Cornice speciale per il 160° Anniversario della Festa della polizia di Stato celebrato a Palazzo Gotico. Tanti piacentini hanno testimoniato la loro vicinanza alla polizia, a partire dalle autorità cittadine, dal sindaco Paolo Dosi, al prefetto Antonino Puglisi, al presidente della Provincia Massimo Trespidi.
Dopo lo schieramento dei reparti, passati in rassegna dal questore Calogero Germanà e la lettura dei messaggi istituzionali, lo stesso Germanà ha illustrato la relazione con l’attività svolta a Piacenza. Al termine della cerimonia sono stati consegnati sedici riconoscimenti ad agenti che si sono particolarmente distinti in servizio (in allegato a fondo pagina l’elenco completo). PiacenzaSera.it ha seguito l’evento in diretta web.
Rispetto all’anno precedente a Piacenza si registra un leggero aumento dei reati e in particolare i furti. Lo rilevano i dati illustrati dal questore di Piacenza Calogero Germanà nel corso del suo intervento durante le celebrazioni per la festa della Polizia. Il questore ha fatto notare come molti dei furti denunciati investono i negozi e le attività di vendita, un segno della crisi economica in atto. Nel periodo di riferimento che va dal 30.04.2011 al 30.04.2012 gli episodi delittuosi sono passati da 2057 a 2230; i furti sono aumentati di 225 unità, da 959 a 1184. 35mila e 366 le persone identificate, 1002 quelle denunciate; 1054 i delitti scoperti, 236 le persone arrestate.
“Aumenta soprattutto la richiesta di intervento – spiega il questore Germanà -, la gente si aspetta diversificate azioni risolutive, secondo la logica del “qui e ora”. Le chiamate al 113 sono passate da 40.742 dello scorso anno, a 42383, così come sono aumentati gli interventi delle volanti in città. Al 96% si tratta di richieste di intervento per atti di inciviltà, al 4% per reati veri e propri (per la maggior parte furti, ndr)”. Efficace l’opera di prevenzione, per quanto riguarda liti e disturbi, grazie ai controlli svolti su veicoli (da 15mila a 17mila nell’ultimo anno) e nei pubblici esercizi. In via Roma sono diminuiti gli interventi (complessvamente 456), di cui 185 dovuti a liti e schiamazzi. “Nei mesi scorsi in zona è stata svolta un’importante operazione che ha smantellato un giro di spaccio che coinvolgeva 12 persone”.
Il questore ha poi ricordato l’importante operazione svolta dalla polizia stradale che “ha consentito di individuare 10 persone responsabili di furti e ricettazione di macchine operatrici e carrelli elevatori”. Germanà ha concluso il proprio discorso ringraziando tutti i rappresentanti delle autorità piacentine e i corpi di polizia presenti sul territorio per la collaborazione e l’ottimo lavoro svolto.
IL DISCORSO INTEGRALE DEL QUESTORE
Si celebra il 160° Annuale fondativo dell’Ente seguendo una forma solenne, per l’importanza che la ricorrenza assume nel Paese. E ciò che rileva non è solo la nascita in sé e per sé della Polizia di Stato quanto la natura che essa esprime, una natura che è epifania di un valore sociale essenziale, la sicurezza, nella vita e per la vita democratica della comunità, che si materializza come idea forza attraverso un’incessante azione autorevole degli operatori, un’azione morale in quanto votata al bene comune. Il senso della giornata è quello di rinvigorire pubblicamente l’agire dell’Ente, i cui appartenenti, donne e uomini, ma anche genitori, ravvivano con il loro incondizionato impegno, pronti per innato coraggio, anche a sacrifici estremi per salvaguardare e proteggere il valore sociale di cui sono promotori e portatori, come testimoniano i Caduti, a cui rivolgiamo un deferente e commosso pensiero con un
abbraccio ideale ai loro cari.
La sicurezza, nella società liquida di questa epoca post-moderna, è in continua configurazione a fronte delle sempre più cangianti dinamiche economico-sociali di mercato, connesse ad un gigantesco processo di trasformazione della ricchezza globale dal lavoro alla rendita, che condizionano pesantemente l’attuale convivenza civile, sicché l’operatore deve comprenderne i reali contorni, ahimè sfumati, per evitare che la propria attività di tutela non produca frutti, sia inefficace. Ora se la sicurezza è un farsi e rifarsi, in quanto ha indefinite espressioni, correlate
ai molteplici rischi e pericoli, incombenti nello spazio dei luoghi, anche logici, bisogna dare una precisa qualità vitale alle attività dell’Ente, che devono essere ininterrotte e modulate in funzione del valore sociale verso cui tendono. Invero, nel vivere insieme la sicurezza prende forma e senso, assumendo necessariamente una dimensione di nutrimento sociale, che vede nell’uguaglianza e nella libertà la propria scaturigine ed espressione, quale anche verità sociale crescente, essendo principio portante della pacifica convivenza in una comunità
Ecco perché la sicurezza bisogna sempre promuoverla, è rivolta a tutte le persone prescindendo da qualsiasi affiliazione. E diventa tanto più necessaria quanto più essa viene negata agli altri e dagli altri o mal compresa, perché la sua violazione costituisce un’offesa contro la verità sociale del vivere insieme, ove si afferma la dignità umana. E’anche bene comune, perché soddisfa un’esigenza umana di comunione e di condivisione, e la sua conoscenza deve essere in grado di superare cambiamenti e tensioni provenienti dall’esterno e spinte innovative anche tecnologiche, talvolta non comprese nella loro reale portata.
La sicurezza ha una forza tale da condizionare l’esistenza degli uni e degli altri, perché pone al primo posto le reali esigenze di libertà della comunità e delle persone che la vivificano.
Nella verità sociale del vivere insieme la comunità riflette la dimensione personale e nello stesso tempo pubblica dell’armonia dello stare con gli altri, assaporandone e riscoprendone la ricchezza di valori, una ricchezza condivisa attraverso una comunicazione e comunione fatta di dia – logos. La sicurezza diventa allora, nel cammino del progresso civile e sociale, un’azione virtuosa che “ha come fine il bene, sicché ogni individuo si donerà in vista del bene e in maniera corretta, a chi si deve (donare) e nella quantità e nel momento in cui si deve (donare), osservando tutte le condizioni, che il donare rettamente implica, agendo con piacere o almeno senza pena poiché il suo agire è conforme alla virtù civica del vivere insieme”.
In quest’ottica, il corrispettivo giuridico della sicurezza è dato non solo dalla sfera dei diritti ma anche da quella dei doveri. Il rischio è che il tema della sicurezza possa produrre particolari generalizzazioni sociali dell’umano, dove la dignità dell’uomo sia sganciata dal principio di uguaglianza e di solidarietà, soprattutto, nei sentimenti, sia graduata dalla figura dell’altro, portatore di una umanità inferiore, estranea, esclusa, sommersa, titolare, in altre parole, di una libertà inferiore. Secondo una visione miope della sicurezza gli Altri, già dati nella generalità anonima, che non riescono ad essere allineati all’ordine sociale ed a quello civico, dovrebbero essere considerati in esubero ed essere collocati in quartieri invisibili. Quando si parla di sicurezza urbana si evidenzia soprattutto il mondo intorno al quale si misura la forza della norma, in quanto mediaticamente, ma soprattutto attraverso la Rete, vengono enfatizzate le degenerazioni della convivenza non più civile.
“La Rete amplifica, diffonde, facilita, spaccia con equanime potenza verità e falsità, teorie ridicole e rivelazioni importanti. Ha una forza oscura perché, accresce a dismisura lo stato d’animo e le attese del fruitore senza dargli gli strumenti per distinguere il vero dal falso.” Sembra quasi che l’anelito alla sicurezza riproduca esclusivamente i modelli negativi, le derive del mondo intorno, tralasciando i paradigmi di cittadinanza attiva, necessari per colmare lo scarto tra la comunità urbana, così com’è, e la sua perfezione, alla cui realizzazione tutti (soggetti pubblici e privati) devono concorrere attraverso una sentita condivisione, che non impone un’iscrizione, ma che è in grado di catturare la bellezza del vivere insieme e in armonia. La sicurezza, quindi, non è un’entità astratta, ma un corpo solido, animato non solo dagli organi di Polizia, sempre presenti e pronti ad intervenire positivamente nella vita sociale attraverso contenuti reali appaganti, ma anche dai componenti la comunità attraverso iniziative di partecipazione, dense di significato reale. E’ vero, quando qualcosa di ingiusto accade nelle diverse sfere sociali, nell’immediato sono soltanto gli organi di Polizia ad essere chiamati in causa con compiti liberanti, talvolta, però, con profili di responsabilità asimmetrica, ma ciò non toglie che ad essi si possano rectius si debbano affiancare altri soggetti protesi verso il medesimo obiettivo, anche se con profili diversi. Secondo la comune visione della sicurezza, un processo di sintesi di giustizia, la condotta non giusta manifesta una mancanza di fede civica, di obbedienza al vivere insieme, sicché le FF PP, oltre alla coazione misurata, debbono porsi con il metodo della persuasione, fatto di argomentazioni sensibili professate dagli operatori per ravvivare la coscienza dimenticata di chi offende la comunità, non certo per spegnerla del tutto, ma per farle assumere una dimensione di comunità vera e autentica.
Gli Organi di polizia rappresentano nell’immaginario collettivo uno strumento di intervento correttivo, di neutralizzazione all’agire non giusto, non consentito, non conforme alle norme, norme che tutelano i rapporti dei soggetti attraverso determinati valori, ovverossia beni / interessi verso cui si tende. La polizia di prossimità, pur avendo realizzato una polizia duale, non è riuscita ancora a ridurre significativamente lo scarto tra prossimità sociale e prossimità territoriale, poiché i confini e le barriere culturali rimangono e talvolta si rafforzano. Gli emarginati, i deprivati, gli improduttivi, gli stranieri, a fortiori i criminali dal volto oscuro che si mescolano negli Altri, generano sentimenti negativi nella gente dotata di un’ordinaria capacità civica d’agire.
Sembra che nel quotidiano il criterio per orientare i propri comportamenti non sia
più dato dall’antinomia consentito-vietato ma da quella possibile-impossibile.
In termini pratici, l’opportunità di moralità nelle singole azioni dell’individuo non è
più una necessità ontologica, sicché la proibizione di non rubare non rende il furto
impossibile, lo rende un male, che non intacca però il compiacimento dell’autore,
i cui confini della moralità sono evanescenti.
La vita urbana polifonica e policroma ha prodotto una sorta di guerra contro l’insicurezza,
contro i rischi e pericoli per l’integrità del patrimonio, l’incolumità personale,
in buona sostanza la salvaguardia della spontanea espressione di comunità
senza spazi di interdizione.
Gli eventi che travalicano i confini invisibili delle libertà dell’individuo, generando
una sensazione di insicurezza, più che sentiti sono percepiti perché presenti, incalzanti
e localizzati nella realtà sociale.
Ne discende che la sicurezza non può essere solo ancorata a parametri, sic et simpliciter,
numerici ma deve tener conto, per naturale connessione, anche di fattori
soggettivi di percezione, degni però della massima attenzione, in quanto in essa si
riflette il processo relazionale della comunità.
In tale ottica, il Regolamento di Polizia urbana e per la convivenza civile in città, recentemente
approvato dal Consiglio comunale, esprime una realtà che si dispiega,
non già da fondare, verso più sicuri livelli di vivibilità del territorio.
In ragione di tanto, per meglio quantificare e qualificare il reale fabbisogno di sicurezza
urbana, si è data voce alle complessive istanze della gente, in un’ottica
di effettiva partecipazione, ed in tal senso dal 2010, stante il Protocollo d’Intesa in
materia di sicurezza urbana tra la Prefettura, il Comune e la Provincia di Piacenza,
e la relativa determinazione assunta in sede di Comitato Provinciale per l’Ordine
e la Sicurezza Pubblica, è attivo un Gruppo di Lavoro Permanente sulla sicurezza
urbana per analizzare ed individuare situazioni di disagio sociale e degrado urbano,
da rimuovere attraverso integrati interventi.
Anche sulla scorta delle esperienze dei cittadini ed in tal senso gli esposti presentati,
le denunce, le segnalazioni, i richiami, le cause di degrado delle aree in senso
lato ritenute a rischio – sia spazi pubblici che privati – sono state individuate: nella
presenza, sciamante e chiassosa, soprattutto notturna, di ubriachi e tossicodipendenti,
di giovani esuberanti e dediti ad atti vandalici; nella stanzialità rumorosa di
stranieri, talvolta in lite tra loro; nella visione di bivacchi, di peripatetiche, di parcheggiatori
abusivi; nella percezione di atti di bullismo nonché di episodi criminali
riferibili a spaccio di droga e furti.
Gli interventi adottati e le iniziative intraprese per proteggere il generale diritto alla
sicurezza hanno sostanzialmente sanato le situazioni segnalate, migliorando le
condizioni di vivibilità delle aree interessate grazie anche ad una più incisiva partecipazione
della gente, protesa a realizzare sempre più una cittadinanza attiva
ancorata principalmente ai doveri civici.
Percorrendo la strada della sicurezza, già ampiamente segnata dalla comunità
piacentina come una disposizione morale, la Polizia di Stato ha messo in campo
l’esperienza feconda per affrontare adeguatamente la realtà, senza ricoprirla
di pregiudizi, facendo appello alla forza della ragione nell’impiego delle risorse
umane disponibili, ahimè sempre più in diminuzione, per contrastare il rigore del
numero degli accadimenti.
Le indicazioni tendenziali desumibili dalla gamma degli interventi richiesti agli operatori
di polizia riflettono il generale senso della sicurezza della gente che vuole e
si aspetta diversificate azioni risolutorie, secondo il “qui e ora”, specie le persone
più bisognevoli, anche per eventi non penalmente rilevanti.
Le chiamate pervenute al 113, gestite dalla Centrale operativa, sono in aumento
-42383- rispetto a quelle registrate nello stesso periodo del precedente anno
-40742-; così dicasi gli interventi delle Volanti in città, da 3312 a 3873, e di questi
oltre il 96% per fatti di inciviltà, mentre il 4% per fatti reato, dove svettano i furti in
genere, i rimanenti interventi riguardano falsi allarmi, incidenti stradali e soccorsi.
L’aumento degli interventi richiesti evidenzia una maggiore partecipazione e fiducia
della gente che si è fatta interprete di un senso civico attivo, proteso più che al
conflitto alla conciliazione.
Gli eventi per liti/disturbi dal 2009 sono in calo e questo grazie anche all’attività di
neutralizzazione di potenziali comportamenti offensivi, concretizzatasi in un maggior
numero di controlli di veicoli da 15343 a 17948 (in città da 5024 a 8084), di
persone (da 32679 a 35366) e di esercizi pubblici (da 91 a 167), reso possibile
grazie alla forza dell’impegno di tutti gli operatori. Pubblicamente partecipo loro
Nella zona di via Roma, ritenuta la più esposta, gli interventi di sicurezza urbana
si sono notevolmente ridotti e, nel periodo di interesse, ammontano a 456, di cui
185 per liti/schiamazzi in genere e 10 per reati predatori (furti e rapine improprie).
E’ stata smantellata una rete di minuto spaccio di droghe pervenendosi all’arresto
Sul fronte dell’attività di repressione se l’indice di delittuosità, formato sulla base
del numero dei reati registrati, è in lieve aumento, da 2057 a 2230, ciò non vuol
dire che l’azione relativa di prevenzione e contrasto sia stata poco incisiva.
Al riguardo rispetto al decorso periodo di riferimento il numero delle persone denunciate,
quali autori noti di fatti reato, è aumentato passando da 922 a 1002,
mentre quello dei delitti scoperti tocca il tetto di 1054.
Ben 236 gli eventi fortemente lesivi del bene sicurezza, accertati nella loro consumazione
per i quali è prevista una pena superiore a tre anni che consente l’adozione
di misure cautelari restrittive.
Al riguardo si segnala la rilevante indagine della Polizia Stradale di Piacenza, che
ha consentito di individuare 10 persone che si erano rese responsabili di furti e
ricettazione di macchine operatrici e carrelli elevatori, poi commercializzati in –Piacenza
e Pavia, beni tutti recuperati per un valore di oltre 100 mila euro.
In particolare, si evidenzia che, per salvaguardare l’integrità della persona e i suoi
rapporti interrelazionali sullo spazio dei luoghi, sono stati profusi grandi sforzi, pervenendosi
alla scoperta degli autori di 69 delitti contro la persona su 85 consumati;
di 6 violenze sessuali anche in danno di minori, su 8 commesse; di 33 lesioni personali,
comprendenti due tentati omicidi, su 54 accadimenti.
In particolare, per quanto attiene alla tutela della dignità della donna, sono 33 le
persone denunciate per favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione, praticata
soprattutto a cielo aperto, con forte disagio per i passanti.
Guardando i reati predatori, dal forte allarme sociale, sono state registrate 6 rapine
in banca, di cui 3 scoperte, assicurandosi alla giustizia complessivamente 9
I furti sono in leggero aumento, in particolare quelli per necessità, non quelli in abitazioni,
rilevandosi che una buona fetta riguarda quegli atti di spoliazione riferibili
a voglie o desideri impulsivi, mossi dalla seduzione consumistica e puntinista, che
pervade la nostra società.
Ed è per tale ragione che la cultura deve essere annessa al progetto amministrativo
che governa la sicurezza, perché essa è strumento intrinseco di costruzione e
mantenimento dell’ordine, tanto per evitare derive distruttive nei legami relazionali,
che creano incertezza, solitudine e precarietà generalizzate.
Da ultimo ringrazio: Il signor Prefetto per la mirabile azione di coordinamento
dell’attività delle Forze di Polizia; l’Autorità Giudiziaria per l’autorevole azione di
impulso dell’attività investigativa; il Sindaco e il Presidente della Provincia per la
loro preziosa opera di sostegno; i Comandanti Provinciali dell’Arma dei Carabinieri
e della Guardia di Finanza, con i quali si è consolidata una leale, sincera, proficua
collaborazione; analogamente i responsabili del Corpo forestale, della Polizia penitenziaria
e delle Polizie locali per la fattiva opera di affiancamento; le Organizzazioni
Sindacali per il loro costruttivo dialettico apporto, teso a migliorare sempre
più le condizioni lavorative; gli Organi di informazione che hanno rappresentato gli
accadimenti nella loro essenza e le reali esigenze della gente così agevolando e
stimolando l’azione di sicurezza; infine, la mia gratitudine giunga a tutti gli Appartenenti
della Polizia di Piacenza e al Personale Civile, che con il loro quotidiano e
sentito impegno professionale concorrono a garantire la la serenità dei cittadini.
Certo che l’azione instancabile delle donne e degli uomini della Polizia di Stato da
sola non può essere risanatrice della legge violata, ma col suo visibile messaggio
egualitario, sostenere ed entrare nel cuore pulsante della gente per dare vita ad
una comunità sempre più umana, in Piacenza già crescente.