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Consiglio diocesano Nascono i referenti parrocchiali

Il Vescovo Gianni Ambrosio: "Corresponsabilità tra preti e laici nella vita delle parrocchie"

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Negli scorsi anni la diocesi si è data un assetto pastorale nuovo con l’avvio nel suo territorio dei sette vicariati e delle unità pastorali (inizialmente 40, oggi 36). Ora si trova ad affrontare un passaggio importante dando il via alla figura dei “referenti” nelle piccole parrocchie. “Nuovi protagonisti nelle unità pastorali” li definisce un documento di lavoro presentato al Consiglio presbiterale diocesano oggi, giovedì 1° marzo dal vicario generale mons. Giuseppe Illica. La seduta, coordinata da don Giuseppe Basini, era presieduta dal vescovo mons. Gianni Ambrosio.

 Il Vescovo ha sottolineato che l’avvio dei “referenti” permette di realizzare la corresponsabilità tra preti e laici nella vita delle parrocchie. Il loro avvio – ha precisato il Vescovo – non nasce semplicemente da necessità funzionali (ad esempio, l’aprire o il chiudere la chiesa), ma dal progetto di far crescere la maturità delle comunità parrocchiali coinvolgendole in prima persona in questo percorso. La scelta dei “referenti” – ha proseguito – deve compiersi in un clima ecclesiale: occorre, come nel caso di ogni ministero, una “chiamata” di Dio, la condivisione da parte delle persone della vita della Chiesa, la capacità di collaborare con gli altri e la volontà di testimoniare Dio nella vita di ogni giorno.

 
Il documento illustrato dal Vicario generale

Mons. Illica ha illustrato sul piano pratico la figura del referente, i cui compiti sono stati precisati nei mesi scorsi in diversi momenti di confronto in particolare con i vicari territoriali. Testi fondamentali di riferimento, oltre al Sinodo diocesano conclusosi nel 1991, l’intervento del Vescovo nel 2011 alla Festa del Sacro Cuore e il documento dello stesso Consiglio presbiterale sulla pastorale della montagna.

I referenti – è bene che in una piccola parrocchia ci sia un gruppo di referenti e non un singolo –ricoprono, a fianco del sacerdote, il compito “di animare la vita cristiana della loro comunità e di rappresentarla”. Il referente – ha puntualizzato mons. Illica – non è solo colui che apre e chiude la chiesa per le celebrazioni, ma colui che è attento ai bisogni delle persone, crea una rete di relazioni ed è attento alla vita della comunità, segue la preparazione delle feste e dei diversi momenti liturgico-pastorali, si prenda cura degli ambienti parrocchiali. L’opera dei referenti permette a una comunità di avere una sua fisionomia. Non è infatti la presenza del campanile che richiede che si celebri la messa, ma il fatto che esista una comunità cristiana. Il Concilio, non a caso, precisa che l’eucaristia è fonte e culmine della vita della Chiesa.

L’impegno di dar vita ai referenti si lega al costruire la vita pastorale attorno ai centri delle unità pastorali verso i quali già converge anche la vita sociale. In questi centri possono prendere il via anche proposte di cammini di fede. Eventualmente nelle unità pastorali, dove il territorio è molto grande, questi centri possono essere anche più di uno.

Dare attuazione al progetto dei referenti – ha aggiunto il Vicario generale – vuol dire tradurre in pratica le linee della Missione popolare diocesana. I referenti nell’unità si incontreranno almeno una volta al mese per momenti di formazione biblico-liturgica e relazionale, per organizzare le attività sul piano liturgico e pastorale, per ritiri, momenti conviviali e di verifica. Il progetto dei referenti va avviato anche nelle piccole comunità in cui è all’opera un sacerdote.

Il gruppo dei referenti diventerà un vero e proprio consiglio pastorale con un ruolo operativo e non solo consultivo. Non sostituirà però i singoli gruppi (catechisti, giovani…). I sacerdoti saranno non più solo coloro che corrono da un paese all’altro per celebrare le messe, ma avranno un ruolo di formatori, animatori spirituali, suscitatori di vocazioni, coordinatori pastorali.

Nel loro lavoro i referenti avranno alcune “figure di appoggio”: i tecnici del luogo che devono lavorare in accordo con i tecnici della Curia vescovile, i formatori anche esterni per problemi specifici o per i momenti forti, un’équipe esterna per l’animazione delle celebrazioni domenicali (con lo scopo di suscitare animatori a livello locale). Questi “aiutanti” potranno appartenere a comunità più grandi e organizzate o ad associazioni e movimenti. Di particolare interesse anche i “gemellaggi” tra parrocchie con la possibilità di utilizzare le canoniche in collina o montagna per le attività, per esempio durante l’estate, delle parrocchie più popolose.

Queste scelte pastorali porteranno le piccole comunità ad essere non semplicemente destinatarie di un aiuto, ma direttamente responsabili e coinvolte nel costruire il loro futuro. Siamo – ha concluso mons. Illica – in un momento nel quale la diocesi può contare ancora su un certo numero di forze, ed è questo il momento per attrezzarci per il futuro.

Gli interventi dei diversi sacerdoti nel corso del dibattito hanno precisato ulteriormente la proposta che ha raccolto un unanime consenso. In particolare, è stato sottolineata l’importanza di un vero rapporto fraterno fra i sacerdoti che accompagni queste nuove scelte pastorali, fraternità che va coltivata a partire dagli anni del seminario. La proposta dei referenti deve potersi muovere nell’ottica di offrire a preti, diaconi e ai laici un progetto pastorale che non sia semplicemente riempire i “vuoti” che si vengono a creare nelle parrocchie. Non è quindi solo una questione organizzativa, ma rappresenta l’occasione per un vero salto di qualità nella nostra diocesi. L’obiettivo è sottolineare la centralità dell’eucaristia, il dono che Cristo ancora oggi fa di sé e che fa nascere la Chiesa; non a caso, è stato sottolineato, nei primi secoli del cristianesimo – in tempi diversi da oggi – a celebrare era solo il Vescovo nella Cattedrale, nelle città, e poi si portava l’eucaristia ai malati nei diversi centri.

 
Gli archivi storici delle parrocchie

Dopo il dibattito sui referenti, don Angiolino Bulla, direttore degli Archivi storici diocesani, ha illustrato il progetto per la concentrazione degli archivi storici parrocchiali conservati in condizioni di rischio. Negli archivi – ha precisato – occorre distinguere tra “archivio corrente” di continua consultazione, “archivio di deposito”, in cui si raccolgono documenti che di tanto in tanto vengono consultati, e “archivio storico” non più consultato per l’attività corrente (in genere, sono i documenti con oltre 70 anni). Ad essere a rischio sono proprio questi ultimi, cioè gli archivi storici, per i quali già il Sinodo diocesano fece l’ipotesi di depositi a forte concentrazione in tre soli sedi, a Piacenza, Bobbio e Bedonia. Questa ipotesi si è ora capito che richiederebbe ampi spazi e una grossa e costosa organizzazione anche per conservarli. Si potrebbe invece pensare – ha detto don Bulla – a concentrazioni territoriali (quindi più ristrette nelle dimensioni) in diversi centri nei vicariati della diocesi. Ed è pensando a questa prospettiva che lo scorso anno gli Archivi diocesani insieme all’associazione Priscilla hanno organizzato un primo corso per preparare gli archivisti parrocchiali.

Gli archivi ecclesiastici – ha precisato don Bulla – sono i luoghi della memoria ecclesiale da conservare e trasmettere, da ravvivare e valorizzare, perché rappresentano il più diretto collegamento con il patrimonio della comunità cristiana. Gli archivi ecclesiastici sono di fatto privati ma il loro trasferimento va comunicato, in base a un’intesa fra il Ministero per i beni e le attività culturali e la Conferenza episcopale italiana, alla Soprintendenza artistica regionale. Dare attuazione al trasferimento degli archivi è un’operazione che va spiegata bene alle comunità nelle sue finalità, sensibilizzandole e coinvolgendole in questa operazione. Al termine, il Consiglio presbiterale si è espresso positivamente su questa iniziativa che andrà ulteriormente precisata nelle sue modalità e nei suoi tempi.

 
Le iniziative in diocesi

Mons. Illica in apertura dei lavori aveva ricordato i sacerdoti defunti nelle scorse settimane, don Francesco Pallastrelli e don Giuseppe Porcari, e aveva indicato i prossimi appuntamenti che coinvolgono la nostra diocesi: in marzo, il 24 la giornata dei missionari martiri e il 25 la giornata di sostegno alle missioni diocesane con i progetti a cura del Centro missionario della diocesi. Il 31, invece, avrà luogo la Gmg a livello diocesano con la consegna delle palme da parte del Vescovo ai giovani nella parrocchia cittadina del Corpus Domini. Sempre per i giovani, ad aprile è in programma una nuova edizione del “Tour de vie” con meta Assisi.

Don Paolo Mascilongo, direttore dell’Ufficio catechistico diocesano, ha illustrato il significato della giornata dei catechisti in programma l’11 marzo a Piacenza e che sarà dedicata al tema dell’iniziazione cristiana, in vista di un convegno regionale che si svolgerà a metà giugno a Bologna. La riflessione s’inserisce in un più ampio percorso di tutta la Chiesa italiana nel rivedere i catechismi e la proposta pastorale dell’iniziazione cristiana con i sacramenti del battesimo, eucaristia e confermazione. La Chiesa italiana – ha detto don Mascilongo – vuole ascoltare catechisti e sacerdoti su come si muove la catechesi nelle parrocchie per capire che cosa occorre cambiare sul piano del metodo e della proposta.

Ha portato il suo saluto al Presbiterale il vescovo mons. Desiderius Rwoma, alla guida della diocesi di Singida in Tanzania. Un sacerdote della sua diocesi, don Jonas Jamhuri Mlewa, collabora attualmente con la parrocchia di San Giuseppe Operaio a Piacenza.

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