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Le interviste di Tony Face: Nicola Curtarelli

Nicola Curtarelli è tra i principali artefici della buona salute della scena musicale cosiddetta “indipendente” (ma non solo) piacentina.
Anima dell’ associazione 29100, attiva dal 2004, vera e propria “fabbrica” di giovani talenti che spaziano dalla musica all’arte visuale, valorizzati da una serie infinita di iniziative, prime tra tutte la gestione annuale del festival “Tendenze”.

Nicola Curtarelli è tra i principali artefici della buona salute della scena musicale cosiddetta “indipendente” (ma non solo) piacentina.
Anima dell’ associazione 29100, attiva dal 2004, vera e propria “fabbrica” di giovani talenti che spaziano dalla musica all’arte visuale, valorizzati da una serie infinita di iniziative, prime tra tutte la gestione annuale del festival “Tendenze” (e di varie sue affiliazioni) e da quella quotidiana di Giardini Sonori, sala prove e centro di aggregazione culturale alla Cavallerizza, sullo Stradone Farnese.

Nicola è anche musicista con i Kobenhavn Store, nati come duo nel 2003, con il tempo si sono evoluti allargando la formazione a più elementi e coinvolgendo prestigiosi ospiti. Dopo numerosi tour e concerti  pubblicano l’ album d’esordio nel febbraio 2008 per la neonata 42 Records. L’album si avvale della prestigiosa collaborazione di nomi importanti della scena indie italiana. E’ recente invece il nuovo progetto discografico “HI LOW YOU”: non un album normale, ma una trilogia composta da tre lavori destinati ad uscire a distanza ravvicinata l’uno dall’altro, legati da un unico filo conduttore e al tempo stesso estremamente diversi.

Per saperne di più sull’intensa attività e su quello che ci possiamo attendere per la stagione 2011/2012, gli abbiamo rivolto alcune domande.

Da anni l’Associazione 29100 regge le sorti della musica giovanile piacentina attraverso l’organizzazione di Tendenze, la gestione della sala prove e multimediale Giardini Sonori e decine di altre iniziative. Come ti sei avvicinato ad un’idea tanto onerosa e ardita ?

In realtà, più che da un’idea, 29100 nasce nel 2004 da una necessità crescente delle band locali di uscire da una situazione d’immobilismo musicale davvero imbarazzante. Sembra assurdo ma “allora” non esistevano social network come myspace, facebook e affini (o quanto meno non erano ancora assolutamente “popolati” dalle comunity italiane) e quindi 29100 decise di creare un sito attorno alla quale far girare tutta la scena originale Piacentina.
E’ curioso ma il sito internet ed il suo glorioso guestbook, all’epoca, rappresentavano davvero l’unica piattaforma reale di confronto presente nella nostra provincia per musicisti, band o semplici appassionati.
Il numero degli accessi fu impressionante e a quel punto decidemmo di “trasferire” parte delle nostre attività nella vità reale organizzando concerti (fondamentalmente “party”) che soddifassero la voglia di musica indipendente nata sulle stesse pagine di quel sito.
I primi Lunedi sera al Daytona, poi la “promozione” ai Mercoledi del Mad House ed infine la consacrazione al Field, la Locanda ed il Fillmore.
Buffo come oggi, dopo 7 anni proprio il sito sia la cosa che più bistrattiamo. Da anni è in cantiere un “ripristino”. Stiamo a vedere.

Credi che una manifestazione ultradecennale come “Tendenze”, costantemente coronata da un grande successo di pubblico abbia bisogno di un rinnovamento o è proprio la formula tradizionale che in qualche modo continua a funzionare ?

Avrebbe bisogno di un rinnovamento.
In un certo senso ed in modo artisticamente “subdolo” stiamo già cercando di proporre al pubblico piccoli cambiamenti.
La formula che ho in mente è sicuramente meno “passarella piacentina”. Penso che le band ed il pubblico locale abbiano bisogno di ascoltare e ricevere nuovi imput provenienti da fuori città. Bisogna uscire da questa impostazione e necessità di autoreferenzialismo locale per aprirsi maggiormente al nuovo e al diverso.

Il pubblico risponderebbe in egual modo?

Non so, ma è una curiosità che vorrei togliermi presto.
Anche il concetto di main stage è , a mio avviso, sorpassato.
Meglio diversi piccoli palchi, piu caldi e raccolti. Il palco da rock star ci ha stancato e forse non ci è mai piaciuto.

Molte realtà provinciali hanno espresso vere e proprie eccellenze nell’ ambito del “rock indipendente”.
Piacenza ha i numeri e i nomi per poter fare altrettanto o manca ancora qualcosa ?

Ai gruppi Piacentini manca spesso l’attitudine. Sono poche le band che passano i weekend in giro per l’italia a guardar concerti nei piccoli club per prendere spunto ed ispirazione.
Inoltre, Internet va benissimo, ma certe dinamiche, per fortuna si svolgono ancora “di persona”.
Io tutto quello che ho imparato lo devo alle mie trasferte Bolognesi e Milanesi, dove ho imparato, almeno in parte a come bisogna muoversi sia come band che come imprenditore (musicale) di me stesso. Il DIY è un concetto ancora molto valido.
A Piacenza si passa ancora troppo tempo a disquisire di sul miglior modello di chitarra e pickup quando magari manco si sa cos’e’ un booking o che strada c’e’ da fare per arrivare all’ArciTaun. Ovvio, ci sono poi le eccezioni e soprattutto ultimamente, mi sento di dire che finalmente qualcosa sta cambiando.
E’ impressionante però come certe dinamiche artistiche vengano bypassate TOTALMENTE dalle band Piacentine. Mi riferisco ad esempio all’utlizzo della tecnologia e della sperimentazione in ambito musicale. Possibile che a Bologna la metà delle giovani band usino campionatori e laptop mentre a Piacenza continuo a sentire le solite 10 cover a loop? La musica non è uno sport è cultura.

Oltre alle inevitabili e logiche maggiori risorse economiche cosa chiederesti per riuscire a sviluppare meglio un progetto di crescita per la cultura giovanile piacentina ?

A Piacenza serve UN LUOGO INVERNALE. Ora come mai. Un punto di riferimento artistico culturale che non debba dipendere dalle logiche dinamiche economiche con cui i locali devono fare i conti.
Serve un live club. Anche piccolo.
Anzi meglio se piccolo.
Che possa servire come stimolo e vetrina di confronto e/o luogo di scambio.

Tu sei anche musicista con i Kobenhavn Store, un gruppo che si è ritagliato progressivamente uno spazio importante nell’ambito indie.
E’ davvero così complicato suonare in Italia ?
Siamo davvero così in ritardo (anche qui..) rispetto all’Europa ?

L’Italia in questo momento non ha musicalmente senso. Non c’e’ il pubblico. Non c’e’ il bacino d’utenza e la cultura necessaria.
Questo è un grosso problema. I Locali chiudono in continuazione sotto i colpi della solita solfa del “rumore”, del vicinato e dei conti che non tornano.
I circoli Arci sono stati letteralmente perseguitati e molti non ce l’hanno fatta. A livello artistico poi, siamo completamente succubi della “sindrome della moda”.
Funziona solo quello che in quel momento “qualcuno” decide che debba funzionare. Non ascoltiamo la musica che ci piace, ma quella che funziona.
In questo modo non c’e’ possibilità, ne il tempo di veder nascere nulla di buono. Nulla che possa durare. La “scena” italiana
è pronta a precludersi qualunque cosa se questa non è sulla scia “del momento”. Questo ridimensiona notevolmente una realtà, già di per se, limitata per ovvie ragioni di natura “logistica”.
Anche i cosi detti portavoce dell’indie italiano hanno ormai deciso di promuovere quasi esclusivamente il “cantato italiano” e la relativa forma canzone “all’italiana” come unica possibilità
di espressione della nostra musica, rinunciando a quella sguardo più europeo che ha caratterizzato la fine degl’anni 90 inizio 2000. Questo mi rattrista e lascia davvero perplesso.

Noti che sia aumentata la collaborazione tra i gruppi o esistono ancora rivalità e gelosie che dividono la “scena” locale ?

Spero che esistano. La rivalità è il sale della musica ed è parte integrante di ogni “scena” che si rispetti.
L’importante è che ci sia sempre qualcosa d’interessante e per cui valga la pena essere rivali.

Ci fai un elenco dei gruppi piacentini che secondo te possono davvero “farcela” ?

Se vivessimo in un “mondo” migliore o semplicemente da qualche parte in America o a Londra, gl’Ants Army Project e i Synthromantics potrebbero togliersi parecchie soddisfazioni.
Tornando all’italia penso che i 3 vincitori dell’ultimo Tendenze possano far vedere qualcosa d’interessante anche fuori da qui. I Tryptamin devono sporcarsi le mani, i Philip And The Marmalade fare esperienza e i Kubark entrare nel giro buono.

Infine: cosa ci riserva la stagione 2011-2012 a livello organizzativo e di iniziative a Piacenza, gestite da 29100 ?

Per ora non abbiamo definito nulla di certo. Ci piacerebbe sicuramente riproporre il TENDENZE D’INVERNO al Fillmore. Mai avremmo pensato ad un tale successo.
Il Trieste 34 è un posto che ci piace da sempre.
Forse riproporremo “I PIACENTINI AMMAZZANO IL SABATO”.
C’e’ un concertone top secret in ballo per l’anno prossimo e la speranza di trovare un posto “nostro” che ci dia la possibilità di fare anche d’inverno la cosa che ci piace di più: organizzare serate. 

Antonio “TonyFace” Bacciocchi

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