Quantcast

“Troppo bravo per lavorare”, giovane piacentino scrive al Corsera

"Troppo bravi per lavorare" è il titolo di una lettera, pubblicata all’interno della rubrica la 27esima ora sul sito internet del Corriere della Sera, scritta da Michele, un ragazzo piacentino che racconta le sue difficoltà, simili a quelle di tante coetanei nell’inserirsi nel mondo lavorativo nonostante una laurea a pieni voti.

Più informazioni su

“Troppo bravi per lavorare” è il titolo di una lettera, pubblicata all’interno della rubrica la 27esima ora sul sito internet del Corriere della Sera (qui il testo integrale), scritta da Michele, un ragazzo piacentino che racconta le sue difficoltà, simili a quelle di tante coetanei nell’inserirsi nel mondo lavorativo nonostante una laurea a pieni voti.

“Mi chiamo Michele, ho 27 anni e attualmente lavoro per un’agenzia che si occupa di monitorare stampa, tv, web e altri media. Ho studiato un anno a Oxford dove ho fatto un master in studi bizantini, (volevo intraprendere la carriera accademica) dopo essermi laureato in Storia dell’arte alla Statale di Milano nel 2008, con il massimo dei voti e la lode.

 Ho appena iniziato a lavorare, aprendo la partita IVA; così l’azienda spende, forse, un po’ meno e in caso di controversia non ha le grane che avrebbe con un dipendente tradizionalmente inteso. Il vantaggio è che lavoro da casa, quindi non ho le spese per il viaggio, ma soprattutto non incappo negli snervanti ritardi delle ferrovie.

Mi alzo verso le 5 del mattino per poter lavorare, dal soggiorno di casa mia, affiancato dalla fedele caffettiera, il cui contenuto mi aiuta a risvegliarmi velocemente e a essere pronto e concentrato per quel che devo fare: traduzioni dal tedesco e dallo spagnolo a circa 13 euro l’ora. Lavoro in media quattro ore al giorno, alle 9 e mezza in genere ho già finito e metto da parte circa 1.000 € mensili.

Non mi lamento, vista la situazione di alcuni miei illustri colleghi. Partendo da Claudia, 26 anni, laureata in lingue con il massimo dei voti, master in diritti umani all’Institute for Commonwealth Studies di Londra: lei fa due lavori, oltre alla sua occupazione principale, ossia il servizio civile. Qui, spesso, le viene chiesto di fare la postina, consegnando domande, lettere e scartoffie a questo o a quell’ufficio. Per poco più di 400 € al mese. A volte le fanno distribuire volantini alle sagre di paese per fare pubblicità all’iniziativa, o di accompagnare qualcuno alla stazione o all’aeroporto. Poi corsi di lingue con una paga netta di circa 10 euro l’ora, che se va bene diventano venti: niente contratto, durata sei mesi circa. E poi daccapo, sperando di trovare qualcosa di simile anche dopo… Tre lavori, per un totale di 1.000 € al mese scarse, escluse le spese per i numerosi viaggi sui treni dei pendolari, per cui bisogna anche calcolare almeno dieci minuti extra, ogni volta, per il ritardo. Claudia torna a casa, regolarmente, mai prima delle 9 di sera. 

Chi è mediocre, ma ha la fortuna di aver azzeccato il settore del momento, trova lavoro, spesso a tempo indeterminato e con una paga dignitosa. Forse avremmo dovuto immaginarlo: le aziende non possono che spingere – per poter essere “competitive” – a far lavorare sempre di più, per pagare sempre meno. E c’è chi dice che dovremmo anche ringraziare…”.

Più informazioni su

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di PiacenzaSera, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.