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Intitolato giardino al giudice Scopelliti. “Battere la mafia si può” foto

A Mucinasso folla di autorità e di gente comune per l’intitolazione dell’area verde di via Artegna al magistrato Antonino Scopelliti

Emozionatissima per i tanti bimbi e giovani presenti, anche Rosanna Scopelliti, figlia del magistrato ucciso dalla mafia nell’agosto del 1991, ha partecipato all’intitolazione dell’area verde di via Artegna alla memoria del padre. “Lui sarebbe orgoglioso di questo evento – ha affermato con la voce rotta dall’emozione la giovane – perché i tanti bimbi che passeranno del tempo in quest’area potranno avere la curiosità d’informarsi su chi era, ed avranno sicuramente una spinta in più per combattere la mafiosità che è in tutti”.
L’idea dell’intitolazione, partita dal sindacato di Polizia Siap, è stata colta dai consiglieri comunali Stefano Perrucci e Daniel Negri. L’Amministrazione comunale di Piacenza ha così deciso d’intitolare un’importante area verde in una nuova zona della città.
Presenti tante autorità: il questore Calogero Germanà ha sottolineato l’importanza di eventi simili anche al nord, mentre il sindaco Roberto Reggi ha ricostruito la vita del magistrato Scopelliti, ricordando il rifiuto di un tentativo di corruzione con oltre cinque miliardi di lire e la vita spesa per la lotta alla criminalità.
Nel tardo pomeriggio la presentazione nell’auditorium S. Ilario del libro “Primo Sangue” dello stesso Aldo Pecora, che racconta la storia dell’omicidio di Scopelliti. Insieme all’autore sono intervenuti Rosanna Scopelliti, il questore di Piacenza Calogero Germanà e, a moderare l’incontro è stata la giornalista e scrittrice Roberta Mani.

Il discorso del sindaco Roberto Reggi. E’ con sentimenti di sincera gratitudine e commozione che oggi dedichiamo questa area verde alla memoria del giudice Antonino Scopelliti, assassinato per mano della mafia il 9 agosto 1991, in una tragica stagione di sangue per l’intero Paese. L’apposizione della targa che andremo a scoprire, tributo della nostra comunità a un grande e indimenticato testimone della battaglia per la legalità, è il segno di quanto sia importante, per l’Amministrazione comunale, rendere omaggio tutte le persone che attraverso il loro impegno civile ci hanno mostrato il valore della libertà e della democrazia.
A questo proposito, vorrei ringraziare i consiglieri Daniel Negri e Stefano Perrucci, che hanno presentato la proposta d’intitolazione, e il Sindacato Italiano Appartenenti alla Polizia, perché proprio in occasione di un loro incontro è partita la richiesta di dedicare, anche nella nostra città, un giardino alla memoria del giudice Scopelliti, così come è già avvenuto, nei mesi scorsi, per il commissario della squadra mobile di Palermo Giuseppe Montana.
Oggi ci troviamo in un’area verde frequentata da bambini di tutte le età: verso le nuove generazioni abbiamo il dovere morale di non dimenticare l’esempio di quanti – magistrati, investigatori, componenti delle forze dell’ordine – sono stati uccisi dalla mafia. L’evento di oggi, nella sua semplicità e immediatezza, risponde a questo scopo: i bimbi di Piacenza e in particolare di Mucinasso, trascorrendo il loro tempo insieme in questo giardino, potranno conoscere e ricordare la figura di Antonino Scopelliti.
Calabrese di nascita, divenne sostituto procuratore generale presso la Suprema Corte di Cassazione, dove era tanto stimato e apprezzato dagli addetti ai lavori quanto temuto dalle organizzazioni criminali. Scopelliti si occupò dei più grandi processi della storia italiana degli anni Settanta ed Ottanta, dalla mafia alla camorra, dalle stragi del terrorismo al processo Moro. Nel maggio del 1991 accettò di rappresentare la pubblica accusa nel maxi processo a Cosa Nostra. Nel proprio ruolo avrebbe così dovuto indirizzare la Cassazione verso la conferma delle condanne che Falcone e Borsellino infersero in primo grado a Palermo a personaggi del calibro di Totò Riina e Bernardo Provenzano. 
Cercarono in tutti i modi di fermarlo, prima del maxi processo. Anche con un tentativo di corruzione, per la cifra record di cinque miliardi di lire, ovviamente rivelatosi vano. Con quel suo rifiuto onesto, dignitoso, tenace e pulito, il magistrato firmò la propria condanna a morte: il 9 agosto del 1991, a Piale di Campo Calabro, cadde nell’agguato di un commando che gli sparò due colpi di lupara. 
“Un magistrato chiave nella lotta alla mafia, uno dei più apprezzati collaboratori del procuratore generale della Corte di Cassazione, addetto alla trattazione dei più difficili temi sulla criminalità organizzata”. Così Giovanni Falcone parlava del collega Scopelliti, riconoscendogli l’intuizione di un legame tra Cosa Nostra in Sicilia e la ‘Ndrangheta calabrese. E proprio al giudice Falcone – di cui solo pochi giorni fa, il 23 maggio, è ricorso il tragico anniversario della morte nella strage di Capaci – il Comune di Piacenza ha intitolato un giardino in un altro quartiere della città, accanto alla Chiesa di Nostra signora di Lourdes.
La memoria di questi uomini straordinari è forte e viva in ciascuno di noi, anche grazie a coloro che ne portano avanti, con coraggio e coerenza, l’insegnamento. Sono particolarmente grato, in tal senso, a Rosanna Scopelliti, presidente della Fondazione che porta il nome di suo padre e cofondatrice del movimento “Ammazzateci tutti”, presieduto da Aldo Pecora, che oggi è qui presente accanto a lei. La loro è un’attività preziosa e insostituibile: quotidianamente, infatti, si battono contro la criminalità organizzata. Non in un’aula di tribunale, né indossando una divisa, ma con il compito fondamentale di sensibilizzare le giovani generazioni per educare, come ha scritto recentemente il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, “ai valori della legalità e della non violenza, indispensabili per assicurare la convivenza civile e una consapevole partecipazione alla vita democratica del Paese”.
Il loro lavoro è il lascito migliore di Antonino Scopelliti, il magistrato coraggioso che anche a Piacenza sarà per sempre ricordato.

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