Cisl: "No al ticket occulto sui farmaci generici"

"I cittadini, in farmacia, sono attualmente tenuti al pagamento di una contributo di tasca loro per i farmaci generici mutuabili, in precedenza del tutto gratuiti"

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Comunicato stampa Cisl

La Cisl sta intervenendo con fermezza sia nei confronti del ministro della Sanità, Ferruccio Fazio, sia nei confronti del Governatore della Regione Emilia Romagna, Vasco Errani, in merito al fenomeno iniquo per cui i cittadini, in farmacia, sono attualmente tenuti al pagamento di una contributo di tasca loro per i farmaci generici mutuabili, in precedenza del tutto gratuiti.
Dal 15 aprile 2011, senza nessun avviso e senza nessuna campagna informativa, anche i cittadini costretti ad assumere farmaci salvavita o che consumano medicine perché affetti da malattie croniche, sono obbligati a pagare un ticket occulto pur richiedendo farmaci generici e pur presentando una regolare ricetta medica. In realtà non si tratta di un ticket ma di una quota economica variabile (in base al principio attivo, al dosaggio, alla confezione) che copre la differenza fra il prezzo del farmaco generico stabilito dalle aziende farmaceutiche e il rimborso che il Servizio Sanitario Nazionale riconosce alle Regioni. In pratica, a causa di un provvedimento contenuto nell’ultima legge finanziaria, sono diminuiti i prezzi rimborsati alle case farmaceutiche e così, per far quadrare i conti è “Pantalone” a dover mettere mano al portafogli, anche se si tratta di un pensionato al minimo con patologie croniche (come quelle legate all’ipertensione arteriosa e all’ipercolesterolemia). In base a un nostro rilevamento empirico anche a Piacenza l’esborso, per una confezione di “statine” (farmaco per abbassare il colesterolo) è di 83 centesimi, mentre per una confezione di ace inibitore (farmaco per abbassare la pressione) fuori brevetto bisogna ora aggiungere 42 centesimi. Si può quindi sostenere con buona approssimazione che si sta verificando un aumento del 30 per cento circa della spesa farmaceutica a carico del paziente (per quanto riguarda i farmaci mutuabili), che in un anno significa decine e decine di euro sottratti al suo potere d’acquisto. Prima il ticket era solo dovuto per il farmaco "di marca", ora bisogna pagare, e di più, se si vuole il farmaco di “marca”. Non cambia nulla invece per i farmaci a vendita libera, quelli che si acquistano senza ricetta medica: il loro prezzo è infatti rimasto invariato: per una confezione di paracetamolo (antifebbrile, antidolorifico), tutto come prima.
 
Cosa è accaduto?
 
A maggio 2010 con la legge 122 il Governo affida all’AIFA (Agenzia Italiana Farmaci) delle nuove regole per compilare la Lista Trasparenza, la lista trasparenza è l’elenco dei farmaci generici in fascia A (sono i farmaci salvavita e per malattie croniche) e il relativo rimborso da riconoscere alle Regioni per questa spesa farmaceutica.
 
La legge 122 dava mandato all’AIFA di
 
●        riformulare i rimborsi alle Regioni sulla base dei prezzi dei farmaci generici del mercato europeo
●        di riformulare i rimborsi in modo tale da ottenere un risparmio di 600 milioni di euro
●        la legge prevede che l’eventuale differenza fra il prezzo del farmaco e il rimborso sia a carico dell’assistito
L’AIFA con una sua determinazione dell’8 aprile 2011 riformula la Lista Trasparenza e determina i nuovi rimborsi. In questa delibera dichiara che, poiché l’allineamento dei rimborsi sul mercato europeo avrebbe determinato un risparmio pari a poco più della metà dei 600 milioni del risparmio previsto, decide di applicare una ulteriore 8% di riduzione a tutti i farmaci compresi nell’elenco.
 
La Regione Emilia Romagna il 15 aprile 2011 attraverso una determinazione dirigenziale (che viene emanata di prassi ogni mese) recepisce la Lista Trasparenza dell’AIFA e si viene così a determinare quel fenomeno per cui i cittadini sono costretti a pagare la differenza fra il prezzo stabilito dalle case farmaceutiche e il rimborso riconosciuto.
 
In sintesi, una legge dello Stato che si proponeva di realizzare un risparmio di 600 milioni di euro sulla spesa farmaceutica del servizio sanitario nazionale ha stabilito che l’eventuale differenza fra il prezzo delle medicine imposto dalle aziende farmaceutiche e il rimborso riconosciuto dallo Stato per quelle stesse medicine fosse a carico del cittadino stesso.
 
E’ una situazione inaccettabile e profondamente iniqua perché colpisce le persone in un momento della loro vita particolarmente delicato e per una tipologia di malattie per le quali l’assunzione di farmaci è uno stato di necessità inderogabile. Il diritto alla salute e alla cura viene leso palesemente e coinvolge tutti i cittadini indistintamente e indipendentemente dal loro status sociale e reddituale.
 
La Cisl nazionale ha chiesto un incontro urgente al ministro della Sanità, Ferruccio Fazio, risulta inoltre che Vasco Errani, in qualità di presidente Conferenza dei Governatori delle Regioni intenda porre il problema in Conferenza Stato – Regioni. Dal canto suo la Cisl Emilia Romagna ha proposto con urgenza il problema all’assessorato regionale della sanità al fine di verificare tutte le strade percorribili per evitare questo esborso veramente iniquo da parte dei cittadini.
 
In un recente passato La CISL si è impegnata per favorire l’utilizzo dei farmaci generici, perciò giudica veramente paradossale quanto sta accadendo, non solo a causa dell’aggravio di spesa per gli utenti ma anche perché ciò colpisce l’utilizzo dei farmaci generici: è già accaduto in passato che le case farmaceutiche ritirassero dal mercato i farmaci generici costringendo all’acquisto dei farmaci brevettati, che sono più costosi per il Servizio Sanitario Nazionale.
 
 
 
 

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