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No Tube: "Trebbia assassinato e non è una fiction"

"Il Trebbia è assassinato, e non è una fiction". Riportiamo l'intervento del Comitati No Tube sulla situazione idrica del fiume Trebbia, oggetto di particolare attenzione in questi giorni.

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"Il Trebbia è assassinato, e non è una fiction". Riportiamo l’intervento del Comitati No Tube sulla situazione idrica del fiume Trebbia, oggetto di particolare attenzione in questi giorni.

Dalla stampa del 1 Giugno apprendiamo quello che noi sapevamo già, e che sapevano tutti i cittadini che conoscono il Trebbia: il Consorzio di Bonifica preleva l’acqua dal Trebbia senza rispettare il Deflusso Minimo Vitale che impone la legge. Per questo, ha annunciato l’Assessore Regionale Freda, il Consorzio riceverà una sanzione dalla Regione.
Le nostre misurazioni del deflusso minimo vitale non erano dunque “sommarie”, come il Presidente del Consorzio aveva erroneamente affermato: l’Arpa ha confermato le nostre denunce e la nostra preoccupazione.

Il sig. Zermani parlava di fiction: ci sembra che, di fronte ai dati inoppugnabili di Arpa, gli autori della fiction siano altri: non certo i cittadini che difendono il fiume, né l’Assessore Freda, che sta ricoprendo il suo dovere istituzionale in modo impeccabile.
Speriamo dunque che la sanzione in arrivo faccia ravvedere il Consorzio perché in futuro non vi siano più sottrazioni indebite di acqua dal fiume, e che il Trebbia possa avere almeno una quota della sua acqua per tutta l’estate.

C’è però un problema ancora più grande, che emerge dalle rilevazioni dell’Arpa. La stampa riporta che, nella giornata di lunedì 30 Maggio, la misurazione dell’Arpa ha verificato che il deflusso minimo vitale superava di poco il limite consentito, cioè 1500 litri al secondo.
Noi abbiamo misurato l’acqua in Trebbia all’altezza del ponte di Tuna negli stessi giorni, e non abbiamo trovato più di 300 litri al secondo, solo un quinto del minimo deflusso vitale: un rivolo striminzito che già a Gragnano è del tutto seccato.
Com’è possibile che invece l’Arpa abbia riscontrato più di 1500 litri? Non mettiamo certo in dubbio la capacità e l’affidabilità dei tecnici. Forse il problema è un altro, e riguarda il modo in cui il minimo deflusso vitale è stimato.

Abbiamo il forte dubbio, e da subito chiediamo ad Arpa e al Servizio Tecnico di Bacini di chiarirci in merito, che il minimo deflusso vitale non venga misurato obiettivamente come la quantità d’acqua reale che scorre a valle delle derivazioni, ma come un puro calcolo teorico.

Facciamo un esempio di come potrebbe essere andata.
Poniamo che a monte di Rivergaro il Trebbia porti circa cinquemila litri al secondo. Poniamo che ne vengano derivati dal Consorzio tremilacinquecento. In teoria ne rimarrebbero millecinquecento per il fiume, ma non è assolutamente così. Va detto subito chiaramente: in questo modo si assassina il fiume. Infatti, quando dal calcolo teorico escono millecinquecento litri, il fiume ne ha in realtà solo trecento. Non chiedete a noi dove se ne vanno le centinaia di litri di differenza: chiedetelo al Consorzio, che gestisce le derivazioni e che ha i tecnici in grado di rispondere. In ogni caso quello che è certo è che non è assolutamente accettabile calcolare il minimo deflusso vitale in via teorica come differenza tra la portata presente a monte e quella prelevata. Il minimo deflusso vitale per legge è la quantità fatta effettivamente defluire dalle derivazioni, non un calcolo astratto, ed è questa la misura che il Consorzio deve effettuare materialmente ogni giorno per rispettare la legge. Se questa misura verrà effettuata e rispettata, siamo sicuri che nei prossimi mesi non si verificherà più la secca indecente che abbiamo visto in Trebbia in queste settimane. Se invece si vorrà raccontare al fiume che per sopravvivere gli basta un calcolo e non l’acqua vera, allora faremo di tutto per smascherare questo imbroglio. Useremo tutte le vie legali possibili. Partiremo dalla segnalazione all’Unione Europea, che non ha mia chiuso la procedura di infrazione aperta nel 2008, e arriveremo alla magistratura, e non ci tratterremo dall’esercitare il nostro diritto alla disobbedienza civile per chiedere che la legge venga applicata.

Ricordiamo anche un fatto molto importante: gran parte di quell’acqua che viene prelevata dal Trebbia senza il rispetto del minimo deflusso vitale, viene poi  sprecata senza arrivare ai campi.

Gli studi fatti dall’Università Cattolica per il tavolo del Trebbia spiegano che l’acqua che arriva ai campi è sempre meno del 50% di quella derivata, a causa prima di tutto di una gestione arcaica e inefficiente della distribuzione e poi delle perdite dei canali. Insomma: per portare alle colture millecinquecento litri al secondo, se ne perdono tremilacinquecento e si lascia il Trebbia senza una goccia d’acqua.
Questa non è fiction…
 

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