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De Micheli (Pd): “Una nuova legge contro il caporalato”

Una proposta di legge per contrastare con maggiore efficacia e incisività il fenomeno del caporalato, con sanzioni più pesanti per chi recluta i lavoratori, ma anche per le imprese che utilizzino illegalmente la manodopera

De Micheli (Pd) firma proposta di legge contro il caporalato: “Sanzioni più pesanti per contrastare la concorrenza sleale”
 
Una proposta di legge per contrastare con maggiore efficacia e incisività il fenomeno del caporalato, con sanzioni più pesanti per chi recluta i lavoratori, ma anche per le imprese che utilizzino illegalmente la manodopera.  La parlamentare piacentina del Pd Paola De Micheli è cofirmataria del provvedimento presentato nei giorni scorsi alla Camera, “preparato – sottolinea – dopo aver recepito le importanti indicazioni delle parti sociali e aver compiuto una ricognizione sulle dimensione del problema”.
 
“La nostra proposta di legge – fa notare – si propone di creare le condizioni per un’ampia azione di repressione del fenomeno del caporalato, non solo nei risvolti strettamente penali, ma anche in quelli economici e sociali: colpendo pertanto chi materialmente raduna manodopera da condurre nei luoghi di lavoro  e chi ne trae profitto”. 
 
“Tra gli aspetti da evidenziare della legge – continua la De Micheli – c’è sicuramente quello sanzionatorio con l’introduzione di specifiche figure di reato; per chi recluta il reato di attività organizzativa finalizzata a grave sfruttamento del lavoro, con pene di reclusione da 5 a 8 anni. Per chi sfrutta, reato di impiego e utilizzo di lavoratori oggetto di grave sfruttamento con pene da 3 a 6 anni. Nel testo si fa riferimento inoltre alla possibilità per le forze dell’ordine di procedere all’arresto in caso di flagranza di reato. Per colpire anche le imprese che possano trarre profitto dal ricorso a manodopera illegale, viene istituita la responsabilità amministrativa delle persone giuridiche con l’esclusione da appalti, benefici, contributi e agevolazioni di natura pubblica. Infine si intende promuovere politiche di informazione, integrazione ed educazione dei soggetti coinvolti”. 
 
“Credo che l’approvazione di un provvedimento come questo – conclude la deputata piacentina – da parte del Parlamento sarebbe un segnale forte nella direzione della promozione dell’attività pulita di tante aziende che debbono fare i conti anche con la concorrenza sleale di chi commette crimini. In un momento così difficile per l’economia è ancora più importante che le nostre imprese sane possano competere nella piena legalità”.    
 

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