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La corrida di Matteo Nucci, domani la presentazione del libro

Una storia di sfida e di fallimenti, quella di Rafael Lazaga Julia, antieroe del nuovo libro di Matteo Nucci, "Il toro non sbaglia mai" (Ponte alle Grazie, pp. 333, euro 16,80), romanzo ambientato nel mondo della corrida proprio nell’anno in cui la Catalogna ha votato per l’abolizione

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Una storia di sfida e di fallimenti, quella di Rafael Lazaga Julia, antieroe del nuovo libro di Matteo Nucci, “Il toro non sbaglia mai” (Ponte alle Grazie, pp. 333, euro 16,80), romanzo ambientato nel mondo della corrida proprio nell’anno in cui la Catalogna ha votato per l’abolizione. Nucci domani sarà a Piacenza a parlare del libro a Sosuhi alle ore 18, assieme al giornalista piacentino Giorgio Lambri. 
Lo abbiamo incontrato.
Dopo Sono comuni le cose degli amici, romanzo con cui era entrato nella cinquina del Premio Strega 2010, come mai una storia tanto diversa, lontana e politicamente scorretta?
“Apparentemente diversa, perché i temi sono sempre quelli: la sfida a se stessi attraverso la sfida alla più grande paura: quella della morte; eppoi la necessità di scegliere, dunque il destino e il libero arbitrio; infine: la forza delle donne in mondi apparentemente maschili. Quanto al politically correct, è roba che in generale mi mette una tale tristezza che al limite preferisco essere considerato scorretto. Ma chi è poi che attribuisce la patente di correttezza o scorrettezza? In generale, credo che l’unica differenza, nel nostro mondo occidentale, sia tra chi è dotato di senso critico e chi invece accetta quel che gli viene servito dall’autorità costituita”.
Però in qualche modo resta una storia lontana. Gli spunti per analizzare la tauromachia in Italia non si trovano.
“Ma in Spagna e Francia sì e non sono così lontane. In realtà, il mio lavoro è soprattutto sulla Spagna. La storia si svolge fra Cadice e Jerez de la Frontera, nell’Andalusia profonda, mentre i flashback e gli excursus storici attraversano un po’ tutta la penisola iberica. Sono stato lì moltissime volte. È un lavoro che ha seguito la mia decennale passione per la corrida – un rito ingiustamente condannato da chi non ne sa nulla. Per esempio, chi lo sa che la carne del toro selvaggio si mangia come quella della vacca domestica ma che quel toro vive cinque volte di più della vacca e in spazi infinitamente più estesi?”
Il libro è stato accolto bene anche dagli animalisti? Durante le presentazioni non c’è chi viene a contestare?
“Quello che mi dà un piacere immenso è proprio la reazione di chi era preventivamente schierato. Ci sono animalisti che mi scrivono per ringraziarmi. Non me lo sarei mai aspettato. In effetti, credo che quando si affrontano temi forti è difficile che ci sia chi resta indifferente. Eppoi forse molti hanno capito che c’era qualcosa che non sapevano fin dalla dedica. Il libro è dedicato a chi alleva questa specie di tori, una specie antichissima e che sarebbe altrimenti estinta. Gente che lavora duramente da mattino a sera, spesso per pochissimi soldi. È la passione di un paradiso naturalistico a prevalere. Pochi sanno che gli allevamenti di tori selvaggi sono vere e proprie riserve dove s’incontrano cervi, pernici, lepri a ogni pie’ sospinto. Riserve incontaminate perché i guardiaparchi sono spietati. I guardiaparchi sono i tori: ammazzano qualsiasi intruso”.
 

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