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Cresce l’export in Emilia. Piacenza in calo sulle macchine utensili (-15%)

E’ quanto rileva l’aggiornamento trimestrale del monitor dei distretti industriali della regione, elaborato dal Servizio Studi di Intesa Sanpaolo per Carisbo e Cariromagna, aggiornato al 31 dicembre 2010.

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Nel quarto trimestre 2010 l’export dei distretti tradizionali dell’Emilia-Romagna è cresciuto del 9,8%, in lieve rallentamento rispetto al +10,6% registrato nel periodo luglio-settembre e su ritmi di recupero inferiori alla media nazionale. A livello locale, nonostante il sistema distrettuale della meccanica mostri un incremento, Piacenza si segnala per un deciso calo (-14,9%) sulle macchine utensili. E’ quanto rileva l’aggiornamento trimestrale del monitor dei distretti industriali della regione, elaborato dal Servizio Studi di Intesa Sanpaolo per Carisbo e Cariromagna, aggiornato al 31 dicembre 2010.
A mostrare i risultati migliori, sintetizza un comunicato, sono proprio i distretti dell’alimentare, che registrano un’accelerazione delle esportazioni nel quarto trimestre (+15,5%) sostenute in particolare dal buon andamento delle vendite dei distretti dei salumi del modenese (+26%) e di Reggio Emilia (+18%). Mostrano tassi di crescita a due cifre anche il lattiero-caseario Parmense (+27,7%), l’ortofrutta romagnola (+18,7%) e i salumi di Parma (+15,4%), mentre il lattiero-caseario di Reggio Emilia cresce del 9,2%. Torna in territorio positivo anche l’alimentare di Parma (+2,2%), dopo il calo del trimestre precedente.
Nel quarto trimestre mostra un incremento a due cifre anche il sistema distrettuale della meccanica (+14,2%), in lieve rallentamento però rispetto al trimestre scorso (+18,5%), scontando di fatto le performance non positive delle macchine agricole di Modena e Reggio Emilia (-3%) e delle macchine utensili di Piacenza (-14,9%). Registrano tassi di crescita a due cifre i ciclomotori di Bologna (+25,4%), le macchine per il legno di Rimini (+35,9%) e le macchine per l’imballaggio di Bologna (+19,9%) che trovano oggi nella Cina il primo mercato di riferimento. Secondo i dati dell’associazione di categoria dell’industria delle macchine per la ceramica (Acimac), anche questo comparto ha chiuso il quarto trimestre in territorio positivo (+1,4%), rallentando rispetto al trimestre precedente. Positiva anche la food machinery di Parma (+ 2,5%).
Anche il sistema casa della regione mostra una variazione positiva delle esportazioni (+2,8%) nella parte finale dell’anno.Torna in territorio positivo il sistema distrettuale della moda (+1%) grazie alle buone performance del comparto delle calzature (San Mauro Pascoli +10,9%, Fusignano-Bagnacavallo +57,8%) e al dato positivo dell’abbigliamento di Rimini (+5%).
Tra i poli tecnologici, il polo Ict di Bologna e Modena ha chiuso il 2010 con un +23,2% trainato dal buon andamento delle vendite sui primi tre sbocchi commerciali dell’area: Germania (+51,4%), Stati Uniti (+47,2%) e Slovenia (+29,4%). Bene anche l’export verso Cina e Hong Kong. Il polo biomedicale di Mirandola invece, dopo aver chiuso bene il 2009 (+1,2%), ha evidenziato nel 2010 un calo delle esportazioni del 2,7%.
La ripresa meno dinamica dei distretti della regione rispetto al dato nazionale deve però essere letta, spiega il monitor di Intesa Sanpaolo, alla luce dell’evoluzione degli scambi nel triennio 2008-2010. Il sistema distrettuale emiliano-romagnolo ha infatti mostrato una buona capacità di tenuta, chiudendo il 2008 in crescita (+4,8% contro il -1,6% della media italiana) e registrando nel difficilissimo 2009 un calo del 16,2%, inferiore alla media nazionale (-21%). Da un lato l’Emilia-Romagna ha potuto contare sulla presenza di ben sette distretti del settore alimentare, che hanno sofferto solo parzialmente la riduzione degli scambi. Dall’altro le imprese della regione hanno mostrato la tendenza sempre più diffusa a esportare sui nuovi mercati, driver della ripresa e che in prospettiva saranno in grado di offrire le più interessanti opportunità di crescita (Cina +59%; Hong Kong +22,5%; Turchia +28,6%; Russia +19,1%). Nell’ultimo trimestre del 2010 emerge inoltre la ripresa dell’export verso i mercati tradizionali, principali mete dei prodotti italiani (Germania in primis, +15,8%). I poli tecnologici emiliano-romagnoli, in linea col dato nazionale, hanno inoltre mostrato una miglior tenuta durante la crisi e un recupero più intenso nel 2010 rispetto ai distretti tradizionali della regione.
La ripresa, prosegue il rapporto elaborato per Carisbo-Cariromagna, appare comunque lenta: il livello delle esportazioni dei distretti tradizionali regionali si è attestato a 9.157 milioni di euro, su valori inferiori del 12% circa rispetto a quelli del 2008. Lo scenario si caratterizza soprattutto per un’elevata dispersione dei risultati: mentre il sistema alimentare ha pienamente recuperato il terreno perso, il comparto della meccanica si posiziona su valori di export inferiori del 18% circa rispetto a quelli pre-crisi, scontando in particolare le difficoltà incontrate dal distretto delle macchine agricole di Modena e Reggio Emilia. Ancora in ritardo anche il sistema casa (-13,7%) e il sistema moda (-17,6%).
L’analisi dei dati di cassa integrazione, infine, mostra un quadro ancora piuttosto critico. Nel tentativo di mantenere sotto controllo l’incidenza del costo del lavoro, infatti, le imprese distrettuali dell’Emilia-Romagna hanno fatto massiccio ricorso agli ammortizzatori sociali anche nel 2010. Tendenza, conclude il monitor, che non si è fermata all’inizio del 2011.
 

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