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Foti (Pdl) a Bruxelles al convegno sui cambiamenti climatici

L'onorevole piacentino del Pdl Tommaso Foti, membro della VIII Commissione Ambiente della Camera dei Deputati, in rappresentanza del Parlamento italiano, ha partecipato al dibattito sul tema del cambiamento climatico tenutosi oggi a Bruxelles. 

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L’onorevole piacentino del Pdl Tommaso Foti, membro della VIII Commissione Ambiente della Camera dei Deputati, in rappresentanza del Parlamento italiano, ha partecipato al dibattito sul tema del cambiamento climatico tenutosi oggi a Bruxelles. 

L’incontro, organizzato dalla Commissione Ambiente, Salute Pubblica e Sicurezza Alimentare del Parlamento Euripeo e coordinato dal Presidente della stessa Commissione Jo Leinen, prevede un confronto tra parlamentari europei e parlamentari nazionali. Di seguito il suo intervento:

Il tema dei cambiamenti climatici è da tempo all’attenzione dell’Unione Europea che, prima di altri attori internazionali, lo ha posto al vertice della propria agenda. L’adozione del “pacchetto clima-energia” permette all’Unione Europea di rivendicare, giustamente, un ruolo pionieristico nella lotta ai cambiamenti climatici, avendo anticipato – con l’assegnazione di obiettivi di riduzione delle emissioni di CO2 quantificati e vincolanti per tutti gli Stati membri – quanto sarebbe auspicabile facessero non solo tutti i Paesi sviluppati   ma, soprattutto, quelli in via di sviluppo.

 

A conferma della determinazione dell’Unione Europea a ottenere riduzioni più consistenti, il pacchetto clima-energia fissa un’ulteriore disponibilità a ridurre fino al 30% le emissioni, se altre economie importanti accetteranno di partecipare equamente allo sforzo globale del loro abbattimento, nell’ambito di un accordo internazionale sulla strategia futura per il periodo successivo al 2012.

 

A ciò vada aggiunto che i maggiori paesi membri dell’Unione Europea non si sono limitati a manifestare una disponibilità astratta, ma hanno saputo dimostrare tenacia e coerenza nel tradurre concretamente gli impegni assunti in relazione agli obiettivi fissati per la prima fase di attuazione del protocollo di Kyoto (fino al 2012).

 

Ricordo che, secondo le proiezioni presentate dalla Commissione europea, l’Unione Europea riuscirà a conseguire l’obiettivo di riduzione previsto dal protocollo di Kyoto per il 2012 ( − 8% rispetto al 1990), obiettivo che, in considerazione dell’attuale fase di difficoltà economiche, potrebbe addirittura essere superato. Tale andamento risulta confermato anche dall’Agenzia europea per l’ambiente (AEA).

 

Tale risultato non è solo frutto indiretto della contrazione delle attività industriali, ma anche delle iniziative adottate e delle politiche poste in essere dai singoli Stati membri. Ad esempio, con una riduzione di 11,1 milioni di Tonnellate metriche di anidride carbonica equivalente (MtCO2eq), nel 2008 l’Italia ha contribuito in modo significativo alla diminuzione complessiva delle emissioni di gas serra nell’UE, con una riduzione di 4,8 milioni di Tonnellate metriche di anidride carbonica equivalente (MtCO2 eq) nel settore del trasporto su strada grazie all’aumento dell’uso dei biocarburanti.

 

Occorre tuttavia sottolineare come l’Unione Europea, nonostante l’impegno profuso, non sia ancora riuscita a far valere appieno il valore della sua esperienza nei confronti degli altri interlocutori internazionali. Viene pertanto da chiedersi se non occorra porre particolare attenzione nel rappresentare con maggiore efficacia e convinzione l’impegno sin qui manifestato con il pacchetto 20-20-20.

 

È peraltro evidente a tutti che la scelta dell’Unione Europea di affrontare questa partita con piena consapevolezza del carattere strategico che essa riveste non deve tradursi in scelte penalizzanti che solo essa pone in essere.

 

Occorre pertanto indirizzare maggiori sforzi al fine di finalizzare sempre di più l’azione esterna dell’Unione Europea anche in relazione all’obiettivo della lotta ai cambiamenti climatici. Ne consegue che i rapporti con i Paesi fornitori di energia, così come quelli con i maggiori concorrenti (Cina e USA in primo luogo) dovranno inevitabilmente connotarsi in funzione dell’obiettivo di ottenere impegni adeguati e coerenti, non quindi di facciata, da parte degli altri maggiori emettitori mondiali e di favorire l’utilizzo di fonti meno inquinanti.

 

Allo stesso tempo, ci si aspetta un ulteriore sforzo da parte delle istituzioni europee affinché l’obiettivo di riduzione del 20% di CO2 entro il 2020 sia raggiunto anche attraverso iniziative innovative e l’attivazione di nuovi canali di finanziamento rivolti, più ancora che alla riconversione degli apparati produttivi, già in parte realizzata, alla piena valorizzazione della Green Economy intesa come occasione irrinunciabile di nuovi investimenti, innovazione, ricerca e ampliamento dell’occupazione.

 

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