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"Machete" di Robert Rodriguez: la recensione di PiacenzaSera.it

Un film sorprendente: consapevolmente e volutamente trash, sempre al limite della credibilità con situazioni e personaggi grotteschi, fatto di un’azione frenetica e coinvolgente, situazioni comiche, dialoghi taglienti.

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Un film sorprendente: consapevolmente e volutamente trash, sempre al limite della credibilità con situazioni e personaggi grotteschi, fatto di un’azione frenetica e coinvolgente, situazioni comiche, dialoghi taglienti.
La nuova opera di Robert Rodriguez è subito cult e Machete è un personaggio di quelli creati per bucare lo schermo, passare immediatamente allo status di mito, affascinare incondizionatamente: la grandezza di Machete sta proprio nel suo essere costantemente sopra le righe, quasi un super eroe con gli stivali da texano e armato di due grossi machete, che un Danny Trejo finalmente in un ruolo da protagonista brandisce ed agita per eliminare i nemici.

La storia si svolge sul confine tra Stati Uniti e Messico dove si combatte una guerra tra clandestini messicani che vogliono attraversare il confine e le forze reazionarie che cercano in tutti i modi di fermare l’immigrazione: Machete, ex agente federale, viene assoldato per uccidere un senatore corrotto ma saranno gli stessi suoi mandanti a tradirlo per utilizzarlo come pedina in una guerra tra mafiosi, trafficanti di droga e criminali. Scoperto l’inganno, Machete decide di vendicarsi: viene così a contatto con la Rete, una sorta di resistenza messicana oltre confine che lo accoglie come salvatore e lo supporterà militarmente fino alla vittoria finale.

La trama del film è piuttosto lineare, e francamente anche poco originale: ma ciò che rende l’opera di Rodriguez è la costante ricerca dell’estremo, dell’incredibile, sempre però conservando l’attenzione a non superare quel  limite che separa un film volutamente trash da un film incosapevolente grottesco.
Rodriguez e Machete non si prendono sul serio e proprio qui sta la loro forza: ché altrimenti, un film che inizia con un solo colpo di sciabola capace di decapitare contemporaneamente quattro (quattro!) persone sarebbe da censurare senza indugio.
Ma quel colpo incredibile di Machete è invece solo l’antipasto di un servizio completo, fatto di esplosioni, sesso torrido, crocifissioni e torture, ma anche di scene gustosamente comiche e soprattutto di battute affilate e abrasive.
Insomma Rodriguez ha deciso di celebrare un filone mitologico – quello dei bmovies trash degli anni settanta – e ha capito che non c’è migliore omaggio, in questi casi, che fare le cose meglio dell’originale: tutto è equilibrato nel film, la violenza e la malizia, lo humour e l’azione al limite delle evoluzioni matrixiane, i dialoghi e gli effetti scenici.
Tutto è, dall’inizio alla fine, cult.
“Machete don’t text”, poi, è frase che finirà su parecchie t-shirt, lo scommettiamo.

Danny Trejo, finalmente al centro di una storia, sembra essere nato solo per recitare in questo film: nessun volto, nessun corpo, nessuna gestualità avrebbero potuto adattarsi meglio al ruolo di Machete. Il non più giovane californiano è affiancato in questa prova da un De Niro cinico e ripugnante, da una Jessica Alba affascinante e pure – pare per la prima volta -  in deshabillé, da una Micelle Rodriguez pasionaria e sensuale e da un paio di mostri sacri del kitch come Steven Seagal o Don Johnson.
Difficile citare le scene migliori, difficile scegliere tra Jessica Alba che uccide il peggior criminale assaltandolo armata di scarpe tacco dodici o l’assalto finale portato su macchinoni che saltano al ritmo dell’hip hop o Machete che riesce nel capolavoro di possedere contemporaneamente la moglie e la figlia del suo nemico.

Un film tamarrissimo, insomma, e dunque impedibile.
  
Renato Ferrini

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