Scommesse, la moglie del Gerva: “Carlo un capro espiatorio”

Ha raccontato la sua versione dei fatti al Corriere della Sera Raffaella Bosetti, moglie di Carlo Gervasoni, l’ex difensore del Piacenza condannato a 5 anni di squalifica più preclusione, cioè radiazione

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«Se non mi fidassi, se non avessi la certezza che è estraneo a tutta la vicenda, non potrei stargli accanto un secondo di più. Se credessi che ha puntato 10 mila euro sulla sconfitta del Piacenza con l’ Atalanta, gli leverei la pelle. Anche se io ho un carattere diverso: mi sarei incatenata davanti alla Figc per far valere le mie ragioni, avrei gestito le cose in altro modo». Ha raccontato la sua versione dei fatti al Corriere della Sera Raffaella Bosetti, moglie di Carlo Gervasoni, l’ex difensore del Piacenza condannato a 5 anni di squalifica più preclusione, cioè radiazione. Insegnante di educazione fisica alle medie, diploma Isef e laurea in filosofia, due libri di poesie all’attivo (una è tatuata, insieme allo stemma di famiglia e all’ immagine di Alberto da Giussano, sul corpo del Gerva), Raffella è scesa in campo per difendere il marito, in attesa della sentenza della Corte di giustizia federale

“Ho passato una notte a leggere le intercettazioni senza trovarci Carlo, solo frasi di terzi. Non ho studiato gli atti: per questo c’ è l’ avvocato Alleva. Ma poiché lavoro nella pubblica istruzione, poiché tutti i giorni vado in classe a metterci la faccia, volevo dire la mia». La sua, comprensibilmente, è una difesa (a zona e a uomo insieme) di Carlo, «che non è Ronaldo e gioca per passione e per pagare il mutuo», che è un Capricorno «concreto e ottimista», che non conosce lo Zingaro sfregiato e non è mai andato con una Mercedes nera in Piazza Sant’ Agostino ad Ascoli per offrire a Vittorio Micolucci, il pentito dell’ inchiesta che ha patteggiato 1 anno e 2 mesi di squalifica, 100 mila euro per favorire un over (almeno 3 gol) in Novara-Ascoli del 2 aprile.

Come si spiega, allora, i riferimenti al «Gerva» nelle telefonate, il Minias nella borraccia che lo mandò a schiantarsi in auto contro il guard rail, le partitacce a Piacenza (voto 4,5 in quella incriminata contro l’ Atalanta a Bergamo), il fatto che non uno straccio di tifoso l’ abbia mai difeso? «Questo del calcio scommesse sembrava il caso del secolo, poi si sono ritrovati con un pugno di mosche. Forse faceva comodo credere al pentito. Chi facciamo cornuto e mazziato? Gervasoni, che non è nessuno. Io penso abbiano voluto dare una punizione esemplare con quello che avevano in mano: poco o nulla».

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