Crisi a “La Cronaca”, fine del pluralismo di Stato. IL COMMENTO

Il commento di Mauro Ferri direttore di PiacenzaSera.it alla crisi de "La Cronaca"

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Il quotidiano di Piacenza “La Cronaca” sospende le pubblicazioni (LEGGI QUI). Il commento di Mauro Ferri, direttore di PiacenzaSera.it

Scrivere qualcosa sulla sospensione de “La Cronaca” non è facile. Innanzitutto perchè sono coinvolti colleghi che sono anche amici, giovani giornalisti con i quali in questi anni ho condiviso il percorso professionale e le difficoltà di esercitare questo mestiere in una città di provincia dominata dal quotidiano-istituzione “Libertà”. A loro va naturalmente la solidarietà di tutti noi di PiacenzaSera.it, che oltre ad essere giornalisti siamo anche editori di noi stessi. Certo che di solidarietà ne hanno ricevuta molta in queste ore, e immagino che nella loro condizione, ormai non sappiano più che farsene… 


Anche per questo non intendo girare intorno alla questione: alla stima e alla vicinanza umana per gli amici, non posso associare alcuna solidarietà al progetto e alla linea editoriale che ha permeato “La Cronaca” in questi anni. Ci siamo chiesti più volte, all’interno della nostra redazione e tra i soci della nostra piccola cooperativa editoriale, che senso avesse per un giornale lo stare in piedi soltanto grazie ai generosi contributi di Stato (i contributi previsti dalla legge per l’editoria ora soggetti a una profonda revisione). Che senso avesse nell’era di internet, in un mercato editoriale che in questi anni si è completamente trasformato, garantire questa sorta di pluralismo di Stato, che altera la concorrenza e danneggia le nuove testate che faticosamente si sono conquistate uno spazio (come PiacenzaSera.it) senza ricevere un euro di sostegno pubblico.

Nata 10 anni or sono come alternativa alla “Libertà” (allora si chiamava “La Voce”), “La Cronaca” in questi anni si è rinchiusa in una nicchia politica e culturale troppo angusta e soprattutto non ha acquisito quell’autorevolezza che non deriva certo da una presunta neutralità (alla quale non ho mai creduto nel giornalismo), ma dal coraggio e dall’autonomia. In una domanda: come si fa a spacciarsi per liberali, magari dando anche qualche lezione agli altri, quando si vive grazie agli aiuti dello Stato?

Non ho titoli per dare alcuna lezione ai colleghi-amici de “La Cronaca”. Fare il giornalista in un paese dove l’accesso alla professione è bloccato e dove il mercato del lavoro è più che mai diviso tra “supergarantiti” e “precari” è sempre più complicato. Speriamo che le liberalizzazioni di Monti arrivino anche nel nostro settore: mi auguro che gli amici de “La Cronaca” non perdano la passionaccia per questo mestiere, e pure il coraggio.  

Mauro Ferri
 

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