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Contribuenti, a Piacenza uno su cinque “non è congruo” secondo il Fisco

Il 19,7% dei contribuenti a Piacenza non raggiungono i risultati economici che il Fisco si aspetterebbe e rischiano di finire sotto controllo. A dirlo è "Il Sole 24 Ore" che questa mattina pubblica una serie di classifiche relative al numero di attività non in linea con gli studi di settore

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Il 19,7% dei contribuenti a Piacenza non raggiungono i risultati economici che il Fisco si aspetterebbe e rischiano di finire sotto controllo. A dirlo è “Il Sole 24 Ore” che questa mattina pubblica una serie di classifiche relative al numero di attività economiche (negozi, aziende, professionisti) che non sono in linea con gli studi di settore redatti dal Fisco e relativi all’anno di imposta 2009.

A livello complessivo (cioè sul totale dei contribuenti) Piacenza si piazza al 70esimo posto in Italia con un percentuale di “non congrui” del 19,7%. Nel dettaglio, i singoli professionisti oltre ad essere i più numerosi (nella provincia di Piacenza sono oltre 11mila) sono anche quelli che si avvicinano di più agli studi di settore del Fisco con il 17,7% di “non congrui”; stessi risultati anche per le società di persone (17,4%) .

Spa e Srl sono invece più lontani dai valori considerati conformi dal Fisco, oltre il 30% delle società risulta non in linea. Numeri che rispecchiano la situazione nazionale dove le società di capitali risultano essere i soggetti dove la percentuale di non congrui raggiunge il livello massimo: di fatto, quasi uno su tre.

“Sarebbe semplicistico e sbagliato fare un’equazione diretta tra non congruità ed evasione fiscale – scrive Il Sole – Piuttosto, si tratta di un indizio che può far scattare ulteriori approfondimenti. E del resto non si può affermare che sia tutto in regole neanche la dove tutti (o quasi) sono in linea con gli studi di settore”. Tre le diverse categorie i professionisti, soprattutto contabili, geometri e avvocati,  sono i più vicini ai livello dettati dal Fisco mentre tra i più lontani ci sono, tra gli altri, i negozi d’abbigliamento e di calzature e i servizi d’informatica. “Ad ogni buon conto – conclude Il Sole – ora il Fisco ha una carta in più da giocare per scoprire se dietro la non congruità si nasconde veramente l’evasione fiscale: l’incrocio con i dati dei conti correnti, previsto nel decreto salva-Italia”.

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