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Tiroide e gravidanza, sabato il convegno

Tiroide e gravidanza: a questo tema è dedicato un corso di aggiornamento per medici e pediatri di famiglia in calendario per sabato 1 ottobre. L’evento, promosso dal dipartimento di Medicina generale e dal dipartimento Materno infantile, si apre alle ore 9.00 nella sala convegni dell’Università cattolica del Sacro Cuore di Piacenza

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Gravidanza e tiroide: attenzione ai rischi per madre e feto, sabato il convegno all’Università Cattolica

Tiroide e gravidanza: a questo tema è dedicato un corso di aggiornamento per medici e pediatri di famiglia in calendario per sabato 1 ottobre. L’evento, promosso dal dipartimento di Medicina generale e dal dipartimento Materno infantile, si apre alle ore 9.00 nella sala convegni dell’Università cattolica del Sacro Cuore di Piacenza.
“La tiroide – sottolinea Aurelio Castelli, responsabile dell’unità operativa di Endocrinologia dell’Ausl – è una ghiandola che, oltre a governare il metabolismo nell’adulto, essendo causa di magrezza se funziona in eccesso o di sovrappeso se funziona a rilento (ipotiroidismo), è fondamentale per lo sviluppo del feto e in particolare del suo sistema nervoso centrale. Lo dimostra il fatto che la tiroide materna aumenta la sua produzione ormonale di circa il 50 per cento per sopperire a queste necessità del feto; di conseguenza  aumenta parallelamente il fabbisogno iodico della madre, essendo lo iodio il precursore degli ormoni tiroidei, il “carburante” della tiroide”.

La tiroide del feto incomincia a funzionare a partire dalla 12° settimana di gravidanza e sino a quell’epoca il feto dispone esclusivamente dell’ormone tiroideo materno per il proprio sviluppo. Se la madre è ipotiroidea per una carenza iodica o, più comunemente oggi, per una tiroidite cronica, può essere compromesso lo sviluppo del sistema nervoso centrale del feto con gravi conseguenze neurologiche e psichiche, arrivando sino al grave quadro di cretinismo (ritardo mentale, sordomutismo, paralisi spastica, nanismo), oggi appannaggio solo delle aree di grave carenza iodica ancora presenti in paesi  economicamente sottosviluppati. Ipotiroidismi materni anche modesti, non compensati dalla terapia, o carenze iodiche più lievi, come si è visto nell’ultimo decennio in zone iodocarenti della Sicilia, si possono tradurre nel bambino in deficits di attenzione, disordini di iperattività, deficits del quoziente intellettivo in grado di compromettere il rendimento scolastico e l’inserimento sociale.

Le prime conseguenze dell’ipotiroidismo, che interessa circa il 2.2 per cento delle gravide, sono a carico della madre e possono andare dall’aborto precoce all’ipertensione gravidica, alla preeclampsia (gestosi), al basso peso alla nascita e alle emorragie post-partum.
Nel convegno si parlerà inoltre dell’ipertiroidismo materno, interessante una percentuale minore, circa lo 0.6 per cento delle gravidanze, anche perché è meno subdolo dell’ipotiroidismo e generalmente è riconosciuto e trattato prima della gravidanza. Anche questa patologia della tiroide materna può dare serie complicanze alla madre (aborto, ipertensione arteriosa, parto prematuro, scompenso cardiaco) e al feto (ridotta crescita in utero, basso peso, gozzo, malformazioni).
Tutto ciò si può prevenire dosando il TSH, un ormone che regola la funzione della tiroide, nel sangue della donna che desidera programmare una gravidanza o che, avendo già una malattia tiroidea nota, dovrà correggere eventuali terapie prima del concepimento o non appena avrà dal ginecologo conferma del suo stato di gravida. In ogni caso una corretta integrazione iodica nella preparazione al concepimento, durante la gravidanza e durante l’allattamento poi, è fondamentale.

“Poiché oggi la gravidanza è sempre più una scelta responsabile, è desiderata e programmata e la primipara è spesso attempata – continua Castelli – non ci possiamo permettere di compromettere il buon andamento di una gravidanza sottovalutando un potenziale problema, come quello legato alla disfunzione tiroidea in una zona di carenza iodica come il piacentino, dove la prevalenza del gozzo nella popolazione è di circa il 15 per cento”.
Il problema è anche molto sentito dalle Società scientifiche che, in ambito nazionale e internazionale, hanno prodotto negli ultimi mesi almeno tre linee guida rivolte al trattamento della gravida con disfunzioni tiroidee.

L’aggiornamento che gli endocrinologi, i ginecologi e i pediatri offriranno ai medici operanti in azienda terrà conto delle più recenti indicazioni e raccomandazioni delle Società scientifiche.

 

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