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Le interviste di Tony Face: Enrico Mutti

Enrico Mutti, piacentino nei momenti di riposo, di professione manager. Ha Fondato 14 anni fà l’agenzia di concerti Mac Mac organizzando centinaia di tour in Italia per artisti quali Daft Punk, The Chemical Brothers, Gotan Project, Kruder & Dorfmeister. 

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Enrico Mutti, piacentino nei momenti di riposo, di professione manager. Ha Fondato 14 anni fà l’agenzia di concerti Mac Mac organizzando centinaia di tour in Italia per artisti quali Daft Punk, The Chemical Brothers, Gotan Project, Kruder & Dorfmeister. Da circa 3 anni si occupa solo di management insieme al suo socio Paul Sears (Spaceship Management). Negli anni passati a Piacenza ha organizzato decine di concerti ed eventi tra i quali Manu Chao, Emir Kusturica & Non Smoking Band e un mitico capodanno in Piazza Cavalli con la Kocani Orkestar.
 
1) Ci puoi spiegare in dettaglio in cosa consiste il tuo lavoro, piuttosto particolare e anomalo

Sono ’semplicemente’ un manager di musicisti. In sintesi mi occupo di tutto quello che c’è ’dietro’ un artista: trovare l’etichetta giusta, l’editore musicale, la cura dell’immagine (video, interviste, utilizzo social network ,etc), la scelta dell’agente che lo rappresenta per gli spettacoli dal vivo, i contratti discografici etc etc.
Curo per lui i rapporti con tutti i soggetti coinvolti nella sua carriera e pianifico strategie per ottenere i migliori risultati possibili in termini artistici ed economici.
Insomma, quello che in tempi e modi diversi hanno fatto gente come Malcom McLaren e Peter Grant… 
 
2) Ci sono molti imprenditori costretti ad investire cifre importanti per l’avviamento di un’attività. Sembra che in questo caso l’investimento iniziale possa essere relativamente modesto. E’ vero ?
Se parli di investimenti economici, sono cifre modeste: un computer, una connessione internet (anche se quando ho iniziato le mail le avevano in pochi e si comunicava ancora via fax…) e, ahimè, un cellulare o meglio come si chiamano oggi, uno smartphone.
Ma l’investimento più grande è la rete dei contatti utili al lavoro, e questa arriva in anni di esperienza e soprattutto la credibilità. 
 
3) Prima da spettatore poi da operatore del settore hai potuto osservare in prima persona il cambiamento dei gusti del pubblico nel corso degli anni. Cosa ci puoi dire al proposito?
Se ti devo dire la verità, quando ho iniziato come spettatore (parliamo degli anni ’80 e ’90) amavo e seguivo il cosiddetto ’rock underground’. Eravamo qualche centinaio in Italia a seguire un certo tipo di musica, a comprare certi dischi ed andare vedere quelle band dal vivo. Un’esempio su tutti: il primo tour in Italia dei Nirvana…sai di cosa sto parlando perchè c’eri anche tu. Un concerto incredibile al Bloom di Mezzago, eravamo in 200 spettatori al massimo, a fine serata siamo stati a chiaccherare con Kurt Cobain in tutta tranquillità. Due anni più tardi esce ’Nevermind’ e la musica underground non esiste più. C’è il rock ’alternativo’, l’indie rock etc etc., ma l’underground inteso come ’comunità’ sparisce.
Oggi vale tutto, in generale il pubblico medio ascolta più musica e più generi contemporaneamente senza fare troppe distinzioni. Da un lato ci sono molti più fruitori di musica e di conseguenza pubblico più vasto ai concerti, dall’altro molta più superficialità e incapacità a dare un vero contesto a ciò che si ascolta.
Per me Christina Aguilera e i Black Flag sono due realtà completamente diverse, per molti giovani no…ascoltano molto più ’a sensazione’: mi piace o non mi piace. E’ tutto più fluido, del resto questo è il riflesso della ’rete’ di chi ascolta musica davanti ad un computer: puoi scegliere tu il video da guardare, il canale radio da ascoltare, farti la tua playlist…nel giro di qualche mese puoi avere dentro I-Tunes i dischi che tu hai raccolto a fatica in 30 anni!
Capisci che così i valori, i gusti e la percezione della musica sono distanti anni luce tra un giovane di 30 anni fa ed uno di oggi.
 
4) L’Italia come si pone in un ambito di strutture (parlo di locali, organizzazione, festival, etichette, gruppi) in rapporto con l’estero. Siamo ancora molto indietro ?
Locali possiamo essere nella media e ti parlo solo degli spazi, poi quello che c’è dentro è un’altro problema. 
organizzazione: poche ottime professionalità sempre in lotta con una maggioranza di mediocri, pressapochisti se non disonesti.
festival: in Italia siamo proprio indietro, questo grazie a chi gli organizza. Se penso allo sperpero di soldi di un festival come il Jammin che dovrebbe essere il festival più importante italiano…dalla prima edizione ad oggi hanno raso al suolo questo evento nonostante la quantità di denaro dello sponsor. Line up ’costruite’ dietro al solito nome grosso e nulla più, zero atmosfera da festival, e la gente non ci va più. E comunque il pubblico non è così fesso: con un volo low cost oggi vai a vederti Benecassim, Pukkelpop, Pinkpop, Reading, Glastonbury, il Sonar. Gli unici festival italiani degni di questo nome sono quelli piccoli ed indipendenti dove chi li organizza mette vera passione. Cose comunque di nicchia.
Etichette: non pervenute.
Gruppi: ci sono un sacco di ottimi gruppi italiani, il problema maggiore rimane la lingua. Chi si propone cantando in inglese dovrebbe fare un corso serio di dizione e pronuncia. L’inglese cantato da un italiano risulta ridicolo agli anglofoni. Questo ovviamente se ci si vuole proporre all’estero…
 
5) Quali sono i principali nomi che gestisci o che hai gestito ? Quale quello che vorresti avere nella tua agenzia ?
The Bloody Beetroots, Crookers, Congorock, Benny Benassi, Alex Gaudino. Al momento sto bene così.
 
6) Quali sono i nomi più significativi che ha avuto l’opportunità di conoscere durante i tour con i tuoi gruppi ?

Iggy Pop, Nick Cave, Mike Watts, Warren Ellis, Dennis Lyxzén, Mike Patton, M.I.A., Will.I.Am., David Guetta,
 
7) E quali gli aneddoti più particolari che puoi ricordare?

Nick Cave a Perth, che dopo avergli detto che i Bloody Beetroots hanno ottenuto un ’disco d’oro’ per le vendite in Australia mi abbraccia e mi dice, tra il serio ed il faceto: ’Enrico…come si fa a vendere ancora dischi? AIUTAMI!’
 
8) I dieci dischi che ti porteresti su un’isola deserta.

PAOLO CONTE ’AGUAPLANO’
SEX PISTOLS ’NEVER MIND THE BOLLOCKS’
TOM WAITS ’FRANK’S WILD YEARS’
THE CRAMPS ’SONGS THE LORD TAUGHT US’
LED ZEPPELIN ’II’
BAUHAUS ’IN THE FLAT FIELD’
THE STOOGES ’THE STOOGES’
AREA ’ARBEIT MACHT FREI’
NICK CAVE AND THE BAD SEEDS ’TENDER PREY’
PUBLIC ENEMY ’YO! BUM RUSH THE SHOW’

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