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Poste, stop agli straordinari. Cisl e Uil in sciopero per un mese

I due sindacati hanno proclamato uno sciopero di un mese, dal 3 al 30 ottobre, nel settore postale per protestare contro il mancato adeguamento del premio di risultato, al mancato rispetto del contratto e alla carenza di personale.

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Stop a straordinari e prestazioni aggiuntive. A dirlo sono Cisl e Uil che hanno proclamato uno sciopero di un mese nel settore postale per protestare contro il mancato adeguamento del premio di risultato, al mancato rispetto del contratto e alla carenza di personale.

Lo sciopero, che durerà dal 3 al 30 ottobre, prevede che i portalettere non svolgano più attività straordinarie nel caso di malattia di un collega e che il personale negli uffici postali non lavori più dopo l’orario stabilito. Quindi per tutto ottobre più code nelle poste e maggiori ritardi nella consegna della corrispondenza.

“I disagi di questo mese vanno visti in un’ottica di un futuro miglioramento del servizio – ha commentato Maria Grazia Papamarenghi di Uil Poste – L’azienda per il nono anno consecutivo ha chiuso con il bilancio in attivo: solo nel 2010 Poste Italiane ha fatto un utile di un miliardo di euro. A fronte di questi dati chiediamo un adeguamento del premio di risultato per chi ha collaborato attivamente a fare questi utili”.

L’attuale premio di risultato è di 1800 euro lordi l’anno; la richiesta è quella di arrivare a 1900 euro per il triennio 2011-2012-2013. “Non solo non hanno modificato la cifra, ma del ricompenso pattuito nel 2010 i lavoratori non hanno ricevuto l’intera somma – ha sottolineato Vito Altobello di Slp Cisl – Vogliamo stanare un’azienda che all’esterno sembra molto forte ma che al suo interno sta marcendo”.

Tra le altre richieste dei lavoratori anche il miglioramento dell’organizzazione, nuovi mezzi di trasporto, più sicurezza e maggiore personale, come ha spiegato la Papamarenghi: “Gli sportelli dovrebbero essere tutti sempre aperti ma come vediamo al massimo sono impegnati per un terzo. Secondo il contratto ci dovrebbero essere zone con un meccanismo di sostituzione del 10-15% e le lunghe assenze dovrebbero essere coperte da personale straordinario. Ma tutto questo non avviene”.

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