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Camusso e Supiot. "Lavoro unica via per una crescita equilibrata"

La segretaria Cgil Camusso e lo studioso francese Supiot si sono confrontati al Festival del Diritto sul lavoro, sul futuro e sui giovani. "Abbandonare l’idea della finanza quale unica strada di sviluppo, il lavoro torni al centro dell’idea di crescita".

 

Dibattito appassionante sul lavoro, sul futuro e sui giovani quello che ha visto confrontarsi questa mattina al  Festival del diritto Susanna Camusso, segretaria della Cgil ed Alain Supiot, professore di diritto del lavoro all’Università di Bordeaux.

 
Un lavoro che secondo i due relatori appare oggi sempre più disumanizzato per la forza del pensiero economico ed il consolidarsi di una visione “meccanica” dell’esistenza. Allo stesso tempo però la crisi economica che stiamo vivendo mette in discussione questa visione “numerica” del lavoro, l’insostenibilità del modello di crescita sinora seguito che dovrà per forza lasciare spazio ad una visione più umana dell’esistenza.  

Susanna Camusso è convinta che il lavoro debba ritornare al centro dell’idea della crescita economica, abbandonando l’idea della finanza quale unica strada per lo sviluppo. “Il lavoro è strettamente legato alla dignità stessa dell’uomo” e bisogna ritornare a pensare alle persone come a lavoratori, con la loro naturale richiesta di diritti e regole, non solo come a consumatori. Secondo Supiot, è evidente che nel corso della storia si sia sviluppato un processo che tende alla reificazione delle persone ed alla loro mercificazione. Le politiche seguite dal FMI e dagli organismi internazionali sono contrarie non solo al buon senso, ma alle necessità stesse dell’umanità.

Il tempo e lo spazio del lavoro sono cambiati e con lo sviluppo tecnologico, e secondo Camusso il lavoro non è stato liberato. Il segretario CGIL crede che sia giunto il momento “per ridare una dimensione al tempo del lavoro, con dei limiti orari: in caso contrario l’uomo rischia di trasformarsi in una macchina”.

Supiot evidenzia come il cambiamento tecnico porti al cambiamento delle condizioni di vita dell’uomo e che la globalizzazione stia erodendo la nozione stessa di diritto. Esiste a suo avviso un mercato delle leggi (una vera e propria dittatura) dove viene scelta dalle imprese la legislazione più vantaggiosa, facendo perdere il diritto come nozione di riferimento, rendendo la legge un prodotto da acquistare.

“Flessibilità” è secondo la segretaria della CGIL un termine sbagliato per riferirsi alla precarizzazione dei lavoratori, che senza un impiego stabile non avranno più la possibilità di progettare il proprio futuro. “Viviamo un eterno presente, ma chi non ne fa parte ne viene automaticamente escluso”. La costruzione del futuro avviene tutti i giorni, e deve necessariamente partire dalla ricerca e dal “valore” del lavoro.  Supiot crede che l’epoca odierna sia assimilabile agli ultimi anni del comunismo in Unione Sovietica, dove una gerontocrazia fermava la libera evoluzione del pensiero, costringendo la società a vivere di dogmi che erano già morti. Camus sosteneva che il tempo è delle “cose, delle persone e delle azioni”. Se le prime due si confondono, l’azione diviene perciò l’unica strada percorribile.

Senza dimenticare le donne, che pagano il prezzo più pesante della disumanizzazione del lavoro, secondo Camusso il modo per uscire dalla crisi è necessariamente una azione collettiva, che ponga fine a questa epoca di individualismo irresponsabile. Il giudizio di Supiot è lapidario: “l’unica certezza che abbiamo è che il futuro appartiene ai giovani, perché i vecchi non potranno durare a lungo”.

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