Quantcast

Pasquino: “Primarie sì, ma con regole chiare”

Continuano le interviste di PiacenzaSera.it sui problemi del presente guardati da punti di vista particolari. Oggi è il turno del politologo Gianfranco Pasquino che nel lontano '96 venne candidato a Piacenza

Più informazioni su

Continuano le interviste di PiacenzaSera.it sui problemi del presente guardati da punti di vista particolari. Oggi è il turno del politologo Gianfranco Pasquino che nel lontano ’96 venne candidato a Piacenza.

Piacenza si sta avviando verso una nuova fase con la fine del secondo mandato per Reggi. Lei pensa che siano necessarie delle primarie per scegliere il suo successore ?

Quando c’è da scegliere un candidato sindaco e c’è più di un pretendente bisogna fare le primarie. Bisogna però aprire le primarie anche al di là del Partito Democratico e farvi entrare anche chi vuole far parte della futura coalizione di governo. Questo però non basta. Serve anche uno statuto ben scritto che eviti candidature folkloristiche e servono candidati con un minimo di seguito, che sappiano raccogliere almeno 400 – 500 firme.

Quali sono le caratteristiche che un buon candidato dovrebbe avere ?

Serve una persona che conosca bene la città ed il candidato ideale dovrebbe aver fatto una esperienza amministrativa nel contesto piacentino. E’ evidente però che la figura di un professore, di un economista, come nel caso di Vaciago, o di un persona conosciuta in città anche sotto il profilo imprenditoriale, sarebbero una buona scelta. Se hanno il seguito e la volontà per farlo, non bisogna avere preclusioni.

Passando invece ai problemi del nostro paese, pensa che il ritorno al Mattarellum possa essere una soluzione al problema della legge elettorale ?

Ho firmato personalmente per sostenere il referendum, perché il parlamento non avrebbe agito senza questa minaccia alle spalle. Il Mattarellum è senza dubbio migliore del Porcellum, ma è evidente che non ci si può fermare a questo sistema elettorale, che ha dei difetti. Ma per fare diversamente serve una forza politica adeguata, delle conoscenze tecniche in ambito politologico ed una maggioranza solida in parlamento. Purtroppo poi, il centro sinistra rimane lacerato su due opzioni contrapposte anche in questo caso.

E’ secondo lei possibile trovare un accordo in parlamento ?

Non credo proprio, sono convinto anche che la Corte Costituzionale boccerebbe una tale legge per non aver preso in adeguata considerazione le aspettative del corpo elettorale.

Nonostante tutto però, il Porcellum, ha creato una maggioranza chiara alle scorse elezioni.

Non è più così sin dal luglio 2010. Dei deputati eletti con il Pdl molti se ne sono andati con Futuro e Libertà. La maggioranza eletta degli italiani alle scorse elezioni non c’è più e se ne è ricomposta un’altra con la collaborazione dei cosiddetti responsabili, ricompensati con cariche di sottosegretari etc. Non c’è una maggioranza solida, ma una maggioranza “allegramente fluttuante”.

Cosa ne pensa dell’opinione di Panebianco, che ha suggerito qualche settimana fa sul Corriere della Sera, il passaggio al sistema
australiano ?

Non credo molto a queste improvvisazioni o a delle proposte che escono fuori “dal nulla”. Bisogna poi sottolineare che il sistema australiano produce un sistema bipartitico secco.

Se lei dovesse infine scegliere fra proporzionale o maggioritario ?

Ci sono sistemi proporzionali che funzionano, come quello tedesco, e maggioritari che funzionano altrettanto bene, come quello francese. Considerate le caratteristiche del nostro paese, il sistema francese è probabilmente quello più adatto. L’elettore ha la possibilità di scegliere per due volte il proprio candidato ed obbliga i partiti a dichiarare le alleanze prima, aumentando la chiarezza del sistema nel suo complesso.

La crisi economica che stiamo vivendo sta mettendo in discussione non solo l’Italia, ma anche il progetto europeo ?

Non sono convinto che l’Europa sia in declino. Alcuni paesi, tra cui il nostro, devono confrontarsi con dei conti pubblici che sono stati gestiti troppo allegramente. L’Europa rimane il più grande mercato mondiale ed il suo tenore di vita è il più elevato del pianeta, anche rispetto agli Stati Uniti, che hanno molti problemi di povertà in più rispetto al nostro continente. Ci sono chiaramente dei problemi decisionali all’interno dell’Ue, anche per colpa dei governi nazionali. Ma Portogallo e Spagna, che hanno vissuto i nostri medesimi problemi, li stanno superando, mentre invece noi non siamo ancora riusciti a far nulla. L’Italia, bisogna dirlo, sta vivendo un declino non solo economico, ma anche demografico, delle strutture educative. Anche lo stato, come organizzazione, è in crisi.

Esistono dei rimedi ai nostri mali ?

Bisogna prima di tutto rompere il potere delle corporazioni, non solo quello di Confindustria, ma anche di quelle più piccole. Bisogna poi pensare che le tasse vadano sempre pagate e sconfiggere il problema dell’evasione fiscale.  In definitiva  però bisogna veramente investire nell’unico vero fattore di sviluppo, la scuola.

Più informazioni su

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di PiacenzaSera, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.