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Diretto a Madrid il Panini della Banca di Piacenza 

E’ partito per Madrid il Panini della Banca di Piacenza abitualmente visibile a Palazzo Galli. Sarà esposto alla mostra “Arquitecturas Pintadas del Renacimiento al Siglo XVIII” che sarà inaugurata il 17 ottobre p.v. (e aperta sino al 22 gennaio dell’anno prossimo). Nelle foto Del Papa alcune fasi delle operazioni pre imballaggio del quadro, con un’accurata visita di ispezione sulle condizioni dello stesso eseguito dalla restauratrice piacentina Silvia Ottolini.

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IL PANINI DELLA BANCA DI PIACENZA CON IL MARC’AURELIO
E’ PARTITO PER UNA MOSTRA CHE SI TERRA’ A MADRID
 
 
  E’ partito per Madrid il Panini della Banca di Piacenza abitualmente visibile a Palazzo Galli. Sarà esposto alla mostra “Arquitecturas Pintadas del Renacimiento al Siglo XVIII” che sarà inaugurata il 17 ottobre p.v. (e aperta sino al 22 gennaio dell’anno prossimo). Nelle foto Del Papa alcune fasi delle operazioni pre imballaggio del quadro, con un’accurata visita di ispezione sulle condizioni dello stesso eseguito dalla restauratrice piacentina Silvia Ottolini.
  Il quadro partito per la Spagna si intitola “Rovine romane con il Marc’Aurelio” e fa parte della collezione del popolare Istituto di via Mazzini (altri due dipinti del Panini di proprietà della Banca – con il castello di Rivalta e una veduta di fantasia – sono, com’è noto, esposti nel salone clienti della Sede centrale della Banca di via Mazzini). A richiedere il prestito del Marc’Aurelio è stato il Museo Thyssen-Bornemisza, e la grande Mostra sarà ospitata in due prestigiose sedi site nel centro di Madrid, a poca distanza l’una dall’altra, le sale dello stesso Museo che richiede il prestito e quelle della Casa de las Alhajas.
  Il dipinto della collezione dell’Istituto locale è un olio su tela (cm. 90 x 89) che il professor Arisi ha datato fra il 1745 e il 1750 in occasione della Mostra sul Panini organizzata fra il marzo e il maggio 1993 a Palazzo Gotico e nella quale il quadro fu esposto.
  Si tratta di un tipico “capriccio”, nel quale il celebre pittore piacentino ha scelto di rappresentare significativi avanzi della romanità come, a destra, il pronao del Pantheon visto di scorcio, a sinistra il tempio di Saturno (di cui però nel dipinto si intravvede solo parte della voluta di un capitello ionico) e al centro la celeberrima statua del Marc’Aurelio. Ma in questo quadro  (uno simile, sempre del pittore piacentino, è conservato al Louvre, com’è noto) ha aggiunto varie architetture di fantasia quali resti di colonne monumentali, alcune delle quali architravate, sulla destra un edificio “che arieggia al palazzo dei Musei” (come ha scritto Arisi), nei pressi di uno slargo cinto da un’esedra porticata e a sinistra un obelisco. “La veduta ideale, apparentemente alquanto disordinata, in realtà – ha scritto il compianto Stefano Fugazza allorché il quadro venne esposto insieme ad altre opere dello stesso pittore provenienti dall’Hermitage e dall’Accademia di San Luca a Palazzo Galli, in occasione dell’apertura al pubblico delle prime sale del palazzo stesso restaurate, nel 2001 – viene strutturata in maniera tale da condurre l’occhio dell’osservatore verso il fulcro rappresentato dal Marc’Aurelio con le quinte a destra e (un po’ da immaginare) a sinistra che si aprono come a ventaglio al di sopra di una gradinata”. A proposito dello stesso dipinto, sempre Stefano Fugazza ha scritto: “Il quadro viene completato da altri avanzi archeologici, da un grande vaso a campana in primo piano e da varie statue poste accanto alle architetture. Le statue, in particolare, sono interessanti, in quanto in esse si riscontra una certa ambiguità, una sorta di identità sospesa tra statua e figura vivente, o come una propensione alla vita (in altri casi, Panini stupiva gli eruditi appassionati delle sue opere raffigurando figure reali con le fattezze e la positura di antiche statue). Infine, dopo tanta profluvie di marmi, i personaggi presi dal vero che, in base a un estro capriccioso, animano la composizione, portando un tocco di vita in questo teatro altrimenti immobile e silenzioso. Sono figure che si ritrovano in altre opere dell’artista, come il giovane seminudo, con accanto il suo bel cane, seduto ai piedi della gradinata, o come l’altro personaggio con un’asta in mano che si appoggia al basamento del vaso a campana. È in queste macchiette, che Panini usava disegnare dal vero prima di riprodurle, in maniera alquanto ripetitiva, nelle sue opere, che si rivela tutta l’abilità dell’artista”. 
 

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