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Gazzolo e Carini: “Piano energetico tutela anche i torrenti minori”

Una Regione più verde, più forte e più competitiva. Questo l’intento perseguito dall’Emilia Romagna con l’approvazione del Piano Energetico 2011-2013 e dei Criteri per l’individuazione delle aree per l’installazione di impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili. 

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Una Regione più verde, più forte e più competitiva. Questo l’intento perseguito dall’Emilia Romagna con l’approvazione del Piano Energetico 2011-2013 e dei Criteri per l’individuazione delle aree per l’installazione di impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili. “Disposizioni – affermano l’assessore Paola Gazzolo (Difesa suolo e Protezione Civile) e il consigliere Marco Carini (Pd) – che puntano al risparmio e all’efficientamento energetico, ma anche allo sviluppo dell’energia alternativa, seguendo un approccio responsabile, concreto, non ideologico ed ecocompatibile”.
Appunto per questo, è stata garantita la possibilità alle Province, previa intesa con la Regione, di confermare la disciplina più restrittiva prevista dai Piani Territoriali di Coordinamento Provinciale (PTCP) in merito alla non idoneità alla localizzazione di impianti eolici o idroelettrici nei rispettivi territori. A Piacenza, l’accordo raggiunto tra la Provincia e la Regione permetterà di mantenere le disposizioni dell’art. 100 del Ptcp, ossia di preservare dalla realizzazione di centraline le tre aste fluviali principali: Trebbia, Aveto e Nure. Un risultato importante, da leggere però insieme alle altre norme regionali che assicurano una forte tutela anche dei torrenti minori. 
La Regione, infatti, ha innanzitutto individuato precisi divieti alla costruzione di impianti, tramite l’indicazione dei siti ritenuti non idonei: le zone di tutela naturalistica, porzioni del sistema forestale e boschivo, i crinali individuati dai PTCP come oggetto di particolare tutela, le aree del sistema dei crinali e del sistema collinare ad altezze superiori ai 1200 metri, i calanchi, i complessi archeologici, gli immobili e le aree di notevole interesse pubblico, le aree percorse dal fuoco o che lo siano state negli ultimi 10 anni, le zone A dei Parchi nazionali, interregionali e regionali nonché le zone incluse nelle Riserve Naturali.
Al di fuori di tali aree, inoltre, sono state fissate precise condizioni per ridurre o eliminare l’impatto degli impianti idroelettrici sui corsi d’acqua. Innanzitutto ribadendo il contenuto della “Direttiva regionale sulle derivazioni d’acqua per impianti idroelettrici” e confermando la possibilità di realizzare nuove centraline solo su opere di sbarramento necessarie per la difesa idraulica del fiume. Ogni nuova derivazione dovrà poi essere localizzata ad una distanza minima pari al doppio del tratto di fiume già interessato dai precedenti impianti e comunque a non meno di 1 Km da quelli esistenti, così come è garantito il rispetto delle regole sulla qualità delle acque dolci idonee alla vita dei pesci e sul deflusso minimo vitale. Viene infine precisato che gli impianti e le opere infrastrutturali connesse potranno sorgere negli alvei dei corsi d’acqua, ma senza che ne venga alterata la loro funzionalità idraulica, oppure all’esterno, a condizione che siano interamente interrati.
“Una disciplina complessa – concludono l’Assessore Gazzolo e il consigliere Carini – che sancisce la serietà delle scelte assunte dalla Regione Emilia Romagna nell’intento di incentivare la produzione di energia rinnovabile, garantendo al tempo stesso la piena sostenibilità ambientale ed evitando il far west introdotto dalle norme nazionali”.
 

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