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Il messaggio del vescovo: "La resurrezione diventi esperienza quotidiana"

Il messaggio del vescovo monsignor Gianni Ambrosio ai Piacentini in occasione della Pasqua. "Quante persone, anche nel pieno della sofferenza, si sentono come rivivere trovando qualcuno che si fa vicino, qualcuno che li ama. Così il mistero della risurrezione entra nella storia e diventa esperienza quotidiana". VIDEO

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Il messaggio del vescovo monsignor Gianni Ambrosio ai Piacentini in occasione della Pasqua.

Era gremita la basilica di san Savino, lunedì scorso, per il concerto di Pasqua. Sullo sfondo del maestoso crocifisso ligneo del XII secolo, le note dell’Alleluja, tratte dal Messia di Haendel, hanno risuonato gioiose. Lo stesso Cristo crocifisso, nella sua posizione frontale, con la testa eretta e le braccia ben distese, appariva già il Cristo risorto, trionfatore sulla morte. Tutti, credo, abbiamo gioito: sia ascoltando quelle note che rimbalzavano festose, sia contemplando quel Cristo crocifisso in cui è visibile l’annuncio della risurrezione. Se è stato quasi possibile intuire qualcosa del mistero della risurrezione, è stato forse più difficile seguire altri pezzi legati alla passione di Cristo. Eppure proprio la sofferenza è assai più familiare. E accomuna tutti, indistintamente, perché tutti la sperimentiamo. Tanto che è significativo che nella tradizione iconografica della crocifissione, a partire dal XII secolo, si sia imposto, anche attraverso l’influsso ‘umanizzante’ del francescanesimo, il Cristo drammaticamente sofferente, con la testa reclinata sulla spalla, gli occhi chiusi e il corpo incurvato nello spasimo del dolore.

Queste due modalità di rappresentazione del crocifisso ci introducono nel mistero della morte e risurrezione che è la Pasqua di Cristo. Probabilmente l’Alleluja è stato particolarmente apprezzato perché prima abbiamo ascoltato le musiche di passione. Sono infatti preziose le due modalità, che si richiamano vicendevolmente. Ci raccontano la vicenda di una vita che attraversa la passione, la sofferenza e la morte, ma non si ferma qui. La vita è quella di Cristo. Ma ci sono tutte le altre vite, con il carico delle sofferenze personali e collettive che gravano sull’umanità, causate da tanti fattori. Anche queste non si fermano qui. Forse per alcuni non sembra possibile andare oltre. Eppure stento a credere che non si cerchi, come la musica di Haendel, di guardare oltre il muro della passione e della morte.

La risurrezione di Cristo è un grande mistero. Solo nella fede possiamo accoglierlo, celebrarlo, viverlo. Ma la Pasqua di Cristo ci invita a ricordare che l’esistenza umana è complessa per tutti. È molte volte oscura, certo. Ma offre pure raggi di luce. È piena di sofferenze, ma anche di gioie. Penso a coloro che sentono nella propria carne o nello spirito il pungolo della debolezza, della fragilità umana, dell’ingiustizia. Questa è la nostra umanità, sofferente come sofferente è il Cristo in croce. Ma in questa sofferenza che riguarda tutti, si arriva a intravedere anche un’altra immagine, collegata a quella di Cristo risorto. Essa offre un senso nuovo alla vicenda umana, apre alla speranza: quel Cristo sofferente sulla croce è il risorto.

È talmente decisiva questa fede nella risurrezione che i fratelli cristiani dell’Oriente si salutano con questa espressione: “Cristo è risorto, Cristo è veramente risorto”. Subito aggiungendo che  la risurrezione di Cristo non riguarda solo lui, ma anche tutti coloro che lo accolgono. La fede cristiana va ancora oltre e arriva a dire che il dinamismo della risurrezione è dentro la storia umana, già segnata e trasformata dall’evento di Cristo risorto. Quell’evento ci precede e ci attrae a sé per donarci forza, energia, speranza: il destino ultimo dell’uomo non è la morte, ma la risurrezione. Questa visione di fede apre la mente e allarga il cuore.
Nella sofferenza arriviamo a scorgere e a vivere un amore impensabile. Quante persone, anche nel pieno della sofferenza, si sentono come rivivere trovando qualcuno che si fa vicino, qualcuno che li ama. Così il mistero della risurrezione entra nella storia e diventa esperienza quotidiana.

L’augurio che rivolgo è proprio questo. Vorrei che la Pasqua fosse sentita come un invito alla speranza che trova il suo fondamento in Cristo morto e risorto. Una speranza vera per tutti, e in particolare per i sofferenti, per coloro che si sentono schiacciati sotto i pesi della vita, per gli esclusi, per chi non osa più pensare al domani. Vorrei che suscitasse il desiderio di alzare lo sguardo, vincendo la resistenza interiore che porta a nascondere il volto nella sabbia. Vorrei che arrivassero al cuore di tutti noi quelle parole promettenti che Gesù rivolse ai discepoli impauriti mentre attraversavano il lago di Tiberiade: “Coraggio, sono io, non abbiate paura”.
Buona Pasqua!
                                                                                                     +Gianni Ambrosio
                                                                                                     vescovo di Piacenza-Bobbio

 

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