Dall’Acuto a PcSera. Intervista ad una ragazza madre

Prosegue con questo articolo la collaborazione tra L’Acuto online (http://acuto.wordpress.com) e PiacenzaSera.it. L’Acuto è il giornale del liceo Gioia di Piacenza che da qualche tempo ha un’appendice telematica, un po’ blog e un po’ giornale. Noi abbiamo deciso di aprirgli uno spazio... leggere per credere l’articolo qui sotto.

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Prosegue con questo articolo la collaborazione tra L’Acuto online (http://acuto.wordpress.com) e PiacenzaSera.it. L’Acuto è il giornale del liceo Gioia di Piacenza che da qualche tempo ha un’appendice telematica, un po’ blog e un po’ giornale. Noi abbiamo deciso di aprirgli uno spazio… leggere per credere l’articolo qui sotto.

Appena entrata in casa trovo ad accogliermi un piccolo triciclo giallo e blu. Sul divano della sala c’è un manubrio giocattolo con tasti luminosi e “rumorosi”. Sarah, mia cara amica, accore a salutarmi con, in braccio, un fagottino sorridente. Subito mi dice che Manuel ha appena scoperto come si ride e ora non fa altro. “Gli dici che è ora di cambiarsi il pannolino e ride, gli ricordi scherzosamente che ormai si va a letto e di nuovo ti ride un faccia. Mi colora la giornata”.

Andiamo in camera sua e, mentre lei rassetta e segna gli appuntamenti dal pediatra, le spiego il motivo della mia visita. Mi dice che sono già la seconda persona che le chiede una piccola intervista e, curiosa, si siede accanto a me esortandomi a cominciare.

Come ti sei sentita appena hai scoperto di essere in dolce attesa?

Ero sola quando l’ho scoperto e all’inizio mi sono sentita persa: è una scoperta strana da fare a diciassette anni e non sapevo bene cosa dovevo fare.

Qual è stata la prima persona a cui l’hai detto?

Per prima l’ho detto a mia madre, più che altro perché è stata la prima persona che ho visto e sapevo che lei mi avrebbe detto le cose giuste e avrebbe saputo come consolarmi perché ero molto impaurita e non propriamente felice.

Quando hai cominciato ad esserne felice?

Quando ho fatto la prima ecografia perché a quel punto ho capito che era una cosa reale, avevo davvero una piccola vita dentro di me.

Il tuo ragazzo quando l’ha saputo?

Mezz’ora dopo mia madre. Gliel’ho detto per telefono e lui.. (Sarah sorride con gli occhi persi altrove) Lui era come sconvolto. Era sul lavoro e non aveva parole, insomma in questi casi non ci sono mai parole adatte. La sera è venuto qua e ne abbiamo parlato a lungo, gli ho esposto anche l’idea di abortire ma lui non era d’accordo. Nessuno era d’accordo e dentro me sapevo che se l’avessi fatto me ne sarei pentita per tutta la vita.

Le tue amiche cos’hanno detto?

Loro non mi hanno giudicata. Erano veramente felici e mi hanno detto che tenere questa creatura è stata la scelta più matura che potessi fare.

E’ stata una gravidanza con problemi?

Ho avuto un piccolo problema alle anche per colpa del peso, ma penso che l’abbiano avuto tutte le donne in gravidanza. Al momento del parto, però, all’ultima spinta il bambino ha fatto la cacca nel liquido amniotico e, per un secondo, l’ha bevuta. E’ stato messo subito sotto antibiotici, una cura durata per poco più di una settimana. Ora, per fortuna, è tutto a posto.

Il nome quando e come l’hai deciso?

E’ stato difficilissimo, credimi. Penso che dare il nome a un essere vivente sia una grande responsabilità e io non volevo sbagliare nulla. Ho pensato soprattutto alla lunghezza, pensavo a qualcosa di corto siccome già il cognome è interminabile! Un giorno sono uscita con un paio di amiche e discutendone ci è venuta l’idea di cercare qualche nome sulla rubrica del telefono. Mi sono soffermata a lungo su “Manuel”: corto, non troppo antico e soprattutto impossibile da abbreviare. Perfetto!

Con la scuola come hai fatto?

Avendo partorito il 15 settembre ho perso poco tempo; il 9 ottobre ero già tornata a scuola. I professori sono stati comprensivi, molto gentili e mi hanno lasciato tutto il tempo necessario per recuperare. Più che altro mi dispiaceva lasciare Manuel a casa. Con lo studio è “semplice”, quando il bambino dorme io studio. Poi ci sono nonna Silvia e gli zii Simone e Stefano che aiutano sempre.

Il tuo ragazzo è venuto a vivere da voi?

Si, da aprile ad agosto è rimasto con noi. Poi ha avuto una piccola discussione con mia madre allora ha cominciato a frequentarci meno. Comunque viene quasi ogni sera a dormire qua per darmi una mano le poche volte che Manuel si sveglia di notte. Devo ammettere che è veramente un bravo bimbo.

Quanto è cambiata la tua vita da quando Manuel è venuto al mondo?

Già dai primi mesi ho dovuto imparare a pensare per due. Smettere di fumare, mangiare sano, abituarmi a comprare meno magliette e più pannolini (ride). Ora esco meno la sera, sto attenta alla temperatura quando lo porto a fare un giretto al parco e ho anche acuito l’udito per accorgermi quando si sveglia. Come ho detto prima però, questo miracolo mi colora ogni giornata.

A quel punto Manuel si fa sentire: è finalmente arrivata l’ora della “pappa”. Li lascio soli nella loro intimità di madre e figlio. Saluto, ringrazio di cuore Sarah per la disponibilità e mi avvio alla porta.

Elena Fermi

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