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Dipinti murali del Ventennio al Respighi, Gasparotto: “Vere opere d’arte”

La riscoperta dei dipinti murali realizzati da Franco Gentilini al Respighi è stata al centro di una conferenza ospitata oggi all’Isii Marconi. Ospite dell’incontro Davide Gasparotto, storico dell’arte della Sopraintendenza Bsae di Parma e Piacenza.

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Il dipinto murale è stato uno dei più utilizzati metodi decorativi nell’Italia fascista. E alcuni tra i maggiori esempi di questa arte sono stati ritrovati qualche anno fa all’interno del liceo Respighi, che prima di diventare scuola  era la sede dei Balilla di Piacenza. La riscoperta di queste opere d’arte realizzate da Franco Gentilini è stata al centro della conferenza ospitata oggi all’Isii Marconi dal titolo “Architettura e decorazione degli edifici pubblici nell’Italia di Mussolini: la riscoperta del dipinto murale”. Ospite dell’incontro Davide Gasparotto, storico dell’arte della Sopraintendenza Bsae di Parma e Piacenza.

Il restauro dei dipinti murali di Franco Gentilini è partito nel 2008, dopo che se ne è scoperta l’esistenza attraverso una serie di fotografie ritrovate all’archivio storico Croce. “Per anni queste decorazioni sono state coperte – ha spiegato Gasparotto  – Sapevamo l’esistenza dei dipinti attraverso alcune fotografie, ma solo nel 2008 si è stati in grado di cominciare i lavori di restauro”.

I dipinti, realizzati da Gentilini intorno agli anni ’30 su commissione del partito fascista, sono stati realizzati con la tecnica del cartone; dopo l’esecuzione del disegno, l’artista ha ricalcato l’immagine sull’intonaco fresco. “Il restauro dei dipinti, oltre a fare chiarezza su uno dei periodi meno conosciuti di Gentilini, ha ridato un’unità decorativa all’edificio – continua Gasparotto – Secondo i dettami dal fascista Mario Sironi gli edifici dovevano infatti avere una serie di decorazioni interne che richiamassero la struttura architettonica esterna”.

E proprio sullo stretto rapporto di questi dipinti con il periodo fascista ha poi voluto far chiarezza lo storico: “Il dibattito se sia giusto o meno studiare opere d’arte del ventennio è ormai superato. La nostra riscoperta non è ideologica, ma storica e artistica. Storica perché permette di capire come il fascismo utilizzasse le opere d’arte per la propaganda, e artistica perché nonostante il gusto classicheggiante del Duce, gli artisti di questo periodo hanno saputo portare avanti percorsi pittorici molto interessanti”.

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