Fossati (Idv) alla scuola di formazione di Nando Dalla Chiesa

Dal 12 al 16 settembre ha avuto luogo all’Università degli studi di Milano la scuola di formazione sull’impresa mafiosa organizzata dal Professor Nando dalla Chiesa, Presidente onorario di Libera, già parlamentare della Repubblica.

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Intervento del rappresentante Idv Piacenza, Andrea Fossati. 

Essere consapevoli del fenomeno mafioso per poterlo contrastare in maniera ottimale.  Considerazioni dopo la scuola di formazione diretta dal Prof. Nando dalla Chiesa

 
Dal 12 al 16 settembre ha avuto luogo all’Università degli studi di Milano la scuola di formazione sull’impresa mafiosa organizzata dal Professor Nando dalla Chiesa, Presidente onorario di Libera, già parlamentare della Repubblica. Il progetto, primo e unico nel suo genere, non poteva sorgere che dall’indubbia professionalità, sensibilità e competenza di dalla Chiesa, personaggio  per molti scomodo proprio per la sua capacità d’intraprendere da sempre un percorso di concretezza, autentica responsabilità e passione civile nel contrasto alla criminalità organizzata. Doti intellettuali ed umane evidentemente troppo elevate per permettergli nel 2008 di essere ricandidato, stante l’attuale livello, al Parlamento.
Vivo apprezzamento per l’iniziativa d’organizzare una summer school  è stata espressa dalla Commissione parlamentare d’inchiesta sul fenomeno mafioso che, tramite il Presidente On. Giuseppe Pisanu, ha concesso il patrocinio morale ricordando quanto sia importante l’approfondimento delle tecniche di penetrazione nell’economia legale della criminalità organizzata e l’inquadramento internazionale della stessa che non conosce confini statuali. 
I lavori sono stati aperti dalle considerazioni del Sindaco di Milano Giuliano Pisapia. La presenza della massima autorità cittadina (“da Milano può partire la battaglia contro la criminalità organizzata”, ha detto) è significativa dell’impegno e della consapevolezza dell’Amministrazione Comunale, primo indispensabile passo per un’efficace azione di contrasto. 
La scuola di formazione ha arricchito il patrimonio di conoscenze possedute da ognuno dei partecipanti con spunti di carattere economico, sociologico e d’attualità; si sono evidenziate le diverse competenze dei singoli per arrivare ad un orizzonte visivo comune. Altra caratteristica fondamentale è stata la multidisciplinarietà, con la presenza di accademici, giornalisti, magistrati ed esponenti del mondo associazionistico oltre che della società civile. Il resto lo ha fatto un pubblico eterogeneo composto da studenti, eletti nelle istituzioni, dirigenti di partito, esperti sindacalisti e membri delle forze dell’ordine.
Di seguito alcuni dei contenuti trattati nelle cinque giornate di formazione.
-La crescita nel tempo dell’impresa criminale. Dalla stagione dei sequestri fino agli attuali business nel traffico degli stupefacenti, nel campo dell’usura, delle energie alternative, dell’edilizia o in asset (mobiliari ed immobiliari). Proprio grazie alla diversificazione delle attività illecite svolte che la mafia si è espansa nell’economia, passando dalla collaborazione (forzosa) con imprese che operano in un determinato settore  fino alla loro stessa acquisizione. Come ? Basta pensare  alle attività taglieggiate con richieste d’estorsione. Se nel tempo non riusciranno ad onorarle saranno costrette a ricorrere a prestiti, concessi ovviamente a tassi d’usura, che avranno l’effetto di spingere l’impresa nelle mani dei malviventi, facendo si che il proprietario funga da quel momento in poi solo da prestanome per mascherare le attività illecite che nel frattempo verranno compiute (specificatamente, nella gran parte di casi, il riciclaggio di denaro sporco). 
-Le cause dell’espansione del criminalità mafiosa che tocca oggi anche le regioni del Nord Italia. In gran parte ciò è avvenuto per la debolezza dello Stato, poco presente sul territorio e soprattutto nei piccoli centri dove mancano spesso idonei presidi istituzionali, e dove invece la criminalità organizzata si è infiltrata pesantemente grazie ad una progettualità mirata ad accrescere sempre più il proprio consenso (tanto che oggi è notevolmente integrata nel tessuto economico).  Quindi l’anti-Stato si è fatto progressivamente Stato proprio per l’inadeguatezza di fondo delle Istituzioni. Prendendo atto che le mafie hanno la peculiarità  di cambiare pelle e sfruttare al meglio le opportunità createsi, il confine fra legale ed illegale è divenuto nel tempo più labile. Evidenti nell’analisi risultano le responsabilità dei governi di centro-destra e centro-sinistra che si sono succeduti nel corso degli anni, nessuno dei quali ha alzato l’asticella dell’attenzione nonostante la gravità degli accadimenti. Si pensi da ultimo allo scudo fiscale che ha favorito il rientro di capitali sporchi dall’estero. Per evitare ciò occorrerebbe certamente un maggior rispetto degli standard legali, ergo più controlli istituzionali, tracciabilità dei pagamenti, iscrizioni all’Inps dei lavoratori ed effettivo pagamento dei contributi allo scopo di evitare lavoro nero e caporalato. Poche semplici misure di  cui esigere il rispetto.
-Corruzione e criminalità organizzata. In Italia il costo della tratta ferroviaria Torino-Milano per l’altà velocità è stato di 72 milioni di euro al km, in Francia e in Spagna circa 10 per km. E’ quanto pesa la corruzione, che costituisce un mercato autoregolamentato in cui solo la criminalità organizzata può far rispettare regole non presenti. Piercamillo Davigo, storico esponente del pool di “mani pulite” , ora Consigliere della Corte di Cassazione, lo ha descritto come un fenomeno difficilmente smascherabile grazie al sistema che lo copre, per certi versi paragonabile ad una vasta area grigia fatta da un nucleo di relazioni ed intrecci affaristici poco chiari. Un’ottica in cui legale ed illegale nascono nello stesso contesto uniti da una vera e propria attrazione fatale. Le cause di un fenomeno che costa alla collettività 60 miliardi l’anno (con significativi incrementi dal 2006) sono riconducibili a: mancanza di trasparenza, controllo dei media e progressiva esautorazione dello Stato di diritto in cui il rispetto delle regole è il dovere fondante di ogni cittadino.
-La fase di contrasto e  quanto può fare la buona politica. Ospite della scuola di formazione, il Presidente di Confindustria Sicilia, Ivan Lo Bello ha descritto come la politica, ma non solo, abbia concentrato nel tempo i propri sforzi per negare l’esistenza della mafia (a Milano è avvenuto con la Moratti e Pillitteri). Solo in una successiva fase di consapevolezza, vale a dire parlando con cognizione di causa del fenomeno, si potranno costruire adeguati anticorpi (a Milano grazie a Pisapia i propositi sono buoni). Il mondo dell’associazionismo sta lavorando da parecchi anni in questa direzione con Libera, Addio pizzo, Ammazzateci tutti e molti altri gruppi che hanno costruito una rete encomiabile di cittadinanza attiva. Però è indubbio che sia mancata e manchi ancor’oggi una forte risposta dal punto di vista politico, mondo in cui la mafia  chiede favori e appoggi arrivando persino a far eleggere suoi uomini all’interno dei vari Consigli fino al Parlamento. Che fare allora ? Promuovere la partecipazione e il controllo democratico dei cittadini, risvegliando così quante più  coscienze possibile, facendo capire che la mafia non conviene; ma è ancor’più importante che siano gli stessi cittadini ad appoggiare chi lotta. Un esempio calzante è rappresentato dal sostegno che Nando dalla Chiesa sta ricevendo affinchè venga indicato a presiedere la commissione comunale antimafia di Milano (sul modello della Commissione Smuraglia negli anni ‘90); la vicinanza della gente potrà essere la chiave di volta per riuscire nell’obiettivo e se la politica saprà cogliere quest’aspetto sarà legittimata agli occhi dei cittadini. 
 -I beni confiscati alla mafia: il ruolo di Libera. L’idea di fondo dell’associazione di Don Ciotti è quella delle Istituzioni che si fanno forti riprendendosi dalla mafia quanto gli è stato  tolto, dando così un segnale inequivocabile di lotta e contrasto al fenomeno criminale. Gianluca Faraone, Presidente della cooperativa Placido Rizzotto di Palermo (una delle otto di LIBERA TERRA),  ha sottolineato l’attività di Libera  che fin dalla sua nascita capì quanto la legge Rognoni-Latorre sulla confisca dei beni fosse inefficace dato che gli stessi ritornavano spesso e volentieri nelle mani delle famiglie criminali. Grazie ad una raccolta firme l’associazione di Don Ciotti ottenne la sua riforma (uso sociale del bene, legge 109/1996). In tutti questi anni la guardia è sempre stata tenuta alta. Nelle cooperative di LIBERA TERRA si producano prodotti quali pasta di grano duro, vino, couscous, marmellate, legumi fino a tipicità regionali, il tutto all’insegna di un’imprenditorialità innovativa che ricerca la qualità con alto contenuto sociale. Il bene confiscato ha quindi un senso se aumenta il coinvolgimento della cittadinanza generando un fattore positivo all’interno della stessa. 
In conclusione, è possibile affermare che la criminalità organizzata è alimentata da un sistema economico e sociale in cui entra prepotentemente la politica con lo scopo di massimizzare a breve un ritorno dal punto di vista clientelare. Nel corso degli anni è venuta meno una cultura della responsabilità, il tessuto morale della cittadinanza è andato indebolendosi; in altre parole il meccanismo costruito ha annullato di fatto il rapporto di fiducia fra cittadini ed istituzioni. A ciò ha contribuito una (dis)informazione compiacente. Tuttavia, se il primo passo per poter sconfiggere il fenomeno mafioso consiste nell’ammissione dell’esistenza della mafia stessa, allora qualcosa si sta muovendo. Il lavoro associazionistico e istituzionale risultano altresì fondamentali per preparare persone consapevoli e contribuire alla formazione di un movimento d’opinione, importante per svegliare il Paese incominciando a ragionare di più. Nando dalla Chiesa ha gettato il cuore oltre l’ostacolo organizzando con successo una scuola unica nel suo genere. A testimoniare la bellezza dell’impegno. 
 
Andrea Fossati 

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