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Lunga vita al kebab: la top 6 dei döner piacentini foto

Viaggio intestinale per i locali etnici della città, alla ricerca del Döner perfetto

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Una doverosa introduzione…

Spesso, camminando per le vie della città, ci si imbatte in un soave ed intenso profumo che distoglie dai nostri pensieri per condurci, per un attimo, all’estasi dei sensi. Questo delizioso effluvio è, ebbene sì, odor di kebab (o kebap, alla turca). Trattasi in effetti di una pietanza dalle origini incerte (si dice che sia nato come cibo da consumare rapidamente durante le battaglie…), che dopo aver raggiunto un’incredibile varietà di preparazioni nel mondo arabo è stata poi “esportata” in Occidente dagli immigrati.

In particolare, nei paesi europei (e quindi anche a Piacenza), ha spopolato la versione del “döner kebab” (kebab che gira): un panino arabo stracolmo di carne rosolata verticalmente, con all’interno verdure, salse e porcherie varie a nostro piacimento. Trattandosi di un piatto tipico musulmano la carne non contiene maiale ma agnello, manzo o tacchino, mischiati nel classico “rotolone” cotto allo spiedo; il sapore viene però esaltato dalle straordinarie spezie (menta, peperoncino, cannella, coriandolo…), dalla freschezza delle verdure e dalle poco ortodosse ma sfiziosissime patatine fritte, conferendo a questa prelibatezza un gusto unico ed appagante.

Il kebab, inoltre, è un piatto popolare, interculturale ed interreligioso: gustarsi un bel panino (3,50 € con mastercard) conversando con persone di ogni colore, seduti comodamente in un localino di via Roma, vi farà sentire in pace col mondo e dimenticare qualsiasi paranoia xenofoba o para-leghista.

Insomma, un piatto che mette d’accordo tutti, o quasi. E’ infatti recente la notizia di un consigliere regionale piacentino, Stefano Cavalli, che avrebbe avanzato la proposta di “limitare la proliferazione di negozi e locali etnici nel centro città, per incentivare le attività tradizionali”. In pratica si vuol dire basta, come in molte altre città del nord Italia, ai ristoranti etnici e alla ricchezza che portano nella nostra società. Lasciamo a voi le considerazioni relative a una simile proposta: a noi però piace pensare ad una città dove la diversità di sapori e di saperi sia vista come una potenzialità, e non come un male. Insomma, ma perché i pisarei e fasö dovrebbero essere incompatibili con un bel döner?

Ed ora… vi guideremo in un fantastico bad trip per i migliori kebabbari di Piacenza, alla scoperta del Döner perfetto! Buon appetito, e preparate massicce dosi di digestivo!

Imperator: situato in pieno centro, in Corso Vittorio Emanuele, questo ampio locale turco è molto apprezzato dagli immigrati, ma soprattutto dai tanti passanti affamati. Malgrado la felice location, però, il panino non supera la prova-assaggio: la carne è piuttosto insipida, le patatine spesso assumono una consistenza gommosa e l’abbondante utilizzo di ketchup copre il sapore delle altre salse. Comunque sia il posto è ampio e piacevole, ed è assai comoda la promozione “il decimo panino è gratis”!   Voto: 6–

Alì Baba: quando si parla di kebab è difficile non menzionare questo storico locale di via Roma. Fin da subito apprezzato da torme di estimatori, il locale è sempre affollato di pellegrini provenienti da ogni dove, alla ricerca del fantastico panino di Alì. Una volta entrati in questo angusto locale sarete forse disorientati dall’elevata umidità e dai miasmi provenienti dalla carne allo spiedo, però ne sarà valsa la pena: la carne marinata alle spezie è qualcosa di sensazionale, così come la freschezza della salsa yogurt e le croccanti patatine. Da non sottovalutare tra l’altro la vicinanza con i bellissimi Giardini merluzzo, vero locus amoenus della nostra città, per quanto dimenticato. Unico neo: pare che il locale abbia recentemente cambiato gestione, e in effetti da qualche tempo i panini non sono più così divini…  Quello che di certo non è cambiato, comunque, è la serafica calma dei kebabbari: potrete anche puntargli una pistola alla tempia, ma ci metteranno lo stesso dieci minuti per farvi un döner. Amen.  Voto: 8+

Pak: questo bel ristorante indiano, di recente apertura, offre anche un chiosco per kebab dove potrete saziare il vostro appetito. Peculiarità del Pak è infatti la grandezza immane del panino, che vi costringerà alla slogatura della mascella nel vano tentativo di addentarlo senza sbrodolarvi. Oltre a questo gli ingredienti sono veramente standard (quindi buoni) e il vero punto di forza del locale consiste nella possibilità di sedersi al ristorante, o ancora meglio nei limitrofi giardini Merluzzo. Chiedete sempre di non mettervi il ketchup e la maionese nel panino: rovina il sapore. Voto: 7+

Bella Africa 2: Sito in via Colombo, offre il migliore kebap di Piacenza, almeno ad avviso di uno dei più esperti mangiatori d’agnello, che non lascia nulla d’incompiuto alle papille gustative.
Il locale è relativamente pulito e organizzato: vi sono una capiente cappa adibita ad espellere il tossico e nauseabondo fluido di fritto, carne, bruciato, cipolla ecc…. ed è presente una macchina “sputa-biglietti” utile a razionalizzare le code degli affamati. Infatti il locale si riempie sensibilmente, specie durante la pausa-pranzo. Ma parliamo della sostanza: il panino è orrendamente squisito, a cominciare dal pane (di produzione propria), croccante e di ottimo sapore, per arrivare al forte gusto della carne e all’equilibrata miscela di salse e condimenti. In questo locale viene effettuata la vendita diretta del solo pane, a prezzi quasi da iperstore. Ma soprattutto non manca al “Bella Africa 2” la particolarità, il tocco d’artista che rende la sua offerta unica a Piacenza: l’aggiunta di verdure grigliate al panino, oltre ai più classici ingredienti per farcitura. Questo comporta  un incremento del prezzo a 4,50 €, ma ne vale davvero la pena.
E siccome anche l’occhio vuole la sua parte, se doveste capitare al Bella Africa vi consiglio di porre l’attenzione sull’accattivante scultura in bassorilievo, ricavata da incognito materiale nero, raffigurante donne avvolte nei loro burqa.   Voto: 9

Bella Vista Istanbul 2: Entrando dalla porta a vetri di via Legnano 3  si viene investiti da un’ondata di caldo fritto e cotto che è a dir poco un monito a non entrare. Ma superato questo illusorio avvertimento, all’interno si può godere di un ragionevole spazio, ben arredato e con un suggestivo sfondo arancione. Veniamo al sodo: la carne che ti propugnano è, a detta del kebabbaro stesso, per l’ 80% vitello e per il 20% tacchino. Si noti che il tacchino deve essere necessariamente femmina, la cui carne è più tenera rispetto a quella del maschio, e, quindi, nemica del dentista. Ho notato poi che nel condire abbondano con l’insalata, non una malvagia notizia per i più erbivori di voi. Diversamente prediligono spremere le salse centellinandole per bene, per evitare che il gusto della carne venga interamente censurato da maionese, ketchup e salsa piccante, come potrebbe invece avvenire altrove. Passiamo alle note dolenti: è sconcertante la flemma con cui sono stato servito l’ultima volta, e la mia conseguente snervante attesa della quale riporto ancora le ferite, procuratemi dai morsi della fame. Non è quindi consigliato recarvisi se le intenzioni sono quelle di un pasto “fast food”: in via Legnano 3 nulla è fast.
Tutto sommato il panino è saporito e digeribile, pregio raro per un kebab, e in più (si sa) la lunga attesa conferisce maggior godimento all’epilogo ricercato. Bella vista Istanbul 2 offre anche la pizza e la piadina. Sconsiglio vivamente quest’ultima: non è una vera e propria piadina bensì un pane sottile, poco cotto, che sul piano culinario somiglia alla piadina come Kate Middleton rassomiglia nell’aspetto a Lady D. Ma questo locale necessita anche di una nota di merito ecologico. Infatti presenta nei pressi dell’entrata ben 4 distinti bidoncini, adibiti alla raccolta differenziata di lattine, vetro, plastica e carta. Grazie a questo espediente ambientalista il locale riacquista tutti i punti credito precedentemente persi per via del nauseabondo odore e della preparazione a lentezza infinita.   Voto: 6

Miss Istanbul: Locato ai margini della grande rotonda di via Dante sta, nel suo angolino, Miss Istanbul, che non è una modella turca ma un locale di ristorazione, o ancor meglio…un kebabbaro.
L’ambiente interno non è per niente ampio e sono giustapposti ai muri alcuni sgabelli sui quali, impiccato come su un patibolo,  puoi tentare di azzannare quel bisogno primario che è il Kebap. L’interno è non troppo arredato e alquanto caldo. Il mio occhio vigile non si è lasciato sfuggire però l’incombente presenza di un condizionatore appeso al muro. Mentre ci mangiavo, recentemente, stava lì, spento, ed io lo guardavo come l’illusione di un oasi nel deserto.
Immagino, comunque, che in questi giorni di caldo sub-sahariano quel condizionatore potrà rappresentare una salvezza per i molti di voi che andranno ad assaggiare il kebap di Miss Istanbul!
Il panino è molto saporito e gustoso, con un pizzico di esagerazione nel ketchup che gli dona un gusto accattivante ma al contempo gli conferisce un’aura di porcata americana. Sì, una mezza porcata, ma per ciò stesso, e quasi per antonomasia, buona. Una lieve pecca è la loro rinuncia all’abbondanza: infatti, per tutte le mie più recenti visite ho dovuto notare che il contenuto, a partire dalla carne, è più scarso rispetto agli altri colleghi sparsi nel territorio del Comune.
D’altro canto, degna di lode è la loro rapidità d’esecuzione, quasi sbalorditiva sul momento. Ma ragionandoci a freddo si può seguire la pista di pensiero per cui si collega la scarsezza di materia prima con il tempo necessario a prepararla e servirla. Se ad Achille chiedo di raccogliermi cento mele e alla tartaruga di procurarne due, è logico che si presenti per prima la tartaruga. Essendoci meno contenuto poi, il panino-Kebap risulta essere ergonomico, il che è una vera peculiarità. Voto: 6,5

di Giacomo Cantù & Francesco Marini
pubblicato su La Marmaglia n.8 (http://www.lamarmaglia.it/)

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