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L’Anpi in Friuli ripercorre i luoghi della memoria

Prima giornata del viaggio della Memoria nei luoghi simbolo del Friuli Venezia Giulia, organizzato dall'Anpi Provinciale di Piacenza. Una cinquantina di piacentini, sono giunti oggi a Trieste per iniziare una due giorni che si propone di vistare i luoghi simbolo delle tragedie del secolo scorso.

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Prima giornata del viaggio della Memoria nei luoghi simbolo del Friuli Venezia Giulia, organizzato dall’Anpi Provinciale di Piacenza. Una cinquantina di piacentini, sono giunti oggi a Trieste per iniziare una due giorni che si propone di vistare i luoghi simbolo delle tragedie del secolo scorso.

La delegazione piacentina, è guidata dal presidente provinciale dell’Anpi Mario Cravedi, dal vicepresidente Stefano Pronti, dal segretario Romano Repetti, comprende iscritti e simpatizzanti di Piacenza, Borgonovo e Cortemaggiore, con la presenza della consigliera comunale Giulia Piroli. La prima tappa, nella tarda mattinata, è stata la vista al Sacrario di Redipuglia, il più grande d’Italia e uno dei maggiori del mondo, dove sono sepolti 100.000 caduti italiani della Prima Guerra Mondiale (nella foto la delegazione piacentina ai piedi del sacrario).

La visita è proseguita nel pomeriggio presso il sacrario di Oslavia, a pochi chilometri da Gorizia, dove riposano i resti di 60.000 soldati italiani caduti nel corso della Grande Guerra del ’15 – ’18. Il momento più significativo è atteso per domani mattina, quando la delegazione visiterà a Trieste i due luoghi simbolo della Seconda Guerra Mondiale, la Risiera di San Sabba, e la Foiba di Basovizza. La Risiera di San Sabba, oggi monumento nazionale, è l’unico campo di sterminio munito di forno crematorio in Italia e nell’Europa meridionale. Fu messo in funzione il 4 aprile del 1944 e fu utilizzato dai tedeschi per sterminare migliaia di oppositori antifascisti italiani ed jugoslavi, insieme a numerosi cittadini ebrei. La Foiba d Basovizza era un pozzo minerario, e nel maggio del 1945 fu un luogo di esecuzione sommaria da parte dei partigiani jugoslavi che liberandosi dall’occupazione tedesca, giunsero oltre confine per primi a Trieste. Vittime di questa tragedia furono  migliaia di persone, la maggior parte civili italiani, che si opponevano al regime comunista di Tito ma soprattutto colpevoli di essere italiani.

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