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Il governo "abroga" il ritorno al nucleare, in forse il referendum

Il governo ha deciso di soprassedere sul programma nucleare ed ha inserito nella moratoria già prevista nel decreto legge omnibus, all’esame dell’aula del Senato, l’abrogazione di tutte le norme previste per la realizzazione di impianti nucleari nel Paese

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Il governo ha deciso di soprassedere sul programma nucleare ed ha inserito nella moratoria già prevista nel decreto legge omnibus, all’esame dell’aula del Senato, l’abrogazione di tutte le norme previste per la realizzazione di impianti nucleari nel Paese.

Una scelta che avrà con ogni evidenza l’effetto di far decadere il quesito referendario per l’abrogazione della legge con cui si apriva la strada al ritorno dell’energia atomica in Italia.

A fare dal preludio alla scelta del governo il discorso del ministro Giulio Tremonti in parlamento, che in pratica chiudeva la porta al nucleare, dopo che già la Germania si era espressa per l’uscita nel più breve tempo possibile dal programma atomico. Il disastro della centrale giapponese di Fukushima non è «riducibile alla banalità di un incidente tecnico», ma assume una dimensione «molto più rilevante in cifra storica» sottolineava il ministro dell’Economia. «Per la crisi dopo la catastrofe di Fukushima», aveva aggiunto il ministro, «le formule contenute nel trattato europeo non sono sufficienti e gli interventi anche di precauzione non mi sembrano sufficienti».

Secondo Tremonti oggi sul nucleare va fatta «una riflessione economica e non solo tecnica». Tremonti ha rilanciato l’idea di calcolare i costi futuri che deriveranno dallo smantellamento delle vecchie centrali nucleari e la loro messa in sicurezza, per avere un’idea più chiara dell’impatto sulle casse dello Stato. «È stata fatta davvero una contabilità del nucleare? Sono stati contabilizzati i costi del decommissioning? Esiste il calcolo del rischio radioattivo? Sappiamo che i benefici ci sono e sono locali, ma i malefici sono generali». (tratto da Corriere.it)

Energia, la Giunta Regionale ha adottato il "Secondo Piano triennale di attuazione del piano energetico regionale 2011-2013" che prevede uno stanziamento 139,5 milioni di euro. Muzzarelli: "Crescita sostenibile superando la cultura energivora in cui siamo vissuti. E’ questa la direzione in cui vogliamo collocare la comunità emiliano romagnola".

Bologna – Via libera della Giunta della Regione Emilia-Romagna al “Secondo Piano triennale di attuazione del piano energetico regionale 2011-2013”. Dopo l’adozione del Piano da parte della Giunta, si è avviato l’iter per la sua approvazione da parte dell’Assemblea Legislativa. Il Piano, prevedendo stanziamenti di 139,5 milioni di euro in tre anni, punta sul risparmio energetico e lo sviluppo delle fonti rinnovabili.

La nuova programmazione, infatti,  si caratterizza per tre elementi: più efficienza e più risparmio energetico in tutti i settori (industriale, civile, trasporti); sviluppo delle fonti energetiche rinnovabili; un impulso alla filiera delle tecnologie energetiche e, più in generale all’economia verde, prevedendo incentivi alle imprese .
«Le scelte contenute nel Piano – ha evidenziato l’assessore regionale alle Attivittà produttive Gian Carlo Muzzarelli – indicano con chiarezza la direzione in cui vogliamo collocare la comunità emiliano romagnola, ovvero la crescita sostenibile dal punto di vista ambientale superando la cultura energivora in cui siamo vissuti in questi anni. Occorre un cambio culturale. A questa idea di sviluppo, già racchiusa nelle scelte del Ptr, dobbiamo sincronizzare l’intera società. Quindi i nostri obiettivi sono: case ecologiche in cui consumo energetico è di classe A,  costante risparmio energetico, produrre sempre più energia da fonti rinnovabili, riduzione della produzione di CO2 a partire dalle città a dalla loro mobilità».

La caratteristica di questo Piano è il suo percorso partecipato, la cui stesura è stata preceduta da 22 incontri tematici, in cui tutti i soggetti interessati hanno “potuto dire la loro”, contribuendo attivamente alla elaborazione del Piano stesso. Infatti, per due mesi, ottobre -dicembre, nella “Casa dell’energia”, aperta nella sede della Regione, la società emiliano-romagnola (rappresentanti delle istituzioni e delle autonomie locali, associazioni del settore, imprenditori, multiutility, associazioni ambientaliste, cittadini, mondo dell’Università e della ricerca) si è espressa sulle scelte proposte dalla Regione, condividendone l’obiettivo di fondo: dar corpo ad un’efficace “rivoluzione verde”.

Sul fronte dell’efficientamento e del risparmio, il Piano stima un taglio annuale di consumi pari a 471 ktep/anno (il 47% nel residenziale, il 23% nel terziario, il 20% nell’industria ed il 10% nei trasporti) al 2013: riduzione di 222 ktep/anno nel settore residenziale, 108 nel terziario, 94 in industria, 47 nel settore dei trasporti. Il risparmio sarà pari a 1570 ktep/anno al 2020: 738 ktep/anno nel settore residenziale, 361 nel terziario, 314 nell’industria, 157 nei trasporti.

Nel 2007, i consumi energetici finali ammontavano a 14498 ktep, 618 dei quali prodotti da fonti rinnovabili mentre nel 2013, caleranno a 14323 ktep, con l’obiettivo di produrne tra 829 e 976 ktep da fonti rinnovabili. Nel 2020, il consumo ipotizzato è di 14302 ktep, con una quota di energia prodotta da fonti rinnovabili oscillante tra 2451 e 2877 ktep.
Nel campo dell’energia da fonti rinnovabili (idroelettrico, fotovoltaico, solare termodinamico e termico, eolico, biomasse, geotermia) si stima invece nel triennio una produzione che, partendo dai circa 1150 attuali, oscilla tra i 2200 Mw (nel caso in cui si attestasse al 17% della produzione totale di energia) ed i 2790 (nel caso già raggiungesse il 20%). L’obiettivo al 2020 è ancora più elevato: il range oscilla tra i 6550 MW ed i 7960.

Per raggiungere questi obiettivi il Piano si articola in 8 principali interventi strategici (Assi), declinati a loro volta in numerose azioni, che hanno lo scopo di attivare le iniziative più appropriate al fine di concorrere alla strategia europea 20-20-20 del 2020 (-20% dell’emissione di gas-serra, -20% nel consumo di energia, 20% di energia prodotta da fonti rinnovabili) contribuendo alla crescita nella nostra Regione della green economy, piattaforma centrale per lo sviluppo di una nuova industria e per una crescita sostenibile.
Gli assi, e gli stanziamenti relativi alle varie azioni comprese in ciascuno di essi, per il triennio sono: sviluppo del sistema regionale della ricerca e della formazione in campo energetico (15 milioni di euro); sviluppo della green economy e qualificazione energetica del sistema produttivo (36 milioni di euro); sviluppo e qualificazione energetica del settore agricolo (9 milioni di euro); qualificazione edilizia urbana e territoriale (30 milioni di euro); promozione della mobilità sostenibile (45 milioni di euro); regolamentazione e revisione delle discipline del settore; programmazione locale, informazione e comunicazione (3 milioni di euro). L’asse 8 (dotazione finanziaria di 1,5 milioni di euro) riguarda invece la gestione del Piano: lo sviluppo del sistema informativo-energetico regionale, lo sviluppo di protocolli di intesa con soggetti terzi, il monitoraggio e la valutazione degli interventi previsti.

La Regione punta sul fatto che le azioni previste e le risorse stanziate, affiancate a quelle già attivate dallo Stato, che devono essere mantenute (come lo sgravio fiscale del 55% per il risparmio energetico e gli incentivi per la produzione di energia rinnovabile) moltiplicheranno per i territori dell’Emilia-Romagna le opportunità di risparmio energetico, di sviluppo delle fonti rinnovabili e di crescita economica.
 

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