Quantcast

Bufera sul Comune di Parma, 11 arresti. “Enìa mucca da mungere”

Arrestati due dirigenti, il comandante dei Vigili urbani e altre otto persone. Il procuratore capo di Parma Gerardo La Guardia: "I soldi provenivano direttamente da Enìa che veniva utilizzata come una sorta di bancomat". L’azienda: "Fiducia nella magistratura, noi parte lesa"

Più informazioni su

Lavori pubblici per sistemare case private, finti appalti, fatture gonfiate per intascare soldi dei cittadini e lavori mai fatti. E’ questo il “sistema” scoperto in una lunga e complessa indagine della Guardia di Finanza di Parma che ha portato all’arresto nelle prime ore di questa mattina di undici persone con l’accusa di corruzione, peculato e reati contro la pubblica amministrazione. L’operazione ha preso il nome di “Green money”. (Leggi l’inchiesta completa su ParmaSera.it)

IL RUOLO DI ENIA – “In molti consideravano Enìa come una mucca da mungere”. Non ha usato mezzi termini il procuratore capo di Parma Gerardo La Guardia per descrivere il sistema messo in piedi per distrarre fondi pubblici e che, come è stato reso noto oggi, coinvolgeva diversi imprenditori privati ma soprattutto alcuni amministratori pubblici che intascavano mazzette per l’appalto dei lavori. 
“I soldi – ha spiegato La Guardia durante la conferenza – provenivano direttamente da Enìa che veniva utilizzata come una sorta di bancomat. La società che ora si chiama Iren aveva un settore detto global che racchiudeva tutti i servizi per il comune, dalla gestione del verde sino all’irigazione passando per diversi altri sistemi. Il Comune pagava per questi servizi spesso cifre decisamente sovradimensionate”. Il capo della procura parmigiana non ha un giudizio tenero nemmeno sulla situazione della corruzione a Parma: “C’è un sistema molto diffuso – ha spiegato rispondendo ad una domanda – che ha le sue ramificazioni in diversi settori. Lo avevo detto in passato: quando i nostri uffici si sono in parte liberati dalla mole di lavoro legato alla Parmalat abbiamo potuto concentrarci su altre realtà come questa”. E non c’è che dire, è bastato poco per capire che a Parma qualcosa non andava.

GLI ARRESTATI – Fra gli undici finiti in manette questa mattina c’è il comandante della Polizia municipale, Giovanni Maria Jacobazzi. Ma non è l’unico nome di spicco dell’Amministrazione coinvolto nello scandalo, sono stati arrestati infatti anche due importanti dirigenti comunali: il dirigente del settore ambiente Emanuele Moruzzi e il direttore marketing del Comune Carlo Iacovini. Entrambi sono tra i personaggi più vicini al sindaco Pietro Vignali, e Moruzzi era stato già marginalmente coinvolto nella prima inchiesta riguardante le mazzette per il verde pubblico.

In carcere anche il direttore generale dell’Iren a Parma Mauro Bertoli, il presidente di Engioi (società per azioni di cui il Comune detiene la maggioranza) Ernesto Balisciano, il presidente e il vice della cooperativa Student work service Gian Vittorio Andreaus e Tommaso Mori. Manette anche per gli imprenditori Gianluca Facini, Norberto Mangiarotti, Alessandro Forni tutti collegati alla gestione del verde. Ordine di custodia cautelare anche per l’investigatore privato Giuseppe Lupacchini.

LE ACCUSE – Le accuse nei loro confronti sono molto pesanti: corruzione, peculato e reati contro la pubblica amministrazione. Secondo la ricostruzione delle Guardia di finanza si trattava di un vero sistema di corruzione in grado di distrarre soldi pubblici per farli finire nelle tasche degli indagati. Si parla di un giro di oltre 500 mila euro già accertati ma sarebbero molti di più.

LE ROSE DEL LUNGO PARMA –
Uno degli esempi riportati dalla Guardia di finanza per far capire il sistema utilizzato è stato l’appalto per la risistemazione delle rose nelle aiule del lungo Parma, proprio di fronte alla Ghiaia. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti quei lavori – che sono arrivati a costare oltre 180mila euro – sono stati gonfiati e che buona parte dei soldi finissero nelle tasche degli arrestati.

(Marcello Volta, Igor Micciola per ParmaSera.it)

Iren: “Fiducia nel lavoro dei magistrati, noi parte lesa”


Comunicato stampa

Iren Emilia ha appreso in data odierna dalla conferenza stampa del Procuratore Dott. Gerardo Laguardia, che un proprio dirigente è stato raggiunto da un provvedimento di custodia cautelare nell’ambito dell’inchiesta, denominata “Green Money”, condotta dalla Procura della Repubblica di Parma per la quale l’Azienda, come parte lesa, aveva già nominato un proprio legale di fiducia e si era costituita parte civile.

 
Iren Emilia, nell’esprimere piena fiducia nell’operato della magistratura, adotterà tutti i provvedimenti per tutelare i propri interessi e la propria immagine.

Più informazioni su

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di PiacenzaSera, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.