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Confcommercio e Confesercenti: “No alle liberalizzazioni selvagge” foto

“Una liberazione selvaggia che va ad esclusivo vantaggio della grande distribuzione”. E’ fortemente negativo il commento di Unione Commercianti e Confesercenti Piacenza sui provvedimenti contenuti nel decreto “Salva Italia” in merito alla liberalizzazione degli orari dei pubblici esercizi.

“Una liberazione selvaggia che va ad esclusivo vantaggio della grande distribuzione”. E’ fortemente negativo il commento di Unione Commercianti e Confesercenti Piacenza sui provvedimenti contenuti nel decreto “Salva Italia” in merito alla liberalizzazione degli orari dei pubblici esercizi. La posizione comune dei due enti di categoria è stata espressa in un documento condiviso dal titolo “Sulle liberalizzazioni nel commercio”, presentato alla stampa questa mattina.

Secondo il presidente di Unione Commercianti Alfredo Parietti “le liberalizzazioni porteranno solo vantaggi alla grande distribuzione penalizzando ulteriormente i negozi di vicinato; solo la distribuzione organizzata infatti sarà in grado di rimanere aperta 24 ore su 24, 7 giorni su 7”. “Oltre a questo aspetto – prosegue Parietti – si rischia di peggiorare la qualità vita degli operatori che saranno costretti a sacrifici umani non da poco per un ritorno che si preannuncia molto esiguo”.

Il decreto Monti prevede l’apertura “non stop” 24 ore su 24 e la possibilità per i negozi di rimanere aperti anche alla domenica e nei giorni festivi. “Chiediamo prima di tutto che il presidente dell’Emilia Romagna Errani prenda una posizione visto che il commercio è materia di competenza della Regione – sottolinea Arzani di Confesercenti – Chiediamo inoltre di mettere in stand-by la riforma e aprire un tavolo di contrattazione con le categorie in modo da avere orari di lavoro decenti, attraverso un criterio di apertura suddivisa per zone e turnazioni”.

Unione Commercianti e Confesercenti però non si dichiarano contro le liberalizzazioni in generale, come spiega il direttore Struzzola: “Le liberalizzazioni fanno bene al mercato, ma queste del commercio non risolvono le crisi. Per dare più fondi ai cittadini bisogna aprire al mercato altri tipi di attività, come le poste, le banche, gli energetici. Inoltre, al posto di regolarizzare alcuni aspetti secondari delle promozioni, come le raccolte-punti, il governo avrebbe dovuto impedire le vendite promozionali in prossimità dei saldi, che sono e devono rimanere promozioni di fine stagione”.

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