Atalanta-Piacenza, Erodiani: “La partita era già combinata”

"Quote troppo basse, nessuno la giocò". A dirlo è Erodiani durante gli interrogatori dell’inchiesta Last Bet. Già da qualche giorno si parla di Atalanta-Piacenza come di una partita dove potrebbe esserci un coinvolgimento diretto di almeno una delle due società.

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Continuano le indiscrezioni sugli interrogatori dell’inchiesta Last Bet, che si stanno svolgendo a Cremona dal gip Guido Salvini. Già da qualche giorno si parla di Atalanta-Piacenza come di una partita diversa dalle altre citate nell’inchiesta, dove potrebbe esserci un coinvolgimento diretto di almeno una delle due società.
 
Secondo quanto riporta questa mattina il sito dell’Eco di Bergamo, Erodiani parla di Atalanta-Piacenza come di una partita già combinata, che gli scommettitori non hanno voluto giocare per le quote troppo basse. Erodiani, titolare di agenzie di scommesse, racconta la gip che la partita “è stata fatta comunque, ma io e loro (i bolognesi, ndr) non l’abbiamo fatta. È stata condizionata… anzi le dirò di più per farvi fare questa risata. Tre ore prima della partita io stavo in agenzia, mi chiamò Paoloni e mi disse “va bene Marco” perché volevano fare, dato che le quote si erano talmente abbassate e l’avevano talmente massacrate che Bologna aveva messo un vincolo, “guarda Massimo si può fare ancora se fai fare un over 3 e mezzo” e quindi doveva finire con somma 4 gol. Chiamando Paoloni prima mi disse “Sì, sì, si può fare dovete dare 10 mila euro in più al portiere” e fece il nome di Cassano, il portiere del Piacenza. Chiamai Bologna e Bologna mi disse “no, no, va bene, lascia stare”».
 
Parole confermate anche dal commercialista di Signori Giannone: «L’avevano già stabilita e in particolare da… da Doni, perché comunque Doni è uno che nell’ambiente si sa, che è uno che gioca, gioca pesante e quant’altro. Quindi, la partita di fatto l’aveva fatta lui. L’idea che mi ero fatto io era questa qua, che probabilmente l’Atalanta aveva parlato chiaramente con qualcuno del Piacenza e nel caso specifico credo con Gervasoni. Questo gli ha dato l’informazione e Paoloni (il portiere del Benevento, ndr) la stava vendendo come una partita fatta da lui». Il gip lo incalza: «Mentre in realtà il grosso l’aveva fatto già l’Atalanta, qualcosa del genere?». «Sì – risponde il commercialista – la partita era già fatta perché avevano giocato già più di, quasi 500 mila euro su una partita che mediamente a quell’ora si giocano 200 euro». Alla fine Giannone conferma che la partita non è stata giocata perchè le quote erano troppo basse.

Gervasoni, un doppio ruolo che fa discutere

In attesa dell’interrogatorio previsto a fine estate, Gervasoni è al centro dell’attenzione della stampa nazionale. Soprattutto ne viene messo in risalto il doppio ruolo ricoperto nell’inchiesta: prima vittima di Paoloni (è uno dei giocatori della Cremonese che ha ingerito il tranquillante) e poi suo complice nella partita Atalanta-Piacenza.
 
Ma, come riporta La Stampa, neanche nel ruolo della vittima è credibile: “Non gli credono. Non gli credono neppure quando è nei panni della vittima. Come se il tranquillante lo avesse preso a fine partita per procacciarsi un alibi. Come se l’incidente fosse stato un imprevisto sfuggito al copione. Come se le versioni reticenti di Paoloni e questa storia – ancora da chiarire – avessero qualcosa in comune. In attesa della verità di Gervasoni, bisogna rifarsi alle sue ultime parole note: «Non ricordo nulla della partita contro la Paganese. Alla fine mi sono addormentato sul lettino dei massaggi. Ho cercato di riprendermi buttandomi sotto la doccia, ma ero confuso. Il magazziniere mi ha detto che non riuscivo neppure a infilarmi le mutande». 
 
Intanto il difensore del Piacenza è introvabile. Come scrive Niccolò Zancan (leggi l’intero articolo) Gervasoni non risponde più al telefono, i parenti di Legnano raccontano che non lo vedono da un mese ed è scomparso anche dalla sua casa di Acqui Terme

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