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Padre Canovi ad Africa Mission: “Vostra presenza in Uganda è sinonimo di vita” foto

Il religioso comboniano, con una quarantennale esperienza in Uganda, è stato ospite di un incontro promosso dal movimento piacentino

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Ha parlato delle difficili condizioni di vita del Karamoja, l’arida regione nel nord-est dell’Uganda dove ha maturato quarant’anni di esperienza come missionario, padre Marco Canovi, il religioso comboniano che è stato ospite oggi, giovedì 15 dicembre, di un incontro nella sede di Piacenza di Africa Mission – Cooperazione e Sviluppo.

Quella dell’incontro piacentino è stata un’occasione per i volontari di Africa Mission per rivedere una persona da sempre vicina al movimento fondato nel 1972 da don Vittorio Pastori e per confrontarsi sull’attuale situazione nel Paese africano. Padre Canovi, 69 anni, originario della zona di Reggio Emilia, conosce bene infatti l’Uganda, in particolare il Karamoja, dove opera dal 1970, anno della sua ordinazione sacerdotale. Dopo aver lavorato in varie località della regione ugandese, ed essere rientrato per un periodo anche in Italia, continuando però a sostenere anche a distanza la popolazione Karimojong, il comboniano dal 2007 vive e lavora a Matany, a stretto contatto con il laico piacentino Roberto Gandolfi.

Nel corso dell’incontro, il religioso ha parlato dei cambiamenti intervenuti nella regione del Karamoja in tutti questi anni, da quelli negativi, creati ad esempio dalla diffusione del fucile “con l’ebbrezza di potere che esso provoca nell’uomo e che ha prodotto anche su un popolo già di per sé fiero e combattivo come quello karimojong”, a quelli positivi, come la crescita del livello di istruzione e una maggiore valorizzazione del ruolo della donna nella famiglia e nella società.

“Ai cambiamenti positivi – ha detto padre Canovi – ha contribuito certamente anche l’impegno quarantennale di Africa Mission – Cooperazione e Sviluppo. La presenza del vostro movimento in Karamoja è sinonimo di vita. Dopo quarant’anni dal mio primo incontro con don Vittorio in Uganda, oggi sento proprio il dovere, a nome di tutti i fratelli laggiù, di dire grazie a voi per quello che fate e alle vostre famiglie e ai vostri amici che vi hanno sostenuto in tutto questo tempo”.

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