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Giovedì santo, la messa del crisma e la lavanda dei piedi foto

Il vescovo monsignor Gianni Ambrosio ha presieduto questa mattina in cattedrale la Messa Crismale durante la quale ha benedetto gli olii santi. Il rito è stato concelebrato da numerosi sacerdoti diocesani e dal vescovo piacentino mons. Giorgio Corbellini. Di seguito il saluto del vescovo ai sacerdoti e l’omelia pronunciata

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Il vescovo monsignor Gianni Ambrosio ha presieduto questa mattina in cattedrale la Messa Crismale durante la quale ha benedetto gli olii santi. Il rito è stato concelebrato da numerosi sacerdoti diocesani e dal vescovo piacentino mons. Giorgio Corbellini. Nel pomeriggio in cattedrale il tradizionale rito del giovedì santo della lavanda dei piedi (nelle foto).

Di seguito il saluto del vescovo ai sacerdoti e l’omelia pronunciata.

Carissimi presbiteri, carissimi diaconi, carissimi fedeli tutti,

con il saluto della liturgia – che riprende il saluto stesso che Gesù risorto ha rivolto ai suoi discepoli – aggiungo il mio saluto personale, dicendo a tutti: benvenuti. Uno speciale e cordiale benvenuto lo rivolgo a tutti voi presbiteri e diaconi. Ma desidero subito ricordare i cresimandi che saranno i primi a beneficiare dell’unzione con gli oli santi ed il crisma che oggi vengono consacrati. Benvenuti anche voi, cari ragazzi e ragazze.
Anche se assenti, desideriamo ricordare innanzi tutto i vescovi che provengono dal nostro presbiterio:  il cardinale Tonini Ersilio, Mons. Berni Leonardi Domenico,  Mons. Bertagna Bruno, Mons. Corbellini Giorgio,  Mons. Ferrando Luigi, Mons. Marini Piero, Mons. Lanfranchi Antonio.  Sono ugualmente assenti, ma ben presenti nel nostro cuore, i sacerdoti missionari e i sacerdoti diocesani residenti fuori diocesi.
Ricordiamo poi diversi anniversari: don Merli Dino compie 70 di ordinazione sacerdotale.
Ricordiamo i sacerdoti che compiono 60 anni di ordinazione: don Cavigioli Luigi, don Corbelletta Renato, don Gazzola Alberto.
Ricordiamo poi i sacerdoti che compiono il 50° di ordinazione sacerdotale: don  Carpanese Eraldo, mons. Maina Giacomo, mons. Volpi Elia.
Compiono 40 anni di ordinazione: don Biolzi Giancarlo, don Capelli Franco, don Coppellotti Serafino, mons. Chiesa Luigi, mons. Ferrari Lino, don Groppi Lodovico, don  Scotti Roberto, don Serani Sante, don Sesenna Angelo, don Tambini Mario. A questi sacerdoti si aggiungono i due vescovi, Mons, Corbellini e mons. Lanfranchi, che festeggiano anche loro 40 anni di ordinazione sacerdotale.
Compiono il 30° di ordinazione sacerdotale: don Bavagnoli Luigi, don Curti Pier Carlo, don Stabellini Mauro.
Compiono 25 anni di ordinazione sacerdotale due sacerdoti che, pur non appartenendo al nostro presbiterio, operano qui nella nostra diocesi: padre Casimiro Stelmach (Vincenziano), e don François Kitenge della diocesi di Kabinda (Congo), che presta servizio a San Giorgio P.no.
Compiono 20 anni di ordinazione sacerdotale: don Cesena Pietro, don Costantino Giovanni, don Pasquali Silvio, don Tosca Giuseppe. Infine compiono 10 anni di ordinazione sacerdotale: don Cremona Stefano, don Mascilongo Paolo.
A tutti auguriamo buon anniversario. Ricordiamo poi i sacerdoti che non possono essere presenti con noi, perché malati o impediti.  
Annuncio poi che accogliamo i candidati all’ordine del presbiterato. Durante questa celebrazione verranno ammessi e li accogliamo con gioia e con speranza, assicurando loro l’amicizia e la preghiera, così come con la nostra preghiera continuiamo ad accompagnare il diacono Giuseppe Piscina che sarà ordinato presbitero il prossimo 18 giugno. 

Invochiamo su tutti noi la misericordia del Signore, perché, purificati e rinnovati dalla sua grazia, possiamo celebrare degnamente i santi misteri.


Omelia pronunciata dal vescovo mons. Gianni Ambrosio

(Is 61, 1-3a.6a.8b-9; Ap 1, 5-8; Lc 4, 16-21)

Carissimi sacerdoti e diaconi, carissimi fratelli e sorelle

1. “Nella sinagoga, gli occhi di tutti erano fissi su di lui. Allora cominciò a dire: Oggi si è compiuta questa scrittura”.
Anche i nostri occhi siano fissi su di lui, su Gesù di Nazaret. Egli è il Messia, il Cristo, l’unto per eccellenza, l’inviato del Padre per una missione singolare: annunciare ai poveri il lieto messaggio, proclamare la liberazione dei prigionieri e degli oppressi, ridare la vista ai ciechi. L’antica profezia di Isaia è accolta da Gesù e riferita esplicitamente a sé: in Lui la profezia si compie, e da quell’ ‘oggi’ ha inizio la missione che gli è affidata e che egli prontamente accoglie. Missione di salvezza, di liberazione e di grazia per l’umanità povera, afflitta, prigioniera, cieca, oppressa. Missione di amore e di dono della propria vita: “mi ha mandato (…) a fasciare le piaghe dei cuori spezzati, (…) “per consolare tutti gli afflitti”, per dare loro “olio di letizia invece dell’abito da  lutto” (Is 61, 1-3).
Gesù Cristo è l’unico ed eterno sacerdote della Nuova Alleanza. Ma Gesù ha voluto coinvolgere i suoi discepoli nella sua missione di vita e di grazia, perché l’ ‘oggi’ del compimento fosse sempre aperto, attuale e disponibile nella storia degli uomini. Tutti i battezzati sono a lui ‘consacrati’, tutto il popolo del Signore, grazie all’unione intima con Cristo, Capo e Pastore, è popolo sacerdotale, regale, profetico. Con le parole dell’Apocalisse rendiamo lode, gloria e grazie “a Colui che ci ama e ci ha liberati dai nostri peccati con il suo sangue, che ha fatto di noi un regno, sacerdoti per il suo Dio e Padre” (Ap 1, 6). Gesù ha voluto associare a sé alcuni per destinarli al ministero costituendoli suoi inviati. A loro ha detto: “fate questo in memoria di me” (Lc 22,19). Li ha confortati e rassicurati dicendo loro: “chi ascolta voi, ascolta me” (Lc 10, 16).

2. Cari confratelli, anche noi, come tutti coloro che erano nella sinagoga, fissiamo il nostro sguardo su Gesù e rendiamo grazie dal profondo del nostro cuore mentre facciamo memoria del dies natalis del nostro sacerdozio. Siamo stati chiamati a entrare in una comunione radicale con Cristo, a partecipare alla sua stessa missione. Anche su di noi è sceso lo Spirito: lodiamo e ringraziamo perché, grazie allo Spirito, Dio ha compiuto in noi grandi cose.
Ma subito, cari confratelli, dobbiamo tendere la mano a Gesù Cristo e con l’apostolo Pietro gridare: “Signore, salvami” (Mt 14, 30). Anche per noi la traversata del mare è spesso difficile. Anche per noi è comodo e spontaneo prestare più ascolto alla forza del vento che non alla voce di Gesù che ci chiama dicendo: “Vieni” (Mt 14, 29). L’icona evangelica del nostro secondo anno della Missione Popolare interpella intimamente tutti noi sacerdoti: in quella barca sballottata dal vento, siamo tutti noi, nessuno escluso, c’è tutto il nostro presbiterio. Lì, nell’avventura della traversata, sta l’appassionante missione della Chiesa che continua la singolare missione di Gesù. Ma la missione passa attraverso le fragili mani che un giorno abbiamo presentato al Vescovo perché fossero unte con il santo crisma. È straordinaria la grazia ricevuta, ma noi sappiamo pure che le nostre mani sono deboli e la nostra fede è sempre poca.
Fissiamo gli occhi su Cristo e tendiamo a lui la nostra mano. E soprattutto aggrappiamoci alla sua mano: “subito Gesù tese la mano, lo afferrò”  (Mt 14, 31). Abbiamo tutti bisogno di riconoscere che Gesù è lì, con la sua mano tesa, con la sua voce incoraggiante, con il suo volto illuminato che lascia trasparire il volto del Padre. Risuoni nella nostra preghiera, nella nostra meditazione prolungata, nei nostri ritiri, nei nostri esercizi spirituali la voce che dobbiamo ascoltare per vivere, per attraversare il mare, per vincere la paura, anche quella paura, profonda, che non avvertiamo. Abbiamo tutti bisogno di sentirci dire: “Coraggio, sono io, non abbiate paura” (Mt 14, 27). Solo così viviamo la chiamata e la consacrazione. Solo così siamo veramente sacerdoti dell’unico ed eterno Sacerdote, a lui legati nel suo servizio, a lui conformi nella sua vita totalmente dedita al bene e alla salvezza degli uomini. Solo così siamo veramente presbiteri, uomini animati dalla sapienza di Dio, uomini di unità e di comunione in mezzo alle tante divisioni, uomini di speranza in un contesto triste e rassegnato. Sempre ben consapevoli dei nostri limiti ma, nel contempo, sempre fiduciosi nella straordinaria grandezza della vocazione ricevuta e dell’aiuto che il Signore ci dona.

3. La grande grazia di essere l’icona di Cristo nella storia, la sua presenza viva ed operante nell’ ‘oggi’ della quotidianità, è stata impressa in noi nell’ordinazione. Così nel nostro ministero e nella nostra stessa vita è visibile il volto stesso di Cristo. Il ministero cui siamo stati chiamati lo viviamo quotidianamente come servi di Cristo che prolungano la sua missione di amore e di dono della vita. Siamo suoi servi nella sua Chiesa, annunciando la lieta notizia, proclamando la Parola, celebrando i sacramenti, vivendo la carità. L’ecclesialità della missione è un bene prezioso, indispensabile. È un legame costitutivo del nostro ministero, è la garanzia del nostro essere autentici ministri di Cristo. Il nostro servizio è garantito dalla comunione tra noi e con il vescovo, chiamato ad essere Pastore della Chiesa. Solo nel ‘noi’ del presbiterio e noi tutti con Cristo e in comunione con Lui, possiamo vivere il dinamismo della missione e favorire a ogni livello una vera corresponsabilità di tutto il popolo del Signore. Il sacramento dell’Ordine ci ha inserito più profondamente nel mistero della Chiesa, in stretta relazione con i fratelli presbiteri, in vera “fraternità sacramentale” (Presbiterorum Ordinis, 8), con il vescovo che presiede il presbiterio e con gli uomini a cui siamo mandati. La ecclesialità ministeriale, la carità pastorale e la santità sacerdotale sono un’unica espressione di quella vocazione-consacrazione-missione che ci lega a Cristo nella sua missione a favore degli uomini.

4. Carissimi sacerdoti e diaconi, carissimi fratelli e sorelle, nella comunione del presbiterio oggi si inseriscono come promessa e speranza alcuni nostri seminaristi, Paolo Capra, Matteo di Paola, Fabio Galeazzi, Roberto Ponzini. Vengono  ufficialmente ammessi tra i candidati al presbiterato,  per essere pronti, se Dio vorrà, ad assumere nella Chiesa il ministero che a suo tempo verrà loro conferito. Diamo loro il più cordiale benvenuto e assicuriamo loro la nostra preghiera perché possano approfondire il grande mistero della chiamata a diventare ministri di Cristo e della sua Chiesa. Ricordiamo anche nella nostra preghiera i catecumeni e i nostri ragazzi cresimandi, prossimi beneficiari dell’unzione con gli oli santi ed il crisma che stiamo per consacrare. Amen.

+ Gianni Ambrosio
Vescovo di Piacenza-Bobbio
 

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