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Teatro, applausi per le storie di ordinario precariato della Fracassi

5 cappotti, 5 storie, 5 precari. Come raccontare storie di ordinario precariato senza risultare banali? C’è riuscita Federica Fracassi, che diretta da Renzo Martinelli, ha ripreso il testo di Aldo Nove “Mi chiamo Teresa” e lo ha trasformato in un poetico racconto teatrale

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5 cappotti, 5 storie, 5 precari. Come raccontare storie di ordinario precariato senza risultare banali? C’è riuscita Federica Fracassi, che diretta da Renzo Martinelli, ha ripreso il testo di Aldo Nove “Mi chiamo Roberta, ho quarant’anni, guadagno 250 euro al mese” e lo ha trasformato in un poetico racconto teatrale. Lo spettacolo è stato riposto ieri sera in un affollatissimo teatro Filodrammatici per la terza serata del festival di teatro contemporaneo.

In poco più di un’ora di spettacolo l’attrice si mette nei panni di 5 giovani precari raccontando la loro storia fatta di instabilità lavorativa e di miseri guadagni. Da una donna 40enne che vorrebbe un figlio ma non sa come mantenerlo a un allevatore sardo schiavo delle grandi aziende del latte, da una giovane siciliana emigrata a Milano in cerca di lavoro come modella al dramma di uomini costretti a lavorare 12 ore al giorno per mantenere la famiglia.

Ma non solo storie lontane. La Fracassi e il suo istrionico fisarmonicista Guido Baldoni raccontano anche la propria esperienza di artisti precari alla costante ricerca di nuove lavori. Poi le luci si alzano e il protagonista è il pubblico della Filodrammatici, dei tanti giovani presenti in sala che come i protagonisti delle storie si trovano in condizioni di precariato perenne.

E se la speranza lascia il posto alla disperazione e alla rassegnazione, l’attrice è brava ad alternare alla tensione del racconto anche l’aneddoto giocoso, l’imitazione di accenti regionali e la parodia satirica di chi “vive il paradiso in terra”. Ma al fondo di ogni cosa rimane una domanda: “Dove sta andando l’Italia?”.

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