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Pellegrina, camminata di solidarietà per "La Ricerca"  FOTO foto

Diciotto anni di camminata della solidarietà. Due i percorsi a scelta, di 5 o 10 chilometri, nella campagna tra Gossolengo, Settima, Quarto e Pittolo (saranno attraversate le località Ca’ dei Rossi, Mola, Stradazza, LOmbardina, Bardinezza).

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Diciotto anni di accoglienza e cure alla “Pellegrina”. E diciotto anni di camminata della solidarietà: oggi è andata in scena la tradizionale (e sempre partecipatissima) marcia organizzata dall’associazione “la Ricerca” in collaborazione con il Gruppo Marciatori Piacenza come segno tangibile di vicinanza e simbolico abbraccio a casa “Don Venturini”, la struttura che in questa località alle porte di Piacenza accoglie persone malate di aids.

Come sempre il ritrovo è stato nella grande corte del complesso settecentesco che si affaccia su Strada Agazzana. Due i percorsi a scelta, di 5 o 10 chilometri, nella campagna tra Gossolengo, Settima, Quarto e Pittolo (saranno attraversate le località Ca’ dei Rossi, Mola, Stradazza, Lombardina, Bardinezza).

Lo slogan che accompagna la “camminata della solidarietà” è un messaggio che testimonia quanto viene quotidianamente vissuto all’interno della casa, non solo dagli ospiti e dagli operatori, ma anche dai volontari che la frequentano: “Basta poco per abbattere l’indifferenza”.

Come ogni anno, questa manifestazione podistica non competitiva a passo libero può avvalersi del sostegno, oltre che del Gruppo Marciatori Piacenza, dell’azienda Spaccio Serafini e di Duomo Profumerie. Ha carattere nazionale ed internazionale ed è valida per il concorso nazionale Fiasp Piedalato, per l’internazionale IVV e per il Riconoscimento Fedeltà della C.P.M. Fiasp di Piacenza per l’anno 2011.

Nata nel 1993, per volere dalla Chiesa Piacentina come segno di Carità cristiana, casa “Don Venturini”, può accogliere 9 persone a regime residenziale e 3 persone in un progetto di Assistenza Domiciliare. Si prefigge di creare uno spazio dove la persona malata possa migliorare la propria condizione fisica rielaborando i propri vissuti esistenziali e le proprie motivazioni per condurre una vita dignitosa. Tra i compiti subentrati con la cresciuta speranza di vita, quello di elaborare un progetto educativo per valorizzare ogni margine di autonomia e autogestione recuperando in ciascun malato le capacità residue e combattendo la rassegnazione e la delega. Realizza percorsi intermedi quali l’assistenza domiciliare, una sistemazione abitativa protetta, l’inserimento lavorativo. E cerca di creare una rete di solidarietà, coinvolgendo i familiari e i tanti volontari in una frequentazione pressoché quotidiana, per permettere agli ospiti di coltivare i rapporti sociali e affettivi.

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