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"Regole di autotutela per il nostro distretto del pomodoro" foto

L’assessore provinciale Pozzi al Convegno Coldiretti ieri a Borgonovo. Massobrio: "Comunicare la qualità" Trefiletti (Federconsumatori): "Su aeroporti e banche italianità sbandierata a sproposito"

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Puntare su "un forte valore d’acquisto" per vincere la sfida della concorrenza globalizzata e per affrontare i nuovi scenari comunitari.
Un punto che ha messo tutti d’accordo, l’altra sera, al convegno organizzato da Coldiretti all’auditorium della Rocca Municipale di Borgonovo dedicato al pomodoro, "Rosso e trasparente". L’iniziativa si inserisce nel contesto della fiera dell’Angelo, domenica e lunedì in paese, e ha visto  la collaborazione di Provincia, Comune, Consorzio interregionale ortofrutticoli e azienda Carlo Manzella. L’incontro, introdotto dal sindaco Domenico Francesconi e dal presidente di Coldiretti Luigi Bisi, ha messo a confronto l’assessore provinciale Filippo Pozzi, Rosario Trefiletti, presidente nazionale Federconsumatori, Marco Crotti, presidente del consorzio interregionale ortofrutticoli Cio, la professoressa Paola Riscazzi dell’Istituto di chimica agraria e ambientale dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, Rolando Manfredini, capo area sicurezza alimentare della confederazione nazionale Coldiretti. In regia Paolo Massobrio, noto giornalista di economia agricola ed enogastronomia, autore di numerose guide gastronomiche e ideatore della rassegna “Golosaria”. In sala l’artista Maurizia Gentili ha esposto le sue creazioni: quadri realizzati con i colori estratti da pomodori, mosto e asparagi a rappresentare scenari agresti e riproduzioni della stessa Rocca borgonovese.
Qualità al centro del dibattito, che si è concluso con una carrellata di prodotti fintamente italiani, raccolti in un simbolico "Frigorifero degli orrori". "Il valore deve essere una leva per il mondo agricolo" ha rimarcato Pozzi, che ha rilanciato la proposta, in vista dell’introduzione del disaccoppiamento totale degli aiuti comunitari, di un "complesso di regole di autotutela per il distretto del pomodoro (che riunisce, oltre a Piacenza, Parma, Mantova e Cremona)", a garanzia dell’eccellenza del prodotto e a tutela della filiera. Un’iniziativa per cui – ha precisato Pozzi – "è necessario trovare unità d’intenti per un obiettivo comune, quello di mostrare a ministero e Unione Europea che il Nord è la parte virtuosa del Paese, ed è qui che si produce la metà del ’trasformato’ italiano". L’intento è salvaguardare il prodotto di qualità contro le insidie provenienti da oltre confine e la concorrenza "sleale" di attori internazionali che hanno regole assai meno restrittive di quelle italiane, anche sotto il profilo ambientale.

Le ha illustrate, nel dettaglio, la prof Riscazzi, mostrando come la produzione cinese di pomodoro da industria (regione di riferimento quella dello Xinjiang) esca con le ossa rotte dal confronto con quella italiana per attenzione a: salute umana, qualità degli ecosistemi, ottimizzazione delle risorse impiegate. "Le emissioni ambientali per il prodotto fresco, a parità di quantitativi sono, in media, superiori quasi dell’80 per cento" ha evidenziato la docente.   Ma non è solo una "battaglia internazionale", ha ammonito Trefiletti, che ha spiegato come ci sia da fare i conti anche "con i nemici interni, quelli che non vogliono far sviluppare uno dei settori fondamentali dello star bene del nostro paese". Per Trefiletti l’italianità, oggi, è sbandierata a sproposito: "La si invoca per aeroporti e banche, dove magari l’ingresso straniero è pure conveniente per i cittadini, e la si trascura per l’agricoltura, settore nevralgico del nostro sviluppo".   L’autotutela del distretto richiamata da Pozzi darebbe anche ragione agli agricoltori che chiedono maggiore riconoscimento per il loro lavoro, garantendo un giusto prezzo alla materia prima. Ad oggi, infatti, come ha sottolineato Manfredini, sugli scaffali di ipermercati e supermercati, si paga il prezzo di "una catena interminabile di intermediari che aumenta i costi dal campo all’acquirente fino al 600 per cento". Queste le motivazioni che hanno spinto Coldiretti ad avviare, due anni fa, i mercati contadini, oggi a quota 710 su tutto il territorio nazionale, con 2.800 fattorie coinvolte, 565 aziende agricole, 134 cooperative, 4.297 punti vendita. La prossima sfida: "La vendita diretta organizzata – ha annunciato Manfredini – botteghe che raccolgono i frutti della terra anche di cento province italiane", senza intaccare in alcun modo la filosofia del "chilometro zero". Concetto ripreso da Crotti, che ha parlato della necessità di "legare il prodotto al territorio, a una storia, a una tradizione". "Nel Nord Italia questo equivale a identificare una materia prima – ha specificato – che si distingue per bontà, garanzie di filiera, sicurezza ambientale, trasparenza, etica della produzione".

Come Cio – ha detto – abbiamo introdotto una certificazione di tracciabilità, dal campo al prodotto finito, a garanzia della sostenibilità dai nostri prodotti". Crotti ha spiegato che alla "svolta della qualità" si stanno mostrando interessate anche le stesse multinazionali “che – dopo aver annientato il valore delle materie prime – intendono darsi obiettivi di sostenibilità entro il 2020". Per Massobrio “data la qualità è il momento di fare comunicazione della qualità”. Pozzi ha rilanciato il tema dell’educazione alimentare, a pochi giorni dall’avvio del progetto sulla stagionalità dei frutti che vede in campo campus Raineri Marcora e scuole medie della Provincia. "Per consumare il prodotto giusto serve conoscerlo". E’ così che tra i banchi si può formare una nuova coscienza "del rispetto dell’agricoltura e degli agricoltori".

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