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Bavagli bianchi e striscioni per il referendum su nucleare e acqua pubblica

Striscioni, bavagli bianchi e ombrelli gialli "radioattivi" hanno animato il sit-in di protesta e pressione davanti alla Prefettura di Piacenza a favore dei Referendum, cui ha preso parte una cinquantina di persone.

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Striscioni, bavagli bianchi e ombrelli gialli "radioattivi" hanno animato il sit-in di protesta e pressione davanti alla Prefettura di Piacenza a favore dei Referendum, cui ha preso parte una cinquantina di persone.

Ecco le motivazioni della protesta:

Nella conferenza stampa congiunta tenuta il 26 Aprile, a seguito dell’incontro bilaterale con la Francia, Berlusconi ha finalmente rivelato al pubblico la verità sulla moratoria del nucleare e sullo scippo del referendum: gli italiani non sono sufficientemente maturi per decidere sul nucleare, il governo non ha minimamente cambiato idea sull’energia atomica, e la moratoria di un anno è un banale espediente per evitare il referendum del 12 e 13 giugno prossimi; l’energia nucleare è sicurissima e rappresenta il futuro per tutto il mondo, e tra uno o due anni, passata l’emotività conseguente al disastro di Fukushima, il governo ripercorrerà la strada momentaneamente interrotta, onorando i contratti di fornitura in corso di realizzazione con la Francia.

E’ del tutto evidente la truffa che il governo ha combinato ai danni della sovranità popolare e in particolare di quel milione e mezzo di cittadini che ha sottoscritto la richiesta di ricorso al referendum antinucleare: per questo il Coordinamento Referendario Piacentino indice per

venerdì 29 aprile alle ore 18

davanti alla Prefettura di Piacenza, via S. Giovanni 17,

un sit-in aperto per richiedere con urgenza al rappresentante del governo che si attivi affinchè:

la maggioranza che sta per discutere il decreto “Omnibus” alla Camera ritiri l’emendamento anti referendario e restituisca agli elettori il diritto di esprimere tutta la propria contrarietà alla scelta nucleare per almeno i cinque anni di tutela che la legge concede agli esiti del referendum, o, in alternativa, modifichi il primo e l’ultimo comma dell’emendamento per garantire la sostanziale, immediata e definitiva uscita dell’Italia dalla scelta nucleare;

la Corte di Cassazione riconosca che la formale abrogazione delle norme sulle centrali nucleari non è che un espediente, anzi un imbroglio, per far sì che la politica nuclearista possa continuare, contro la volontà dei promotori del referendum stesso, e per impedire che la partecipazione al voto di cittadini emotivi faccia raggiungere il quorum; di conseguenza riconosca la liceità del referendum stesso e lo confermi alla data stabilita;

la Commissione di Vigilanza sulla RAI approvi istantaneamente il regolamento referendario sulle trasmissioni radio televisive, il cui testo è tuttora bloccato da più di un mese dall’ostruzionismo della maggioranza, impedendo una corretta informazione dei cittadini sulle verità dei rischi, dell’insicurezza, dell’inutilità e della antieconomicità della scelta nucleare;

e infine la maggioranza non tenti per il referendum sull’acqua pubblica ciò che ha già tentato sul nucleare, cioè di mettere in atto un espediente legislativo che vanifichi o demotivi il ricorso al voto popolare.

Oggi che il nucleare dimostra tutta la propria inaffidabilità, non conviene economicamente e non risolve il fabbisogno energetico del pianeta, il referendum è una occasione storica per imporre al nostro paese una nuova politica energetica basata sulla sicurezza, sul risparmio, sull’efficienza e sulle fonti energetiche rinnovabili, che mai come negli ultimi anni hanno dimostrato di essere la vera alternativa energetica dei paesi occidentali e di essere al contempo il più potente motore di sviluppo economico.

Sappia il governo che noi non ci lasceremo scippare il nostro diritto ad esprimere democraticamente la nostra volontà: i diritti non vanno barattati, bisogna rispettarli.

Il Coordinamento Referendario Piacentino

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