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Tentato sequestro di persona, arrestati a Cremona. La “base” a Castelvetro

Abitavano a Castelvetro  i tre rumeni di età compresa tra i 20 e i 30 anni, arrestati venerdì sera dai carabinieri in provincia di Cremona, perché ritenuti responsabili di concorso nel tentato sequestro di una connazionale ventiquattrenne, insieme al figlio di tre anni. 

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Abitavano a Castelvetro  i tre rumeni di età compresa tra i 20 e i 30 anni, arrestati venerdì sera dai carabinieri di Pandino e Castelleone, insieme ai colleghi di Crema, in provincia di Cremona, perché ritenuti responsabili di concorso nel tentato sequestro di una connazionale ventiquattrenne, insieme al figlio di tre anni. 

In particolare uno di loro, di 25 anni, già da tempo monitorato dai carabinieri di Monticelli che hanno collaborato con i colleghi di Pandino per le ultime decisive informazioni prima del blitz, risulta essere uno dei leader di un’organizzazione dedita alla tratta di donne per la prostituzione con riduzione in schiavitu’.

 
Insieme ai due complici venerdì a Trescore Cremasco ha forzato il cancello e sfondato la porta della casa della donna, ribellatasi dopo mesi di violenze e soprusi, rinunciando al tentativo di sequestro solo grazie al tempestivo arrivo dei carabinieri.
 
I tre sono poi fuggiti su un’Opel Kadett intestata a un’officina di Cremona, ma sono stati rintracciati ed arrestati poco dopo. Le indagini hanno portato a raccogliere elementi per accusare i tre di concorso in riduzione in schiavitù, tratta di donne destinate alla prostituzione e sfruttamento della prostituzione.
 
Le indagini dei carabinieri di Monticelli
 
Da circa due anni i carabinieri di Monticelli stanno monitorando, con una capillare azione di controllo e riscontro diversi cittadini rumeni, considerati “di particolare spessore operativo”( quasi tutti con precedenti penali di particolare gravita’) che si sono venuti ad insediare nel territorio di Castelvetro piacentino e di alcune frazioni rurali anche di Monticelli d’Ongina.
 
Nell’abitazione del 25enne in via Po a Castelvetro, alla quale si erano appoggiati anche i due complici finiti con lui in manette ed altri connazionali, in particolare venivano “ospitate” giovani ragazze, fatte giungere da Milano, Torino e altre diverse citta’ del nord Italia o direttamente dalla Romania, e costrette a prostituirsi nel cremonese, nel bresciano e nel bergamasco. Una situazione che aveva esasperato gli abitanti della zona, in alcune occasioni addirittura minacciati dal clan rumeno.
 
Nel novembre 2009 un blitz dei carabinieri all’interno di un’altra abitazione a Castelvetro sempre nella disponibilità dei rumeni, portò a scoprire diverse ragazze tenute segregate. In quell’occasione furono bloccati tre rom, uno dei quali, il leader, strettamente legato ai tre arrestati nell’operazione di venerdì.
 
 

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