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Sorprende il ladro e chiama i carabinieri, 60enne in manette

Viene visto mentre cerca di rubare all’interno di un’auto e finisce in manette. E’ successo sabato notte ad Agazzano, quando un giovane  ha chiamato i carabinieri dopo aver notato un uomo armeggiare intorno ad un’auto parcheggiata nelle vicinanze della piazza principale.

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Viene visto mentre cerca di rubare all’interno di un’auto e finisce in manette. E’ successo sabato notte ad Agazzano, quando un giovane del paese ha chiamato i carabinieri riferendo che insieme ad alcuni amici aveva notato un uomo intento ad armeggiare intorno ad una vettura parcheggiata nelle vicinanze della piazza principale.

In pochi minuti giungevano sul posto una pattuglia della Radiomobile di Bobbio ed una della stazione di Agazzano, che anche grazie alle indicazioni del ragazzo rimasto al telefono ad osservare la scena, potevano rapidamente accertare come uno straniero di 60 anni, residente nel piacentino, avesse appena rotto con un arnese da scasso il finestrino di un’autovettura in sosta introducendosi nell’abitacolo con il busto con l’evidente intento di rubare alcuni oggetti custoditi. Vistosi scoperto ed accerchiato, desisteva dal suo intento senza neppure cercare un accenno di fuga.

Dopo una notte trascorsa in caserma a Bobbio, il sessantenne veniva condotto al Tribunale di Piacenza per la l’udienza di convalida al termine della quale l’uomo è stato scarcerato. Nei prossimi giorni sarà celebrata l’udienza.

Riconosciuto dai carabinieri, straniero clandestino in manette

Camminava tranquillamente per le strade di Bettola nonostante su di lui pendesse da alcuni mesi un’ordinanza di espusione. E’ stato però riconosciuto dai carabinieri e arrestato. L’uomo, un cittadino ucraino di 26 anni, è stato fermato domenica sera per un normale controllo spiegando di essere in attesa della fidanzata con la quale avrebbe trascorso la serata. Ai carabinieri, però, non era sfuggito il fatto che, solo pochi mesi prima, alla fine di gennaio, con provvedimento del Prefetto di Piacenza il 26enne, in passato residente in paese, era stato espulso dal nostro Paese. Nei documenti in suo possesso, tuttavia, compariva un cognome diverso da quello conosciuto dai militari. Veniva così accompagnato in caserma per accertamenti: l’uomo, le cui impronte coincidevano senza dubbio con quelle dello straniero già espulso, era rientrato in Italia clandestinamente dopo aver provveduto a sostituire all’anagrafe del luogo di nascita il proprio cognome con quello della madre, così da apparire regolare ad una verifica superficiale. Arrestato, è stato processato per direttissima, condannato alla pena di 8 mesi per immigrazione clandestina e nuovamente allontanato dall’Italia con espulsione immediata.

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