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Festival Beat Vol XIX, a Salso dal 30 giugno al 3 luglio

Dopo aver raggiunto la maturità torna l’happening dedicato al filone nato negli anni ’60 con un’edizione più ricca, vivace e colorata che mai. L’associazione Bus1, infatti, anche quest’anno, ha allestito un agguerrito cartellone che animerà Salsomaggiore dal 30 giugno al 3 luglio

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E sono 19… Dopo aver raggiunto la maturità torna l’happening dedicato al filone nato negli anni ’60 con un’edizione più ricca, vivace e colorata che mai. L’associazione Bus1, infatti, anche quest’anno, ha allestito un agguerrito cartellone che animerà Salsomaggiore dal 30 giugno al 3 luglio: quattro giorni all’insegna del divertimento, del ritmo sfrenato in cui difficilmente sarà difficili trattenere l’entusiasmo e non ballare.
Per molti, visto il clamoroso successo dell’edizione 2010, quella dei diciotto anni con Gravedigger Five e Sonics, sarebbe stato ben difficile per gli organizzatori mettere insieme un cartellone all’altezza di quello dell’anno scorso. E invece, eccovi serviti due “pesi massimi” come i Guitar Wolf e (squillino le trombe) nientemeno che gli Undertones, glorie punk-beat che con un brano come “Teenage Kicks” hanno fatto la storia, ai quali si affiancheranno Los Explosivos, Staggers, Magnificent Brotherhood, Las Aspiradoras, Luky And His Fried Chickens, Gene Guglielmi e i Tubi Lungimiranti, Dave Rave Band, Midwest Beat.Come negli anni passati verrà allestito nei quattro giorni un vivace mercato del vintage. Tra i suoi stand hanno gironzolato operatori del settore, giornalisti, titolari di piccole etichette discografiche, venditori di abiti, pubblicazioni ed oggettistica d’epoca, collezionisti, semplici curiosi. Si ricorda anche, nelle scorse edizioni, la partecipazione di un “guru” del nuovo garage come  Liam Watson, titolare dei Toe Rag Studios di Londra e produttore degli White Stripes, yankees dominatori delle classifiche di mezzo mondo, che al Festival ormai è di casa: vi ha suonato un paio di volte, ha fatto il bagno in piscina, ha cenato a birra e salamelle. Un testimonial coi fiocchi.
Quest’anno c’è di più. Un Festival così maturo e ricco di storia meritava di essere celebrato: è stato fatto con un libro (curato da Luca Frazzi) che ripercorre i primi diciotto anni della storia della manifestazione: quasi 200 pagine piene di cronache, emozioni, aneddoti e ricordi nelle parole dei tanti protagonisti che il Festival l’hanno vissuto. E poi tutte le locandine, una galleria fotografica e molto altro…
 UNDERTONES

Si, loro, proprio loro, la band preferita di John Peel: da Derry, Irlanda del Nord, gli Undertones, ovvero una della più grandi punk-beat-pop band di sempre. Non ci credete? Invece è tutto vero, verissimo: gli autori dell’immortale Teenage Kicks chiuderanno il Festival come meglio non si potrebbe e le note dell’inno generazionale datato 1978 risuoneranno tra le colline di Salsomaggiore in un sabato sera che si prospetta indimenticabile. Una band “fuori posto” al Festival Beat? e perché mai? Le melodie sixties e l’urgenza del punk ’77 nel loro suono si fondono a meraviglia. Il pop incendiario degli Undertones spazzerà via ogni dubbio: quello del Festival Beat per una band come gli Undertones è il palcoscenico ideale. Segnatevelo sul calendario: un appuntamento impedibile, perché Teenage dreams are so hard to beat…
 
GUITAR WOLF

Una leggenda del garage/lo-fi anni novanta piomba come uno Stukas su Salsomaggiore per sganciare bombe e far ballare anche i tavoli. Da Nagasaki, il rock’n’roll più incendiario degli ultimi 20 anni: Elvis + Count Five + Ramones = Guitar Wolf. Si, loro, quelli di Placet Of The Wolves e Jet Generation, gente che non conosce le mezze misure e vive ogni show come se fosse l’ultimo della vita. Non ci credete? Pensate che esageri? Venerdì 1 luglio portatevi una tuta ignifuga e preparatevi ad un assalto all’arma bianca, i tre kamikaze non faranno prigionieri. Dal Giappone con furore: banzaaaaiii!!!
 
THE INCREDIBLE STAGGERS

Gli Staggers dopo la loro presenza al Festival nel 2005, tornano più selvaggi e dementi che mai per soddisfare i sixties-maniacs fedeli alla religione Pebbles. Occhiali scuri, caschetti, stivaletti a punta, non manca nulla agli Staggers per rinverdire i fasti del garage-revival reso immortale da figure come Rudi Protrudi e Shelly Ganz. Vengono da Graz, Austria, e valicheranno le Alpi guidati dal condottiero Wild Evel, uno che la materia la conosce bene. Se non avete mai sopportato il noiosissimo concerto di Capodanno, ecco una buona occasione per rivalutare l’Austria.
 
LOS EXPLOSIVOS

Tornano in Italia i Los Explosivos con la loro miscela altamente infiammabile di sixties-sound e attitudine punk. Vengono dal Messico e sbarcano al Festival Beat con un carico di passione latina e suoni sospesi le Battle Of The Bands dei mid-sixties e il CBGB’s del ’77, suoni danzerecci ma cattivi il giusto, con tanta ironia e un’innata voglia di fare casino. Insomma, roba che scotta. Que viva Mexico!
 
LAS ASPIRADORAS

Da Toledo, Spagna, cinque garage-maniacs “vecchia scuola” che faranno la gioia di chi ama il suono Voxx/Midnight di metà anni ottanta. Fuzztoniani fino al midollo, i Las Aspiradoras se ne sbattono del calendario e fanno sixties-music come se fossimo ancora nell’86: filologica, ironica, torrida. Con loro, un tuffo nel passato è garantito. E una sana botta di nostalgia. Ma niente lacrimucce: fuzz, farfisa, tonsille in fiamme, i toreri del garage sono a Salsomaggiore per divertirsi e divertire. Olè!

THE MAGNIFICENT BROTHERHOOD

Si sono fatti le ossa come backing-band di un certo Sky Saxon (nientemeno) e questo vale già come garanzia. Ma i Magnificent Brotherhood sono molto di più: sono una delle migliori formazioni sixties in circolazione. Suonano acidi e psichedelici, ma quando premono sull’acceleratore tornano subito sui binari del (migliore) garage-rock, sempre però volando “eight miles high”. Tedeschi di Berlino, ma col cuore nella California del ’67, i Magnificent Brotherhood potrebbe essere la rivelazione del Festival.

GENE GUGLIELMI E I TUBI LUNGIMIRANTI

Nel ’67 cantavano Abbiamo paura dei topi in un delirio beat-psichedelico che per l’Italia dell’epoca era avanguardia. Parliamo dei Tubi Lungimiranti, piccolo mito underground che oggi magicamente riprende forma al Festival Beat. E chi se ne frega se nel frattempo sono trascorsi 44 anni…Bruciamo il calendario, chiudiamo gli occhi e con loro torniamo all’epoca d’oro del nostro beat. Con loro e con Gene Guglielmi, che il palco del Festival l’ha già calcato tre anni fa, con successo. Tutti a bordo, la macchina del tempo sta per partire…
 
LUKY AND HIS FRIED CHICKENS

Un salto indietro nel tempo e nello spazio è quello che ci proporranno Luky And His Fried Chickens, combo votato al più ruspante e scalcinato suono roots americano anni cinquanta. Staccare per un attimo dall’ovedose di garage e fuzz ogni tanto può anche far bene, specialmente se lo si fa con lo spirito festaiolo del trio veneto, gente che scava alla ricerca delle radici del rock’n’roll senza però perdere mai di vista l’obbiettivo numero uno: divertirsi. Al Festival Beat quest’anno c’è spazio anche per i polli…

DAVE RAVE BAND

Dave Rave, cantante, chitarrista e leader nei primi anni ottanta dei canadesi Teenage Head, formazione culto del power-pop della “golden age”, si esibirà sul palco del torrido Devil’s Den Pub. Lo farà con la sua Dave Rave Band rispolverando vecchi classici degli anni d’oro per raccogliere il giusto tributo delle nuove generazioni di appassionati del genere. Un piccolo grande evento che, nella sua unicità, va ad arricchire il cartellone del Festival Beat.

MIDWEST BEAT

Da Milwaukee, la città di Happy Days, i Midwest Beat approdano al Devil’s Den col loro rock’n’roll semplice e devoto alla tradizione. Sono yankee fino al midollo, i Midwest Beat, e non si fanno troppo problemi: il pubblico del Festival Beat imparerà ad apprezzare anche la loro proposta. Per chi ama il power-pop e il classic-rock americano che guarda ai sixties, un’occasione da non perdere.

a cura di
LUCA FRAZZI Rumore

 

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