcuni punti fermi; non solo la splendida location di Bobbio e del Trebbia, ma anche di sentimenti, soprattutto familiari”. Una famiglia, quella di Bellocchio, che è presente fisicamente anche nel film. Sono tanti infatti i Bellocchio presenti nel cast: Pier Giorgio, Elena, Maria Luisa e Letizia. “Un ringraziamento particolare, oltre a quello ai ragazzi che hanno lavorato dal ’99 a oggi, lo voglio fare alle mie sorelle Maria Luisa e a Letizia – ha continuato il regista – Sono riuscite a dare un’umanità straordinaria a tutto il film".

Presente in sala anche il sindaco di Piacenza Roberto Reggi: “Sono in soggezione davanti a un maestro come Bellocchio. Lui riesce a dare prestigio alla nostra città, ha un ruolo di propaganda positiva per tutto il nostro territorio. Il suo laboratorio “Fare Cinema”, insieme al progetto di Muti con l’orchestra Cherubini, danno un aiuto fondamentale nella formazione dei giovani. Perciò Piacenza si candida per aiutare ancora di più questi progetti, soprattutto in un periodo come questo nel quale le attività artistiche stanno perdendo sempre più fondi".

Allo spegnersi delle luci è poi iniziata la magia. Bobbio e il fiume non sono solo una location, ma entrano come protagonisti in tutta la narrazione. Il film è costituito da sei episodi di una stessa storia, girati in sei anni diversi compresi tra il 1999 e il 2008 (e perciò con i corsisti di quei sei anni) e raccontano di una bambina, Elena, nella sua crescita in casa delle zie a Bobbio, e di sua madre Sara, sorella di Giorgio, e dei loro difficili rapporti.

E al centro il continuo dilemma se partire o restare, se tentare la fortuna a Roma o a Milano, oppure rimanere a godersi le meraviglie naturali della Val Trebbia. Un contrasto che si personifica nelle due coppie familiari; da un lato le zie, mai sposate e che hanno trascorso la loro intera vita a Bobbio, e dall’atro Giorgio ed Sara, che fin da giovani hanno abbandonato il paese per tentare la fortuna nella grande città. E al centro rimane la piccola Elena, divisa tra le volontà della madre che la vorrebbe con sé a Milano, e quelle delle zie desiderose di farle fare almeno la Cresima a Bobbio.

Tutti gli episodi che compongono il film sono legati da un filo ben visibile, da un’unità fatta soprattutto di sentimenti familiari. Un film ricco di poesia, di immagini e di sguardi, che ha il suo apice nel finale felliniano lungo le sponde del Fiume per eccellenza, il Trebbia.

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