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Folgore, i giocatori contro la società: “Sembra una multinazionale”

La lettera di protesta dei giocatori della Folgore contro la scelta della società di esonerare l’allenatore Mirko Sprega. Da ormai due giornate infatti la Folgore è costretta a schierarsi con una formazione composta prevalentemente da giovani della juniores vista la protesta dei giocatori della prima squadra.

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Sono giorni concitati in casa della Folgore, la storica società di calcio dilettanti dell’Infrangibile. Da ormai due giornate infatti la squadra rossonera è costretta a schierarsi con una formazione composta prevalentemente da giovani della juniores vista la decisione dei giocatori della prima squadra di non scendere in campo.

Ma partiamo con ordine. La scorsa settimana la dirigenza della Folgore, una delle società più antiche di Piacenza che oggi milita in seconda categoria, ha deciso di esonerare l’allenatore Mirco Sprega, da anni sulla panchina della squadra rossonera, per motivi tecnici. La scelta del presidente Barbieri e del vice Speroni non è però stata condivisa dai giocatori, che per protestare contro la decisione societaria domenica si sono rifiutati di scendere in campo nella sfida poi persa 7 a 0 contro il Baby Brazil. Una scena che si è ripetuta anche nel turno infrasettimanale giocato ieri, con 13 giocatori della prima squadra ancora fuori; risultato finale 1-2 per la Besurica.

Per ora la squadra è stata affidata al tecnico della juniores Piccinini e lo scontro tra giocatori e società sembra ancora lontano dal risolversi visto che nessuna delle due parti è intenzionata a fare un passo indietro. Per fare conoscere la propria posizione alcuni giocatori della Folgore hanno scritto una lettera nella quale descrivono i motivi della protesta. Ecco il testo:

E’ la storia di una piccola realtà calcistica piacentina. Annidata tra le case del tranquillo quartiere Infrangibile. Una delle poche sopravvissute alle tante fusioni che hanno movimentato il panorama calcistico cittadino negli ultimi anni.
Ma è soprattutto la storia di un gruppo di uomini, di età compresa tra i 19 e i 38 anni, uniti dalla passione per il calcio.
Queste persone si ritrovano la scorsa estate per la consueta preparazione fisica pre-campionato. È un gruppo nuovo, non si conoscono, hanno età, interessi e vite diverse, ma ben presto suggellano un legame sincero e solido che va ben oltre gli obbiettivi sportivi della Società per la quale scendono in campo.
Grazie all’ottimo lavoro estivo del nuovo direttore sportivo e del responsabile tecnico, nasce un gruppo meravigliosamente compatto, che onora i principi base dello sport dilettantistico, quelli per cui un domani ci si ricorderà dei compagni e delle avventure, oltre che dei risultati.
Il gruppo è formato da: 21 giocatori, l’allenatore, il direttore sportivo ed un responsabile tecnico, anch’esso giocatore fino ad un paio di anni fa.
Per far capire meglio al lettore di chi si sta parlando, si precisa che questi ragazzi, a differenza dei giocatori delle concorrenti, accettano di giocare tutti rigorosamente gratis, cioè senza alcun tipo di rimborso spese, accettano di non vedersi messa a disposizione per tempo la struttura d’allenamento promessa (il campo, il corredo ecc.), accettano perché ritengono che ciò che conta è appunto il gruppo, la passione.

Certo, i risultati sportivi in principio non sono positivi, soprattutto quando si va ad incontrare compagini con un monte “rimborso spese” di almeno 50000 euro annui, ma le cose lentamente migliorano, con il lavoro, la fatica, l’affiatamento crescente.
È chiaro che i valori tecnici in campo durante le gare sono palesemente differenti, ma l’impegno e l’applicazione di tutti fa si che il gap quasi si annulli.
Ma eccoci al punto dolente. La società, trattasi di una società che non frequenta lo spogliatoio, che non conosce i giocatori e il rapporto che c’è tra loro, allenatore, direttore sportivo e responsabile tecnico, avara di ambizioni sportive, che non si è evoluta nel corso degli ultimi anni, con l’unico risultato di aver disgregato e disperso la sola risorsa umana e calcistica posseduta, il vivaio.
Al punto da evitare accuratamente di far crescere, tra le fila dirigenziali,  persone nuove che possano un giorno dare continuità ad una realtà che, in quanto di matrice oratoriale, dovrebbe perseguire il nobile scopo di dare un’alternativa di svago ai giovani del quartiere.
Questa Società all’improvviso esonera l’allenatore per mancato raggiungimento di risultati sportivi!!!
La reazione dello spogliatoio è di incredulità e rabbia. Perché contesta la scelta tecnica ma soprattutto le basi, inesistenti, sulle quali è maturata.
Giocatori, direttore sportivo e responsabile tecnico ritengono che la così detta “società fantasma” abbia preso una decisione sulla pelle di persone che nemmeno conosce, per loro stessa ammissione.

Ricorda un po’ la storia di certe multinazionali che acquistano e poi smembrano aziende minori senza preoccuparsi delle persone e delle famiglie che pagano il prezzo delle loro scelte arbitrarie.
Ma qui non siamo nel campo della finanza, qui non c’entrano i soldi, qui siamo nel quartiere infrangibile. In presenza di un gruppo di ciechi conservatori, che non ha capito che deve la sua longevità societaria grazie non all’abilità nella gestione economica, ma grazie a quegli uomini che sono stati i bambini delle giovanili di quella stessa società e che una volta cresciuti hanno voluto dare continuità ad un’esperienza di valore e di valori.
Alcuni rinunciando a trattamenti ecomomici allettanti offerti da altri, altri facendo sacrifici in termini di orari di lavoro, di distanza, di famiglia ecc., per poi sentirsi rimproverare da chi non sa nemmeno chi siano, scarso impegno e scarso attaccamento ai colori.
Ebbene questi uomini hanno detto no.
No all’esonero dell’allenatore.
No alle dimissioni forzate del direttore sportivo e del responsabile tecnico.
Rinunciando così alla prosecuzione del campionato, propendendo per la triste scelta di sacrificare la loro passione domenicale, invece che cedere egoisticamente alla più comoda oppurtunità di portare a termine la stagione “timbrando il cartellino” a discapito della società e dei loro valori condivisi.
A pochi giorni di distanza dai fatti descritti, la F.B.C. FOLGORE, nonostante tutto, conferma le decisioni prese distruggendo così in poche ore ciò che si è costruito in una dozzina d’anni grazie al valore umano, oltre che calcistico, di questi ragazzi.
Lasciamo al lettore le opportune riflessioni con l’ultima puntualizzazione: quei ragazzi/giocatori di cui abbiamo raccontato, difficilmente riusciranno nell’intento di ritrovarsi di nuovo tutti assieme, ma continueranno ad essere degli uomini in quello che faranno e dove lo faranno.

Questi ragazzi siamo noi:
Albertelli, Toloni, Martino, Villa, Benedetti, Bisi, Poisetti, Baggi, Sek, Tassi, D’Aniello, Losi, Gasparini, Fulcini, Taglifichi, Marchini, Bance, Visconti, Bosi, Adamo, Attini.

(foto da folgoreasd.it)

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